La genealogia di Adamo

Il capitolo quindi della Genesi è un ritorno all’inizio ma leggiamo il testo:

Enoc1Questo è il libro (sefer)) della discendenza di Adamo (ʾādām). Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; 2maschio e femmina li creò, li benedisse e diede loro il nome di uomo nel giorno in cui furono creati. 3Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set. 4Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. 5L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.
6Set aveva centocinque anni quando generò Enos; 7dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie. 8L’intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.
9Enos aveva novanta anni quando generò Kenan; 10Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie. 11L’intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.
12Kenan aveva settanta anni quando generò Maalalèl; 13Kenan, dopo aver generato Maalalèl, visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie. 14L’intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.
15Maalalèl aveva sessantacinque anni quando generò Iered; 16Maalalèl, dopo aver generato Iered, visse ancora ottocentotrenta anni e generò figli e figlie. 17L’intera vita di Maalalèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.
18Iered aveva centosessantadue anni quando generò Enoc; 19Iered, dopo aver generato Enoc, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. 20L’intera vita di Iered fu di novecentosessantadue anni; poi morì.

Il vocabolo ʾādām è senza articolo perché il narratore lo intende come nome proprio, mentre il termine sefer «libro» non sta ad indicare il libro come lo intendiamo noi, ma qualsiasi superficie possa essere utilizzata scrivere 1)G. von Rad, Genesi (Antico Testamento 2/4), Brescia 1978, 84 e F.M. Cross, Canaanite Myth and Hebrew Epic. Essays in the history of the religion of Israel, Cambridge MA 1973, 302, pensano che P abbia attinto da un libro delle genealogie. Per altri studiosi come C. Westermann, Genesis 1-11. A commentary (Continental Commentary), I, Minneapolis 1984, 355, invece sefer fa riferimento al semplice «ricordo» o «memoria»..

Al lettore attento non sfuggirà che le prime parole di questo capitolo richiamano quelle di Gen 1,27:

27a. Dio creò ʾādām a sua immagine; Nel giorno in cui Dio creò ʾādām,
b. in immagine di Dio lo creò; in somiglianza di Dio lo fece.
c. maschio e femmina li creò. 2. maschio e femmina li creò,

Come in 1,27 Gen 1,5b afferma che vi è un nesso tra ʾādām e Dio, quello che differisce è che mentre Gen 1,27 lo esprime in termini di «immagine» (śelem), Gen 5,1b lo fa con «somiglianza» (demût). Ancora Gen 1,27 usa sempre il verbo «creare», Gen 5,1 passa da «creare» a «fare». Infine entrambi i testi affermano che ʾādām è maschio e femmina.

Il motivo della mancanza o dell’immagine o della somiglianza può suggerire il carattere incompiuto dell’uomo. Se in Gen 1 l’uomo era creato nell’immagine qui è fatto nella somiglianza e questo richiede che l’uomo stesso porti a compimento quanto è mancante 2)Cf. A. Wénin, Da Adamo ad Abramo o l’errare dell’uomo. Lettura narrativa e antropologica della Genesi. I Gn 1,1-12,4 (Testi e commenti 14), Bologna 2008, 122.. Provando a spingere oltre l’interpretazione, la presenza qui della somiglianza può significare che essa non è venuta meno nonostante il peccato dell’uomo e il crescere della violenza e quindi la storia dell’uomo continua nel segno della vita che è espressione della benedizione e in obbedienza all’ordine di Dio (cf. Gen 1,28). L’assenza poi dell’immagine marca il fatto che l’uomo deve ancora impegnarsi per far emergere appieno l’immagine di Dio che resta per così dire latente (o latitante?).

