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Il Libro del Profeta Giona
Pubblicato il aprile 24th, 2009 1 commentodi Don Pier Paolo Nava
Il Libro di Giona (= Gn, per brevità) si colloca come quinto dei dodici “Profeti Minori”, situati giusto al termine dell’Antico Testamento; “Minori” per la brevità dello scritto, non certo per l’importanza. Secondo alcuni esperti, Gn venne scritto dopo l’esperienza dell’esilio di Israele a Babilonia (iniziato con il 589 a.C.), probabilmente nel periodo che va dal 400 al 200 a.C. Nonostante la sua posizione nella Bibbia, Gn non è propriamente un libro “profetico”, non veicola cioè la Parola di Dio al popolo mediante la predicazione di un profeta, eccettuata la duplice parola su Ninive (Gn 1,2; 3,4). Nel suo insieme, è il racconto della vicenda di un tale israelita, altrimenti sconosciuto, alle prese con Dio; racconto che assume i contorni di quella che si direbbe una “fiaba edificante”: un racconto cioè ricco di elementi inverosimili, destinato a coinvolgere il lettore e ad offrirgli un insegnamento. Ci fermiamo proprio sui tre elementi inverosimili – inattendibili sui quali il racconto fa perno.
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Ester
Pubblicato il aprile 19th, 2009 Nessun commentodi Anna Maria Del Prete
Ester è la protagonista del libro che porta il suo stesso nome e che insieme a quello di Tobia e di Giuditta costituiscono una trilogia inserita nella Bibbia subito dopo i libri storici. Questo libro ha la caratteristica particolare di avere un testo ebraico assai diverso da quello greco, il quale vi apporta diverse aggiunte tra cui due bellissime preghiere, l’una posta sulle labbra di Ester e l’altra su quelle di Mardocheo [1], suo cugino.
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La carta costituzionale del Deuteronomio
Pubblicato il aprile 15th, 2009 Nessun commentodi don Pier Paolo Nava
Il Deuteronomio (Dt), quinto libro del nostro Pentateuco, si pone come conclusione della vicenda dell’esodo di Israele dall’Egitto: al termine del suo itinerario, Israele si trova alle porte della Terra Promessa e qui Mosè tiene il suo ultimo grande discorso al popolo, che è poi il suo testamento spirituale (così almeno è l’intenzione dell’autore anonimo di questi testi). Così, dopo aver riepilogato per sommi capi le tappe dell’itinerario con gli episodi salienti (Dt 1-4), Mosè trae dalla storia passata l’appello a non dimenticare i benefici ricevuti, e anche alcune preziose lezioni di vita, a partire dal Decalogo (Dt 5-11, ricchi di alta spiritualità). Il resto del libro è costituito quasi tutto dal Codice Deuteronomico (Dt 12-28), cui segue un ultimo discorso – omelia di Mosè (Dt 29-30) e altri materiali fino alla notizia della morte del Patriarca, che avviene in modo impressionante al di fuori della Terra (Dt 31-34).
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Rahab la prostituta Giosuè 2-6
Pubblicato il aprile 13th, 2009 Nessun commentodi Anna Maria del Prete
“In seguito Giosuè, figlio di Nun, mandò due uomini da Sittim per spiare di nascosto, dicendo: Andate, ispezionate il paese e Gerico”. Essi andarono ed entrarono in casa di una donna, una prostituta, chiamata Rahab, e là alloggiarono” (Gs 2,1).
Così inizia la storia di Rahab nel secondo capitolo del libro di Giosuè.
Il libro di Giosuè apre, per così dire, la seconda parte della Bibbia, quella che segue il Pentateuco: i primi cinque libri della Sacra Scrittura che ne costituiscono il fondamento perché contengono la storia dell’alleanza che Dio fa con il popolo eletto al quale promette la Terra in cambio della sua fedeltà: io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Una fedeltà che significa fiducia, abbandono, obbedienza, requisiti fondamentali per conservare quella libertà che il Signore gli ha donato, liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto.
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In Principio il Cristo Risorto
Pubblicato il aprile 12th, 2009 Nessun commentodi Don Pier Paolo Nava
“Se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dei morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1Cor 15,12-14).
Con il suo solito stile incisivo, l’apostolo Paolo ci parla dell’importanza decisiva della Pasqua, che abbiamo rivissuto da poco, come unico fondamento della fede cristiana. Con la Pasqua, l’anno liturgico ci ha riportati alle sorgenti della realtà cristiana: essa non consiste in una ideologia, paragonabile ad altre, e nemmeno in una cultura che farebbe del nostro popolo un “popolo cristiano” (ammesso che lo sia o lo sia mai stato). Il cristianesimo è anzitutto la persona di Gesù di Nazareth, con la sua vicenda (culminata negli eventi della Pasqua) di cui al-cune persone sono diventate i testimoni oculari e “auricolari”, in una catena che procede, per così dire, di bocca in orecchio da circa duemila anni. Su questa vita, culminata nella Risurrezione, si basa la fede del cristiano e il conseguente appello alla vita secondo il Vangelo.
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Il Sabato Santo
Pubblicato il aprile 11th, 2009 Nessun commentoIl significato di questo giorno che la Chiesa definisce «di grande silenzio» è bene espresso dalla seconda lettura dell’ufficio delle letture del Sabato Santo chi di seguito riportata.
Da un’antica «Omelia sul Sabato santo».
Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
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Venerdì Santo
Pubblicato il aprile 10th, 2009 Nessun commentoLa Passione secondo Giovanni: esaltazione del Figlio.
La proclamazione della Passione secondo il quarto vangelo è il centro della liturgia della parola del Venerdì Santo. Il testo evangelico, di rara intensità drammatica, fornisce accurate indicazioni per entrare nell’«ora» di Gesù. Egli infatti, «sapendo che era venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine (Gv 13,1).
La pericope evangelica si suddivide in tre movimenti:
- l’arresto di Gesù e l’interrogatorio presso Anna (Gv 18,1-27);
- il processo davanti a Pilato (18,28-19,16a);
- la crocifissione, morte e sepoltura (19,16b-42).
La trama segue quella dei vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), anche se Giovanni omette una serie di particolari in essi presenti e ne introduce altri che esprimono la sua prospettiva teologica: l’evangelista dà importanza all’atteggiamento regale di Gesù al momento della cattura, all’interrogatorio del sommo sacerdote, con il quale si intrecciano i tre rinnegamenti di Pietro, e conferisce ampio sviluppo al processo davanti a Pilato. Anche la scena della crocifissione in Giovanni ha dei tratti originalissimi: lo screzio dei sacerdoti contro Pilato per la dicitura dell’iscrizione da lui apposta sulla croce (19,19-22); la presenza di Maria, madre di Gesù, e del discepolo prediletto ai piedi della croce (19,25-27); il colpo di lancia che fa scaturire sangue e acqua dal costato (19,31-37); Nicodemo che compare, con oli profumati, a fianco di Giuseppe d’Arimatea (19,39).
Il Gesù di Giovanni è all’insegna della regalità, dell’«esaltazione-elevazione». Egli sale sulla croce come un sovrano, per esercitare un potere di vita e di salvezza. Il tema della regalità è centrale nel processo davanti a Pilato, segnando la distanza tra la sovranità-regalità di Gesù e il potere del funzionario romano, simbolo di ogni potere. Già nel giardino dell’arresto, Gesù, pienamente consapevole di quanto accade e padrone della situazione, si presenta alle guardie che lo cercano per arrestarlo con un: «Io sono!», che riprende la rivelazione del Nome di Dio a Mosè sul Sinai (Es 3,14). È in Gesù che Dio si fa presente. La Passione viene così posta sotto il segno della regalità di Dio, manifestazione della regalità dell’amore che si dono sino al culmine, vittorioso su ogni situazione ostile.
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Giovedì Santo
Pubblicato il aprile 9th, 2009 Nessun commentoDio nel suo discorso a Mosè (prima lettura) affermava: oggi sia per voi il primo mese dell’Anno. Il Signore stabilisce un tempo nuovo per il popolo di Israele. Un tempo nuovo che non inizia con un evento: decima piaga, attraversata vittoriosa del Mar Rosso. Un tempo che inizia con un rito, un memoriale destinato a far memoria di un evento di salvezza (morte dei primogeniti, passaggio del mare). La reiterazione del memoriale-rito diventa quindi l’entrare perenne nel tempo nuovo, in quel primo mese dell’anno. Il memoriale dell’eucaristia che si inserisce in questa tradizione, diventa allora il memoriale che inaugura il tempo nuovo (il primo mese) e perpetua nel qual tempo questo tempo nuovo, lo reitera nel tempo degli uomini. Ogni eucaristia domenicale è questo tempo nuovo che si apre nel tempo del credente e della comunità credente.
