Nel nostro itinerario nei luoghi santi, alla vigilia nel tempo di Avvento,
ci incamminiamo anche noi lungo la montagna della Giudea per arrivare al
piccolo paesino di ‘Ain Karem, dove la tradizione cristiana ha fissato
la memoria della famiglia del sacerdote Zaccaria e della moglie
Elisabetta, parente di Maria. Il villaggio è menzionato per la prima
volta nella versione abbreviata di Kerem in Gios.15,59 nella versione dei
LXX. Secondo i dati archeologici fu abitato già nell’Età del Bronzo.
Nel testo evangelico non è riportato il nome del luogo verso cui Maria si
incamminò, ma semplicemente si parla “di una città di Giuda”
(Lc.1,39-40). Nel 530 il pellegrino Teodosio pone a cinque miglia da
Gerusalemme la casa di Elisabetta. Nel periodo medioevale sono due i
santuari ben distinti che ricordano vicendevolmente uno Zaccaria e la
nascita di Giovanni Battista e l’altro Elisabetta e la Visitazione. I
padri francescani presero possesso di entrambi i luoghi venerati e li
restaurarono continuandone la memoria. Unito a questi vogliamo anche ricordare il santuario, sempre francescano, di
S.Giovanni del deserto, dove si ricorda il versetto di Luca, “il
bambino intanto cresceva e si fortificava nello spirito, e stava nella
solitudine fino al tempo di farsi conoscere a Israele” (Lc.1,80);
ancora oggi in esso è possibile visitare la grotta tradizionale in cui
Giovanni avrebbe abitato nell’austerità e nella preghiera per
prepararsi alla sua missione di precursore. Anche i testi apocrifi
ricordano i luoghi di ‘Ain Karem ed in particolare il testo della
“Natività di Maria del Papiro Bodmer” ( 200 d.C. ) nel quale si legge
che all’ordine di Erode di uccidere i bambini maschi non oltre i due
anni, Elisabetta prese Giovanni e salì sulla montagna; si guardò
attorno (cercando) dove nasconderlo, ma non vi era alcun posto segreto.
Allora Elisabetta, gemendo, disse: “Montagna di Dio, accogli me, una
madre col figlio”. Infatti essa non poteva continuare a salire a motivo
della paura. E, improvvisamente, la montagna si spaccò e la accolse.(Papiro
Bodmer 43,9-16.44,1-3). Ancora oggi nella chiesa della Visitazione è
visibile una roccia che porta in sé un’insenatura, a ricordo di questo
episodio tramandatoci dalla tradizione. Queste memorie bibliche ci
riportano, in questo tempo di attesa qual è l’Avvento, ai testi sacri
scritti in preparazione dell’arrivo del Messia, in particolare ai
Vangeli dell’infanzia di Luca e Matteo. In essi ritroviamo la fede di
Maria, giovane madre che attende, nel silenzio e nell’umiltà, il lieto
realizzarsi di eventi storici e salvifici; attesa che esplode di gioia nel
canto soave del Magnificat. Troviamo la figura di Elisabetta, sibillina
nella sua lode alla Beata fra tutte le donne, accompagnata dal marito
Zaccaria, fedele sacerdote, che nell’adempimento dei suoi compiti
cultuali vede compiersi il Mistero redentivo di Dio. Infine Giovanni,
l’austero precursore dell’Agnello, figura affascinate e nel contempo
misteriosa, forte dinanzi al compromesso con l’autorità e nello stesso
tempo dolce dinanzi ai peccatori pentiti. Così le memorie del luogo santo
di ‘Ain Karem diventano ricche di spunti di meditazione per il nostro
cammino verso il Natale, nei personaggi biblici e nel Mistero che essi
evocano.L’Avvento è tempo
di attesa e di preparazione, ma chi attendiamo, che cosa prepariamo?
Nella nostra vita c’è ancora posto per l’attesa? Ci attendiamo
ancora qualcosa da Dio? Questi interrogativi vogliono stuzzicare la
nostra sete di Dio, della sua misteriosa e salvifica presenza. Noi non
attendiamo solo la memoria storica della nascita di Gesù e nemmeno
limitiamo la nostra attesa al ritorno glorioso di Cristo, ma ci prepariamo
alla sua venuta nella nostra vita, hic et nunc, con l’ardore del
cieco sulla strada tra Jericho e Gerusalemme che gridava Figlio di Davide
abbi pietà di me. Prepariamo nel nostro cuore una degna dimora per il
nostro Signore: Egli non è pretenzioso, ma si accontenta della semplice
paglia dei nostri limiti umani, della povertà della mangiatoia del nostro
essere creature, con la certezza però che la sua presenza in noi ci rende
pienamente uomini e donne in questo mondo, in questa storia di salvezza.
Allora lasciamo che sia proprio la Parola di Dio di questo tempo forte
dell’anno liturgico ad illuminare la nostra fede, il nostro cammino; a
far riecheggiare nei nostri cuori le parole del Battista: “Voce di
uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i
suoi sentieri ! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia
abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni
uomo vedrà la salvezza di Dio !” (Lc.3,4-6). |