Con il versetti 3-5 il narratore passa al primo anello della genealogia di Adamo, la nascita di Set. Se il rapporto tra Dio e l’uomo è presentato in questo testo solo dalla somiglianza e quindi deficitario dell’immagine, quello tra padre e figlio non manca di nulla: «Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set» (5,3). L’uomo, creato in Gen 1, appare in questo capitolo quinto non come un essere isolato, ma come un anello di una catena. In Gen 1 il termine ebraico ʾādām è generico, indica l’umanità, qui ora diventa nome proprio: l’umanità, creata in Gen 1 come maschio e femmina, si personalizza in individui concreti, che nascono, si sposano, concepiscono e muoiono 3)Cf. J.A. Soggin, Genesi 1-11. Commento storico esegetico all’Antico e al Nuovo Testamento (CSANT 1/I), Genova 1991, 111; Wenham, Genesis 1-15, 126..

La presenza di Adamo e Set e Enos richiama i Gen 4,25-26, non entriamo nel merito delle questioni di come si combinano le due genealogie, rileviamo che in Gen 4,25 il narratore afferma che «Adamo di nuovo conobbe Eva sua moglie, che partorì (yālad) un figlio…», viene usato il verbo yālad nella sua forma semplice qal «partorire» e la protagonista è Eva; in Gen 5,3 egli afferma: «Adamo visse centotrent’anni e fece generare (yālad) … Set», c’è nuovamente il verbo yālad ma all’hifil (forma causativa) e il soggetto non è più la donna ma Adamo. Questa forma verbale sarà usata per tutti gli altri membri della genealogia, segnando la messa sotto silenzio dell’elemento femminile. In più mentre in Gen 4,25 è Eva che mette il nome al figlio Set e lo commenta, qui l’imposizione del nome spetta ad Adamo e agli altri discendenti maschi.

I versetti 4-20 presentano in sequenze i discendenti Set, Enos, Kenan, Maalalèl e Iered. Sono solo nominati secondo lo schema visto nel post precedente e quindi di loro non si dice nulla di più. Di Set e Enos già abbiamo visto l’etimologia in Gen 4,25-26. Kenan è menzionato solo qui e viene comunemente interpretato come una variante della forma Caino (cf. 4,1). Maalalèl è un tipico nome ebraico e il suo significato è «lode di Dio» 4)Cf. E. Testa, Genesi. Introduzione – Storia primitiva (La Sacra Bibbia), Torino-Roma 1969, 357.. Ne 11,4 ricorda che uno dei figli di Maalalèl si è stabilito, dopo l’esilio, a Gerusalemme. Iered è legato alla radice verbale yārad «scendere», per cui il suo significato è «discesa». Si ipotizza una derivazione dal termine accadico wardu «servo» oppure dal termine arabo per «coraggioso» 5)Cf. L. Kopf, Arabische Etymologien und Parallelen zum Bibelwörterbuch, in Vetus Testamentum 8 (1958), 179..

References   [ + ]

1. G. von Rad, Genesi (Antico Testamento 2/4), Brescia 1978, 84 e F.M. Cross, Canaanite Myth and Hebrew Epic. Essays in the history of the religion of Israel, Cambridge MA 1973, 302, pensano che P abbia attinto da un libro delle genealogie. Per altri studiosi come C. Westermann, Genesis 1-11. A commentary (Continental Commentary), I, Minneapolis 1984, 355, invece sefer fa riferimento al semplice «ricordo» o «memoria».
2. Cf. A. Wénin, Da Adamo ad Abramo o l’errare dell’uomo. Lettura narrativa e antropologica della Genesi. I Gn 1,1-12,4 (Testi e commenti 14), Bologna 2008, 122.
3. Cf. J.A. Soggin, Genesi 1-11. Commento storico esegetico all’Antico e al Nuovo Testamento (CSANT 1/I), Genova 1991, 111; Wenham, Genesis 1-15, 126.
4. Cf. E. Testa, Genesi. Introduzione – Storia primitiva (La Sacra Bibbia), Torino-Roma 1969, 357.
5. Cf. L. Kopf, Arabische Etymologien und Parallelen zum Bibelwörterbuch, in Vetus Testamentum 8 (1958), 179.

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