“E tu Betlemme di Efrata, così piccola per
essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere
il dominatore in Israele” (Mich.5,1). Così il profeta Michea accende la
speranza messianica nel moshel (dal participio del verbo
ebraico mshl, “colui che domina”) di Israele, colui che ristabilirà la
giustizia e la pace. In contrasto con l’attesa trionfalistica nella Santa
Gerusalemme, la modestia del piccolo villaggio giudaico è segno della
predilezione di Dio per i piccoli ed i poveri. Betlemme rimane ancora oggi il
caposaldo della nostra fede ed anche archeologicamente è oggigiorno uno dei
luoghi in cui le testimonianze risalgono addirittura al II sec. d.C.. Infatti
la prima attestazione extra-biblica riguardo ad essa la troviamo nel
Protovangelo di Giacomo in cui è chiara la traccia della tradizione viva. Nel
testo viene menzionato il censimento degli abitanti di Betlemme; ma il dato
più importante è la citazione della grotta e della mangiatoia. Altra
testimonianza da ricordare molto antica è quella di S.Giustino, anch’essa del
II sec. d.C.; nel suo “Dialogo con Trifone” al n.78 l’autore cita il luogo
del parto di Maria e nuovamente la mangiatoia. Sono testimonianze importanti,
pensando al fatto che distano soltanto una settantina d’anni dai fatti
originari. Un altro dato molto significativo è che già Costantino nel IV
secolo d.C. fece costruire, nel luogo
dell’attuale Basilica, una prima costruzione che, insieme al Santo Sepolcro
ed alla Chiesa dell’Eona sul Monte degli Ulivi, formano le prime opere
architettoniche di un certo rilievo legate ai Luoghi Santi. L’attuale Grotta
inglobata nella Basilica ortodossa aveva la stessa funzione di quelle di
Nazareth, di cui abbiamo già sufficientemente parlato nel precedente
articolo: magazzino o “stalla”.Gli scavi effettuati dal dipartimento inglese
e studiati da P.Bellarmino Bagatti hanno riportato alla luce due Basiliche
sovrapposte, una appunto costantiniana e l’atra giustinianea, praticamente
l’attuale costruzione.Un dato curioso: attualmente nella Grotta Santa sono
due i luoghi venerati, quello della nascita dove una stella indicherebbe il
luogo del parto (foto1) ed una mangiatoia, dove sarebbe stato posto il
bambino dopo la nascita (foto2 con il Papa in preghiera).

Figura 1: luogo
del parto.
|
|
|
|
Figura 2: mangiatoia.
|
Senza soffermarci troppo sugli aspetti
scientifici ed accademici possiamo dire che sarebbero molte altre le
possibili importanti attestazioni storiche che rendono Betlemme un sito
biblicamente e storicamente ricco. A tale ricchezza si affianca naturalmente
anche quella spirituale e religiosa: in essa vivono comunità cristiane,
cattolica, ortodossa ed armena, in una convivenza a volte difficile e sofferta,
ma sempre preziosa. Non
temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi
vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore"
(Lc 2, 10-11). La gioia annunciata dall'angelo non è qualcosa che appartiene
al passato. È una gioia di oggi, dell'oggi eterno della salvezza di Dio, che
comprende tutti i tempi, passato, presente e futuro. All'alba del nuovo
millennio siamo chiamati a comprendere più chiaramente che il tempo ha un
senso perché qui l'Eterno è entrato nella storia e rimane con noi per sempre.
Le parole di Beda il Venerabile esprimono chiaramente questo concetto:
"Ancora oggi, e ogni giorno sino alla fine dei tempi, il Signore sarà
continuamente concepito a Nazareth e partorito a Betlemme" (In Ev. S.
Lucae, 2; PL 92, 330). Poiché in questa città è sempre Natale, ogni giorno è
Natale nel cuore dei cristiani. Ogni giorno siamo chiamati a proclamare il
messaggio di Betlemme al mondo - "la buona novella di una grande
gioia": il Verbo Eterno, "Dio da Dio, Luce da Luce", si è
fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1, 14).
Queste alcune delle espressioni dell’omelia
che il Santo Padre ha tenuto a Betlemme in occasione del suo pellegrinaggio
giubilare e questo è l’invito per ognuno di noi: Betlemme non deve essere
solo meta di pellegrinaggi e di studi, non deve rimanere un “cimelio”
storico, ma il segno tangibile della nostra fede e del nostro credo che
testimoniamo giorno per giorno con la nostra vita e la nostra preghiera. A
conclusione vorrei proprio utilizzare una preghiera di Giovanni Paolo II: sia
la preghiera dei nostri cuori, la preghiera delle nostre famiglie, delle
nostre comunità. “O Bambino di Betlemme, Figlio di Maria e Figlio di Dio,
Signore di tutti i tempi e Principe della Pace, "lo stesso ieri, oggi e
sempre" (Eb 13, 8): mentre avanziamo verso il nuovo millennio, guarisci
le nostre ferite, rafforza i nostri passi, apri il nostro cuore e la nostra
mente alla "bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a
visitarci dall'alto un sole che sorge" (Lc 1, 78). Amen”.
Jerusalem 26-02-2001
don Gabriele |