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Che razza di nome è Jhwh. Alle origini del nome santo
Pubblicato il novembre 14th, 2009 4 commentiIl Dio dell’Antico Testamento la Bibbia ce lo presenta con un nome proprio. Gli ebrei per rispetto rifiutano di pronunciarlo. Le quattro consonanti che lo formano sono dette tetragramma. Jhwh (tetragramma sacro) è stato sostituito dall’appellativo ‘adonaj (da ‘dwn)* «Signore» (lo si ritrova in parecchie traduzioni della Bibbia, la prima è quella greca della settanta), oppure, nei casi in cui il sostantivo ‘adonaj precede il tetragramma sacro, si ricorre alle vocali di ‘elohim (= Dio) senza che le consonanti relative vengano annotate a margine.
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Il Dio dell’Antico Testamento, Dio della paura
Pubblicato il novembre 11th, 2009 2 commentiIn questi anni, dopo il mio ritorno da Israele, spesso sono stato chiamato a parlare dell’Antico Testamento, commentando passi famosi e molto più di frequentemente quelli meno conosciuti o di più facile presa per un pubblico occidentale.
Ho registrato molte perplessità e spesso idee negative nei confronti del Dio dell’Antico Testamento: in particolare quella di un Dio primitivo, le cui caratteristiche sono la collera, la gelosia, l’arbitrarietà e qualche signora ha messo il evidenza il «machismo». Prosegui la lettura »
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Non si nasce profeti ma si è scelti e mandati
Pubblicato il luglio 11th, 2009 Nessun commentoLa vocazione profetica non è una dono che uno si dà, ma lo si riceve e spesso risulta molto molto scomodo. La vocazione di Amos e il suo messaggio ne sono un esempio.
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele» (Amos 7,12-15). -
Davide
Pubblicato il giugno 1st, 2009 1 commentodi don Pier Paolo Nava
Insieme ad Abramo, Davide (che visse per circa 70 anni intorno al 1000 a. C.) viene elencato tra i grandi antenati di Gesù nella genealogia di Mt 1,1-17; egli è comunque uno dei protagonisti dell’Antico Testamento (e anche del Nuovo). Di lui abbiamo un elogio in uno dei testi più recenti dell’AT, nel Siracide 47,2-11 (siamo all’inizio del II° secolo a. C.): Davide viene esaltato per il suo coraggio patriottico, dimostrato in particolare nella lotta contro lo straniero Golia e contro tutti i nemici di Israele, e per la sua attività di poeta sacro (a lui la tradizione giudaica attribuì la paternità dei Salmi). Un lieve cenno è riservato da Sir al Davide peccatore: egli rimane comunque il più grande tra i re di Israele (v 11). Prosegui la lettura »
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Un momento di dialogo tra religioni
Pubblicato il maggio 23rd, 2009 Nessun commentodi don Pier Paolo Nava
L’argomento della nostra rubrica deve tener conto dell’attualità, di una guerra in corso e che (grazie al contributo un po’ esagerato e anche un po’ terrorista dei massmedia) è entrata nelle case di tutti. Dispiace che la questione sia di fatto posta nei termini di un confronto tra due “guerre sante”: quella dei musulmani (ma Bin Laden e compagnia sono tutto l’Islam?), e quella dell’Occidente e della sua civiltà; quanto vi sia di cristiano nella nostra “guerra santa” non è dato saperlo, visti gli interessi economici in gioco in quella regione ricca di petrolio. Prosegui la lettura »
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Gerusalemme
Pubblicato il maggio 16th, 2009 Nessun commentodi don Pier Paolo Nava
Un confratello betharramita di Terra Santa diceva: “Gerusalemme è un mistero“, una realtà dai contenuti così vasti da sfuggire a ogni intelligenza. Ieri Gerusalemme è stata il perno essenziale delle religioni ebraica e cristiana, e uno dei punti centrali dell’Islam. Oggi essa è, politicamente, capitale contesa tra due popoli, e come ieri è il crocevia delle tre religioni monoteiste, meta di pellegrinaggi, calamita religiosa. Per noi cristiani essa è la Chiesa madre, la sede della prima comunità, quella raccontata dagli Atti degli Apostoli. E’ testimonianza del peccato religioso fondamentale, cioè la divisione (spesso conflittuale) non solo tra ebrei, cristiani e musulmani, ma anche tra gli stessi cristiani, chiamati da Cristo all’unità (Gv 17,20-21). Prosegui la lettura »
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Il profeta Elia
Pubblicato il maggio 9th, 2009 1 commentodi don Pier Paolo Nava
Nell’Antico Testamento incontriamo vari profeti scrittori (quali Isaia, Geremia, ecc.); tuttavia anche i libri della storia di Israele (1-2Sam; 1-2Re) ci narrano di altri profeti i quali, in varie epoche, sono stati le anime religiose e sociali del popolo di Dio. Tra questi ultimi spicca la personalità così vera e l’azione energica di Elia, di cui si parla a sprazzi nei capitoli che vanno da 1Re 17 fino a 2Re 2.
