Contro il rischio di leggere Gen 2 e Gen 3 come due racconti separati, va detto subito che si tratta di un’unica narrazione per cui devono essere letti insieme. A volerlo fare è come leggere il Signore degli Anelli considerando le sue tre parti come se fossero staccate le une dalle altre. Si può fare, ma la storia risulta monca! Le ragioni di questa unità letteraria sono diverse: il personaggio divino ha un nome composto Yhwh-Dio che nelle traduzioni viene reso con «il Signore Dio»; c’è poi una unità di luogo, tutto si svolge nel giardino di Eden dove ci sono due alberi importanti: quello della vita e quello «della conoscenza del bene e del male»; ci sono poi una serie di ripetizioni che fanno da collegamento tra i capitoli: quella del comando e della pena comminata per la sua eventuale trasgressione (Gen 2,17 e 3,4); quella della conoscenza del bene e del male (2,17; 3,5; 3,22), della nudità e della vergogna (2,25 e 3,7); infine, ci sono gli stessi personaggi in scena: Dio — chiamato «il Signore Dio» —, l’uomo, la donna e gli animali/serpente1.
- Cf. G. Borgonovo, La «donna» di Gen 3 e le «donne» di Gen 6,1-4. Il ruolo del femminino nell’eziologia metastorica, in RSB 1-2 (1994), 77-80. [↩]
L’espressione di Sonnet
1Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. 2Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. 3Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando.