Il Signore (Yhwh) davanti all’arroganza del potere umano: Gen 11,5-9

5Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 8Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

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Un solo labbro, un solo potere e contro Dio: Gen 11,1-4

Continua la nostra presentazione del racconto della torre di Babele. Il narratore lo inizia con il tipico incipit favolistico: «E avvenne che…» (waye) richiamandosi a Gen 4,2b.3. La situazione che ritrae è agli antipodi di quella storica sperimentata: siamo ancora nel genere dell’eziologia metastorica. Ecco il testo:

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La torre di babele

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Pieter Bruege, Torre di Babele (Vienna)

Gen 11 apre con il racconto della torre di Babele (1-9), segue la genealogia “lineare” di Sem e di suo figli Arpacsàd che si conclude con la menzione di Terach e dei suoi tre figli Abram, Nacor e Aram (10-26); infine la ripresa della formula «Questa è la discendenza…» rilancia la genealogia di Terach padre di Abram (vv. 27-32) con alcuni ampliamenti.

Per una visione d’insieme

Dopo la grande «Tavola dei popoli» di Gen 10 che ha mostrata armonia tra unità e diversità o «unità nella diversità» ecco che ci si deve scontrare con il progetto dell’umanità, meglio di una sua parte, di eliminare le differenze e di dar vita ad una società monolitica e indifferenziata.

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La tavola dei popoli: Gen 10 – Seconda parte

Il significato della tavola

Il racconto di Gen 10 nonostante la litania dei nomi discendenti dai tre figli di Noè, illustra la messa in opera da parte dell’umanità della benedizione che Dio ha elargito a Noè e ai suoi figli in 9,1.7. Sono proprio i ritornelli ascritti al racconto sacerdotale a insistere sulla crescita dell’umanità e sulla sua diversificazione e diffusione sulla terra1.

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  1. Cf. A. Wénin, Da Adamo ad Abramo o l’errare dell’uomo. Lettura narrativa e antropologica della Genesi. I Gn 1,1-12,4 (Testi e commenti 14), Bologna 2008, 151. []
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