• Non si nasce profeti ma si è scelti e mandati

    Pubblicato il luglio 11th, 2009 GionaNellaBalena Nessun commento

    La vocazione profetica non è una dono che uno si dà, ma lo si riceve e spesso risulta molto molto scomodo. La vocazione di Amos e il suo messaggio ne sono un esempio.

    In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
    Amos rispose ad Amasìa e disse:
    «Non ero profeta né figlio di profeta;
    ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
    Il Signore mi prese,
    mi chiamò mentre seguivo il gregge.
    Il Signore mi disse:
    Va’, profetizza al mio popolo Israele» (Amos 7,12-15).

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  • Misericordia e pentimento di Dio. Storia di una conversione (Giona 3)

    Pubblicato il maggio 1st, 2009 Communio Nessun commento

    di Roberto Tadiello

    Il capitolo terzo si apre a sorpresa con la reiterazione del comando di Jhwh a Giona: “Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore“. Le parole di 3,1 sono identiche a quelle di 1,1 eccetto che per l’espressione “per la seconda volta” che prende il posto di “figlio di Ammittai“. La formula che introduce la parola di Jhwh pronuncia per la seconda volta, ricorre anche in Geremia (Ger 1,13; 13,3; 33,1). Ma mentre in Geremia l’espressione introduce una nuova questione (Ger 1,13), un nuovo comando (Ger 13,3) oppure una promessa (Ger 33,1), nel nostro testo segna invece semplicemente la ripetizione di quanto già detto in Gio 1,1. Solo Giona tra i profeti biblici ha, per ben due volte, il messaggio-comando. Il comando di Jhwh in Gio 3,2 è anch’esso una ripresa letterale di 1,2 con alcune modifiche. La più vistosa è l’espressione “proclama ad essa il messaggio che io ti dico” che fa da introduzione a quanto segue preparando il lettore. In 1,2-3 il comando di Jhwh non era stato eseguito, ora invece il profeta si alza come in 1,3 ma non fugge, anzi s’incammina per andare a Ninive. E l’autore precisa che ciò è “conforme alla parola di Jhwh” (Gio 3,3a). Solo ora le sue azioni sono secondo la parola di Jhwh, e così egli realizza il suo essere profeta (1Re 17,8-10). Tale formulazione ricorre spesso nella storia deuteronomista ed è legata principalmente ai profeti: Elia (2Re 1,17; 9,26; 10,17), Eliseo (2Re 4,44; 7,16), all’”uomo” di Dio di 2Re 23,16, e ai “suoi servi, i profeti” (2Re 24,2). Sebbene Giona non sia mai nominato dal nostro narratore come “profeta”, le locuzioni “figlio di Amittai” in 1,1 e “secondo la parola di Jhwh“, lo identificano con Giona di 2Re 14,5 là dove è definito chiaramente “profeta”.

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  • Il Libro del Profeta Giona

    Pubblicato il aprile 24th, 2009 Communio 1 commento

    di Don Pier Paolo Nava

    Il Libro di Giona (= Gn, per brevità) si colloca come quinto dei dodici “Profeti Minori”, situati giusto al termine dell’Antico Testamento; “Minori” per la brevità dello scritto, non certo per l’importanza. Secondo alcuni esperti, Gn venne scritto dopo l’esperienza dell’esilio di Israele a Babilonia (iniziato con il 589 a.C.), probabilmente nel periodo che va dal 400 al 200 a.C. Nonostante la sua posizione nella Bibbia, Gn non è propriamente un libro “profetico”, non veicola cioè la Parola di Dio al popolo mediante la predicazione di un profeta, eccettuata la duplice parola su Ninive (Gn 1,2; 3,4). Nel suo insieme, è il racconto della vicenda di un tale israelita, altrimenti sconosciuto, alle prese con Dio; racconto che assume i contorni di quella che si direbbe una “fiaba edificante”: un racconto cioè ricco di elementi inverosimili, destinato a coinvolgere il lettore e ad offrirgli un insegnamento. Ci fermiamo proprio sui tre elementi inverosimili – inattendibili sui quali il racconto fa perno.

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