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Misericordia e pentimento di Dio. Storia di una conversione (Giona 3)
Pubblicato il maggio 1st, 2009 Nessun commentodi Roberto Tadiello
Il capitolo terzo si apre a sorpresa con la reiterazione del comando di Jhwh a Giona: “Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore“. Le parole di 3,1 sono identiche a quelle di 1,1 eccetto che per l’espressione “per la seconda volta” che prende il posto di “figlio di Ammittai“. La formula che introduce la parola di Jhwh pronuncia per la seconda volta, ricorre anche in Geremia (Ger 1,13; 13,3; 33,1). Ma mentre in Geremia l’espressione introduce una nuova questione (Ger 1,13), un nuovo comando (Ger 13,3) oppure una promessa (Ger 33,1), nel nostro testo segna invece semplicemente la ripetizione di quanto già detto in Gio 1,1. Solo Giona tra i profeti biblici ha, per ben due volte, il messaggio-comando. Il comando di Jhwh in Gio 3,2 è anch’esso una ripresa letterale di 1,2 con alcune modifiche. La più vistosa è l’espressione “proclama ad essa il messaggio che io ti dico” che fa da introduzione a quanto segue preparando il lettore. In 1,2-3 il comando di Jhwh non era stato eseguito, ora invece il profeta si alza come in 1,3 ma non fugge, anzi s’incammina per andare a Ninive. E l’autore precisa che ciò è “conforme alla parola di Jhwh” (Gio 3,3a). Solo ora le sue azioni sono secondo la parola di Jhwh, e così egli realizza il suo essere profeta (1Re 17,8-10). Tale formulazione ricorre spesso nella storia deuteronomista ed è legata principalmente ai profeti: Elia (2Re 1,17; 9,26; 10,17), Eliseo (2Re 4,44; 7,16), all’”uomo” di Dio di 2Re 23,16, e ai “suoi servi, i profeti” (2Re 24,2). Sebbene Giona non sia mai nominato dal nostro narratore come “profeta”, le locuzioni “figlio di Amittai” in 1,1 e “secondo la parola di Jhwh“, lo identificano con Giona di 2Re 14,5 là dove è definito chiaramente “profeta”.
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Il Libro del Profeta Giona
Pubblicato il aprile 24th, 2009 1 commentodi Don Pier Paolo Nava
Il Libro di Giona (= Gn, per brevità) si colloca come quinto dei dodici “Profeti Minori”, situati giusto al termine dell’Antico Testamento; “Minori” per la brevità dello scritto, non certo per l’importanza. Secondo alcuni esperti, Gn venne scritto dopo l’esperienza dell’esilio di Israele a Babilonia (iniziato con il 589 a.C.), probabilmente nel periodo che va dal 400 al 200 a.C. Nonostante la sua posizione nella Bibbia, Gn non è propriamente un libro “profetico”, non veicola cioè la Parola di Dio al popolo mediante la predicazione di un profeta, eccettuata la duplice parola su Ninive (Gn 1,2; 3,4). Nel suo insieme, è il racconto della vicenda di un tale israelita, altrimenti sconosciuto, alle prese con Dio; racconto che assume i contorni di quella che si direbbe una “fiaba edificante”: un racconto cioè ricco di elementi inverosimili, destinato a coinvolgere il lettore e ad offrirgli un insegnamento. Ci fermiamo proprio sui tre elementi inverosimili – inattendibili sui quali il racconto fa perno.
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Ester
Pubblicato il aprile 19th, 2009 Nessun commentodi Anna Maria Del Prete
Ester è la protagonista del libro che porta il suo stesso nome e che insieme a quello di Tobia e di Giuditta costituiscono una trilogia inserita nella Bibbia subito dopo i libri storici. Questo libro ha la caratteristica particolare di avere un testo ebraico assai diverso da quello greco, il quale vi apporta diverse aggiunte tra cui due bellissime preghiere, l’una posta sulle labbra di Ester e l’altra su quelle di Mardocheo [1], suo cugino.


