Salmo 5. Porgi l’orecchio alle mie parole (seconda parte)

Author: Roberto Tadiello, 13 maggio 2012

«Io» del fedele

Il tempio, proibito agli empi, è ora aperto per il fedele. Egli può entrare e gustare al comunione gioiosa con Dio, mentre all’esterno il male monta vanamente e celebra effimeri successi. Al centro della strofa vi sta la celebrazione dell’assoluta gratuità della fede e della salvezza. Tutto è ricondotto a due attributi specifici di Dio: hesed e sedeqah.

Hesed ricorre nel salterio 127 volte e indica amore, passione, tenerezza, misericordia e fedeltà e si concretizza nelle relazioni dell’alleanza e negli interventi liberatori di Dio operati nella storia della salvezza. Sedeqah, reso con giustizia, non fa riferimento a quella forense, ma esprime l’attenzione benevola di Dio che, come padre, non abbandona i suoi figli sulla strada del male. Li guida, invece, verso la salvezza piena. Dio per primo si cura e si interessa dell’uomo. Il salmo 8 lo esprime con un interrogativo poetico: «Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi? e il figlio dell’uomo perché te ne curi?.

Farîd ed dîn ̀Attar, uno dei massimi poeti persiani (1136-1230) si stupiva della cure di Dio così: «Per più di trent’anni camminai alla ricerca di Dio. Quando alla fine di quegli anni aprii gli occhi, mi accorsi che era Lui che mi cercava».

Salmo 5. Porgi l’orecchio alle mie parole (prima parte)

Author: Roberto Tadiello, 6 maggio 2012

Testo

L’invocazione «Al mattino scolta la mia voce» (v. 4) richiama lo sfondo del salmo 3: la preghiera del mattino. La sua tonalità però è quella della supplica contro le amarezze dell’esistenza che proprio al mattino si acuiscono.

Il salmo segue lo schema tripartito della supplica. Incorniciata dall’introduzione (vv. 2-3) e dalla finale (vv. 12-13) la lirica da voce a tre personaggi diversi. Nei vv. 4-7 è di scena il Tu di Dio che rifiuta ogni connivenza e complicità con il male. Nei vv. 8-9 si presenta l’io dell’orante che si sente protetto dalle due virtù divine: il hesed, cioè la fedeltà amorosa di Dio, e la sedeq, la giustizia che salva. Gli empi, i terzi personaggi, sono descritti nel loro comportamento morale e giudicati da un’aspra invettiva (vv. 10-11). Tralasciando l’introito e la finale, fissiamo l’attenzione sul cuore del salmo: i versetti 4-11.
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Salmo 4. Preghiera della sera (terza parte)

Author: Roberto Tadiello, 25 aprile 2012

La conclusione nella parole del salmista diventa autobiografico: una vita serena e felice, deposta nella mani di Dio. La notte scende ma il cuore è colmo di gioia e di speranza e attende il sorgere della nuova alba senza tremore. La pace che prova il salmista è descritta dal Salmo 131,2: «Io ho l’anima mia distesa e tranquilla: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l’anima mia».

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Salmo 4. Preghiera della sera (seconda parte)

Author: Roberto Tadiello, 17 aprile 2012

Il cuore del salmo (vv. 3-7) è un vigoroso appello a scegliere il progetto di Dio e il suo amore, oltrepassando ogni tentazione di sfiducia e di sbandamento.

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Salmo 4. Preghiera della sera (prima parte)

Author: Roberto Tadiello, 11 aprile 2012

Testo

Un’atmosfera di fiducia in Dio traspare in questo salmo notturno. Il salmista si sente in pace coricato e per questo repentinamente prende sonno (v. 9). Egli è testimone privilegiato delle attenzioni di Dio e il suo messaggio di fiducia supera intatto anche l’oscurità della notte. Il Salmo, infatti, ha una venatura di angoscia, resa con il simbolo della notte. Il suo scopo però è quello di evidenziare più nitidamente la gioia della fiducia.

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Salmo 3. Preghiera del mattino (quarta parte)

Author: Roberto Tadiello, 4 aprile 2012

La conclusione (vv. 8-9) è un inno che si apre con l’invocazione: «Sorgi!». È una allusione alla sveglia di Dio dopo il «sonno» del suo silenzio. Il Dio apparentemente sordo e addormentato ora interviene sfoderando tutta la sua energia di giudizio e di salvezza. Il grido «Sorgi!» è anche quello di guerra col quale gli israeliti si lanciavano all’attacco accompagnati dall’arca, segno della presenza di Dio in mezzo a loro (Nm 10,35).

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