Questo tempo nuovo esige un atteggiamento nuovo, uno stile di vita confacente al tempo nuovo. Ecco il vangelo di questa Eucaristia in Cena Domini. E’ il tempo in cui il Maestro e il Signore (e dite bene perché lo sono), deposte le vesti, lava i piedi. Gesù sancisce con questo segno non solo un tempo nuovo ma un mondo nuovo di rapporti. Rapporti tra Dio e Uomo e tra uomo e uomo.
Rapporti nuovi tra Dio e uomo perché il Maestro e il Signore (= Dio) si china e lava per primo i piedi all’uomo, cosi lo riconosce e lo ri-costituisce signore: lo re-integra in quella signoria che l’uomo aveva perso con la sua disobbedienza (Gn 3).
Rapporti nuovi tra uomo e uomo, la verità dei quali è lavarsi i piedi vicendevolmente: riconoscere nel fratello il proprio signore, l’ospite atteso e da onorare (questo è il senso del rito della lavanda dei piedi nel mondo antico). Nella signoria di quel fratello o prossimo che onoriamo risplende quella di Cristo. Il fare secondo quanto lui ha fatto è per ogni cristiano il re-iterare nella vita quanto si celebra nell’eucaristia.
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Rebecca
Pubblicato il aprile 3rd, 2009 Nessun commentodi Tadiello Roberto
La storia di Rebecca, narrata con uno stile letterario solenne, fa da conclusione alla saga di Abramo. Nella sua vecchiaia, Abramo decide che Isacco, il figlio della promessa, non si sarebbe sposato con una delle figlie dei cananei (Gen 24,3). La ricerca di una fidanzata per Isacco diventa per Abramo l’ultima missione che affida al suo servo di fiducia. Il nome del servo non è menzionato in questo capitolo ma si pensa sia Eliezer di Damasco nominato come maggiordono da Abramo nel capitolo 15. Il fidanzamento dovrà avvenire per procura perché Isacco non lascerà mai la tenda paterna. Abramo non vuole che suo figlio parta e questo per vari motivi: la sua nascita tardiva dopo gli anni passati nell’attesa che la promessa di un discendente si compisse, l’episodio del sacrificio del figlio prima richiesto e poi fermato dall’angelo (Gen 22); inoltre Abramo ha da poco sepolto Sara, sua moglie, nella caverna di Macpela ed è ancora addolorato per la sua scomparsa.
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Paolo, servo di Cristo Gesù (Filippesi 1,1-16)
Pubblicato il aprile 2nd, 2009 Nessun commentodi Alessandro Carollo
Paolo «servo»
Le prime righe della Lettera ai Filippesi (1,1-2) contengono — come tutte le altre lettere di Paolo — la presentazione dei mittenti e dei destinatari, assieme al saluto («grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e del Signore Gesù Cristo»: v. 2).
Paolo e Timoteo si presentano come «servi di Cristo Gesù»: il termine doulos – servo non deve essere inteso solamente nel senso negativo, come se i due Apostoli si definissero quali schiavi, sottomessi all’autorità di un Dio un po’ padrone e un po’ despota, privi della loro libertà e costretti ai lavori più degradanti. Si deve pensare piuttosto ad alcuni testi dell’Antico Testamento, dove le persone più care a Dio vengono designate con il termine “servo” (‘eved in ebraico): si tratta di un titolo onorifico, che indica non soltanto un rapporto di servizio, ma che designa in particolare la persona che assume una certa carica onorifica, come i funzionari più stretti del re (cfr. 1Sam 29,3). Anche il termine “ministro” deriva dall’equivalente latino che significa “servitore”. «Servo» evidenzia la dimensione relazionale tra chi comanda e chi obbedisce; è il caso di Mosé, che la Scrittura designa come l’amico con cui Dio parla faccia a faccia (cfr. Es 33,11) e ugualmente come «servo di Dio» (Dt 34,5). Anche altri grandi personaggi dell’AT sono detti «servi»: Davide (2Re 7,5), Abramo (Sal 104,42), Giacobbe (Is 48,20) o i profeti (Am 3,7; Ger 25,4).


