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Quando Israele uscì dall’Egitto
Pubblicato il gennaio 17th, 2010 Nessun commentoPer gli animatori dei gruppi di ascolto. Incontri preparativi di Zelariono Gennaio 2010.
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Elohim, Dio creatore. Terza parte
Pubblicato il dicembre 31st, 2009 Nessun commentoLa domanda che si pone è da dove nasce questa idea di Dio. La prima pagina della Bibbia non è stata la prima pagina scritta. Anzi ci sono ragioni per credere che sia una delle ultima pagina scritte. Si presenta infatti come una elaborazione del popolo di Israele fatta durante l’esilio Babilonese (587-538 a.C.). Questa esperienza e l’incontro con la cultura e la religione mesopotamica hanno spinto gli israeliti a ripensare la loro fede. C’era bisogno di un linguaggio nuovo per rispondere alle sfide del presente. Prosegui la lettura »
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Elohim, Dio creatore. Parte seconda
Pubblicato il dicembre 23rd, 2009 1 commentoOnnipotenza
Tutti i commentatori concordano nell’affermare che il personaggio Elohim di Gen 1 godè di un potere strarordinario nella settimana della creazione. La sua parola è sufficiente per ordinare un mondo e popolarlo. Non c’è nessuna traccia di lotta con altre divinità (mostri, caos) come nei testi mosopotamici (Cf. poema dell’Enuma Elish)! Per rendere ragione al testo occorre cercare di vedere come vi si declina concretamente la potenza di Elohim, quali contorni assume, quali sfumature prende. In realtà, il dominio che Elohim dispiega in questo racconto assume due forme principali. Prosegui la lettura »
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Elohim, Dio creatore. Parte prima
Pubblicato il dicembre 12th, 2009 Nessun commentoLa Bibbia fin dalla prima pagina ci parla di Dio. Lo chiama Elohim (così faremo anche noi) e lo presenta come colui che crea il mondo e l’umanità. Gen 1 lo conosciamo a memoria e questo ci tradisce perché rischiamo di cadere nella tentazione del «già sentito» del «già detto». Ascoltando la prima pagina della Bibbia c’è il rischio di proiettare sul personaggio divino la personale idea di Dio e della creazione. Questo è il modo migliore per tagliare le ali a un testo e rendere la lettura infeconda. Prosegui la lettura »
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Deserto letto di sospiri o alcova d’amore?
Pubblicato il dicembre 7th, 2009 Nessun commentoQuando la Bibbia parla di deserto è sempre bene chiarire in quale accezione lo faccia.
Il deserto si configura come una regione solitaria e arida, in cui la vita è resa difficile dalla scarsità d’acqua e dalla presenza di fiere pericolose. A causa della sua ostilità ambientale, nel deserto la sopravvivenza per l’uomo è impossibile e solo l’agire potente di Dio può assicurare la sua esistenza. Nel suo secondo discorso del libro del Deuteronomio, Mosè ripercorre gli avvenimenti che hanno visto protagonista Jhwh in favore del popolo; la tappa del deserto viene ricordata affinché il popolo non dimentichi mai più che solo grazie alla forza di Dio è riuscito a superare le condizioni ostili che il deserto presentava:
«Il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da non dimenticare il Signore, tuo Dio che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima» (Dt 8,14-15).
Il deserto esprime, poi, la condizione disagevole dalla quale Israele è liberato dall’agire potente e premuroso di Dio. È ancora Mosè a riconoscere questa azione potente nel suo canto di fine vita:
«Egli lo trovò in una terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio» (Dt 32,10).
La tradizione profetica evoca il deserto più come una «condizione» che come un luogo. È il tempo a cui richiamare Israele, perché allora il popolo faceva affidamento più su Dio che sulle proprie capacità, e si lasciava condurre da Lui. Osea fa parlare Jhwh come uno sposto tradito che, tuttavia, non cede all’odio nonostante la ferita sia profonda. Egli invece si impegna a ricondurre Israele, sposa infedele nel deserto, perché possa sbocciare nuovamente l’ardore del primo amore:
«Perciò ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto» (Os 2,17-17).
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La morte di Jhwh e la sua rinascita: l’esilio babilonese
Pubblicato il novembre 28th, 2009 1 commentoEsilio babilonese
La caduta di Gerusalemme, la sua distruzione come quella del tempio di Jhwh, la fine della monarchia e la deportazione degli abitanti di Giuda (le classi dirigenziali) in Mesopotamia, provocarono un trauma che a noi è difficile immaginare. Gli avvenimenti intercorsi negli anni 597587 portarono alla distruzione dei pilastri su cui all’epoca della monarchia si era retto il culto di Jhwh, Dio nazionale: Prosegui la lettura »
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Alla scoperta di Jhwh unico Dio
Pubblicato il novembre 21st, 2009 3 commentiL’Antico Testamento, scrittura sacra per l’ebraismo e prima parte della Bibbia cristiana, è una testimonianza sul solo e unico Dio, che ha creato il modo, che lo conserva e che lo condurrà alla sua meta finale.
La Bibbia ebraica si presenta quindi come un documento monoteista. La sua fede monoteistica può essere sintetizzata da quanto Deteronomio 6,4 afferma:
«Ascolta, Israele: il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore»
Ma non è sempre stato così in Israele. Infatti l’acquisizione monoteista è frutto di un lungo percorso storico. I suoi indizi sono reperibile nello stesso Antico Testamento e ci mostrano che per molti secoli Jhwh non era l’unico Dio accettato e conosciuto in Israele.
Restiamo sempre all’interno del Deuteronomio. Nella versione primitiva del «cantico di Mosè», Dt 32, al v. 8 leggiamo:
Quando l’Altissimo (El Eljon) divideva le nazioni,
quando separava i figli dell’uomo,
egli stabilì i confini dei popoli
secondo il numero dei figli d’Israele.
Perché porzione di Jhwh è il suo popolo,
Giacobbe sua parte di eredità.Stando a questo testo il capo degli dèi, di nome El, divide il mondo secondo il numero dei suoi figli e affida i figli di Israele a Jhwh. Troviamo qui il concetto di un pantheon composto da diversi dèi sotto l’egida del gran dio «El».
Nei prossimi due post cercherò di presentare il percorso storico dell’acquisizione monoteistica in Israele. Il primo sarà dedicato al periodo che va dall’inizio di Israele fino all’esilio a Babilonia, 587 a.C; il secondo prenderà in esame l’esilio e il post-esilio. Prosegui la lettura »
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Che razza di nome è Jhwh. Alle origini del nome santo
Pubblicato il novembre 14th, 2009 2 commentiIl Dio dell’Antico Testamento la Bibbia ce lo presenta con un nome proprio. Gli ebrei per rispetto rifiutano di pronunciarlo. Le quattro consonanti che lo formano sono dette tetragramma. Jhwh (tetragramma sacro) è stato sostituito dall’appellativo ‘adonaj (da ‘dwn)* «Signore» (lo si ritrova in parecchie traduzioni della Bibbia, la prima è quella greca della settanta), oppure, nei casi in cui il sostantivo ‘adonaj precede il tetragramma sacro, si ricorre alle vocali di ‘elohim (= Dio) senza che le consonanti relative vengano annotate a margine.
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Il Dio dell’Antico Testamento, Dio della paura
Pubblicato il novembre 11th, 2009 2 commentiIn questi anni, dopo il mio ritorno da Israele, spesso sono stato chiamato a parlare dell’Antico Testamento, commentando passi famosi e molto più di frequentemente quelli meno conosciuti o di più facile presa per un pubblico occidentale.
Ho registrato molte perplessità e spesso idee negative nei confronti del Dio dell’Antico Testamento: in particolare quella di un Dio primitivo, le cui caratteristiche sono la collera, la gelosia, l’arbitrarietà e qualche signora ha messo il evidenza il «machismo». Prosegui la lettura »
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Non si nasce profeti ma si è scelti e mandati
Pubblicato il luglio 11th, 2009 Nessun commentoLa vocazione profetica non è una dono che uno si dà, ma lo si riceve e spesso risulta molto molto scomodo. La vocazione di Amos e il suo messaggio ne sono un esempio.
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele» (Amos 7,12-15).


