Venite e Vedrete:

‘Ain Karem: “Magnificat anima mea Dominum”.

di don don Gabriele Corini.
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Nel nostro itinerario nei luoghi santi, alla vigilia nel tempo di Avvento, ci incamminiamo anche noi lungo la montagna della Giudea per arrivare al piccolo paesino di ‘Ain Karem, dove la tradizione cristiana ha fissato la memoria della famiglia del sacerdote Zaccaria e della moglie Elisabetta, parente di Maria. Il villaggio è menzionato per la prima volta nella versione abbreviata di Kerem in Gios.15,59 nella versione dei LXX. Secondo i dati archeologici fu abitato già nell’Età del Bronzo. Nel testo evangelico non è riportato il nome del luogo verso cui Maria si incamminò, ma semplicemente si parla “di una città di Giuda” (Lc.1,39-40). Nel 530 il pellegrino Teodosio pone a cinque miglia da Gerusalemme la casa di Elisabetta. Nel periodo medioevale sono due i santuari ben distinti che ricordano vicendevolmente uno Zaccaria e la nascita di Giovanni Battista e l’altro Elisabetta e la Visitazione. I padri francescani presero possesso di entrambi i luoghi venerati e li restaurarono continuandone la memoria. Unito a questi vogliamo anche ricordare il santuario, sempre francescano, di S.Giovanni del deserto, dove si ricorda il versetto di Luca, “il bambino intanto cresceva e si fortificava nello spirito, e stava nella solitudine fino al tempo di farsi conoscere a Israele” (Lc.1,80); ancora oggi in esso è possibile visitare la grotta tradizionale in cui Giovanni avrebbe abitato nell’austerità e nella preghiera per prepararsi alla sua missione di precursore. Anche i testi apocrifi ricordano i luoghi di ‘Ain Karem ed in particolare il testo della “Natività di Maria del Papiro Bodmer” ( 200 d.C. ) nel quale si legge che all’ordine di Erode di uccidere i bambini maschi non oltre i due anni, Elisabetta prese Giovanni e salì sulla montagna; si guardò attorno (cercando) dove nasconderlo, ma non vi era alcun posto segreto. Allora Elisabetta, gemendo, disse: “Montagna di Dio, accogli me, una madre col figlio”. Infatti essa non poteva continuare a salire a motivo della paura. E, improvvisamente, la montagna si spaccò e la accolse.(Papiro Bodmer 43,9-16.44,1-3). Ancora oggi nella chiesa della Visitazione è visibile una roccia che porta in sé un’insenatura, a ricordo di questo episodio tramandatoci dalla tradizione. Queste memorie bibliche ci riportano, in questo tempo di attesa qual è l’Avvento, ai testi sacri scritti in preparazione dell’arrivo del Messia, in particolare ai Vangeli dell’infanzia di Luca e Matteo. In essi ritroviamo la fede di Maria, giovane madre che attende, nel silenzio e nell’umiltà, il lieto realizzarsi di eventi storici e salvifici; attesa che esplode di gioia nel canto soave del Magnificat. Troviamo la figura di Elisabetta, sibillina nella sua lode alla Beata fra tutte le donne, accompagnata dal marito Zaccaria, fedele sacerdote, che nell’adempimento dei suoi compiti cultuali vede compiersi il Mistero redentivo di Dio. Infine Giovanni, l’austero precursore dell’Agnello, figura affascinate e nel contempo misteriosa, forte dinanzi al compromesso con l’autorità e nello stesso tempo dolce dinanzi ai peccatori pentiti. Così le memorie del luogo santo di ‘Ain Karem diventano ricche di spunti di meditazione per il nostro cammino verso il Natale, nei personaggi biblici e nel Mistero che essi evocano.L’Avvento è tempo di attesa e di preparazione, ma chi attendiamo, che cosa prepariamo? Nella nostra vita c’è ancora posto per l’attesa? Ci attendiamo ancora qualcosa da Dio? Questi interrogativi vogliono stuzzicare la nostra sete di Dio, della sua misteriosa e salvifica presenza. Noi non attendiamo solo la memoria storica della nascita di Gesù e nemmeno limitiamo la nostra attesa al ritorno glorioso di Cristo, ma ci prepariamo alla sua venuta nella nostra vita, hic et nunc, con l’ardore del cieco sulla strada tra Jericho e Gerusalemme che gridava Figlio di Davide abbi pietà di me. Prepariamo nel nostro cuore una degna dimora per il nostro Signore: Egli non è pretenzioso, ma si accontenta della semplice paglia dei nostri limiti umani, della povertà della mangiatoia del nostro essere creature, con la certezza però che la sua presenza in noi ci rende pienamente uomini e donne in questo mondo, in questa storia di salvezza. Allora lasciamo che sia proprio la Parola di Dio di questo tempo forte dell’anno liturgico ad illuminare la nostra fede, il nostro cammino; a far riecheggiare nei nostri cuori le parole del Battista: “Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri ! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio !” (Lc.3,4-6).

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