La Pentecoste: il cenacolo è il nuovo Sinai.

di don Gabriele Corini

L’escursione archeologica al monte Sinai mi ha permesso di riflettere sulla profonda spiritualità che racchiude il luogo dove la comunità cristiana ha posto il ricordo del dono della Legge e dell’incontro del profeta Elia con la silenziosa voce di Dio. L’esperienza di salire in vetta al monte di Mosè diventa un pellegrinaggio unico nel suo genere e certamente non può lasciare indifferenti: il popolo di Israele dopo essere stato liberato dalla giogo della schiavitù d’Egitto ed essersi avventurato nel cammino del deserto, luogo della prova e dell’ascolto, arriva alle pendici della impervia montagna della penisola sinaitica; qui il profeta ripercorre l’itinerario del popolo facendolo suo personale, nei quaranta giorni e quaranta notti di sosta sul monte. Finalmente gli viene concesso di poter godere nuovamente della presenza di Dio, ma non solo, c’è di più, egli può ora parlare viso a viso con il suo Signore, cosa inaudita ed impensabile per un ebreo. Jhwh dona la Legge della berit (l’Alleanza), le sue mizot ( i Comandamenti) affinché il popolo seguendoli possa ereditare la terra promessa ai padri.
Il Sinai però è anche il monte del profeta Elia, il quale fuggito per paura dalla regina Jezabele si vuole lasciar morire nel deserto, ma l’angelo del Signore lo conduce ai pendii dell’Horeb (il Sinai del testo deuteronomista dei due libri dei Re); qui Dio stesso si manifesta al profeta, non nel tuono, non nel terremoto, non nel fuoco, ma nella voce sottile della brezza (in ebraico qol demama daqqah).
Tutto questo però acquista un gusto particolare in questo tempo post-pentecostale, perché c’è una strettissima corrispondenza tra la festa di Pentecoste ebraica (Shavuot), dove si ricorda il dono della Legge, e la Pentecoste cristiana, in cui celebriamo la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa radunata nel cenacolo. Si, perché possiamo dire che nella Pentecoste gli apostoli salgono con Maria al piano superiore, come Mosè sale sulle pendici del Sinai; Dio effonde lo Spirito sulla Chiesa, nuova Legge iscritta nei cuori dei credenti, Legge dell’Amore; così Mosè sulla cima del monte riceve le mizot Adonai, i precetti della Torah. Lo Spirito con i suoi doni porta la Chiesa alla missione ed all’evangelizzazione, la voce di Dio sull’Horeb rinvigorisce la missione del profeta Elia e gli dona quello slancio definitivo contro l’idolatria dei falsi profeti. Mosè parla faccia a faccia con Dio, lo Spirito ci permette di invocare Dio nei nostri cuori con l’appellativo di Abbà, l’affettuoso “Papà” del fanciullo che si rivolge al proprio padre.
Allora è possibile comprendere che la Promessa di Dio rimane immutata nel corso della Storia della Salvezza, mentre sono le modalità dell’Alleanza che cambiano a causa dell’infedeltà umana: l’Alleanza con Abramo era basata sulla sola fede alla vocazione divina; l’Alleanza del Sinai richiedeva l’osservanza della Legge e la fedeltà a Dio; la Nuova Alleanza sancita nel Mistero della morte e risurrezione del Cristo implica il dono incondizionato di sé a Dio e ai fratelli nella Legge dell’Amore, Legge iscritta nei cuori e suggellata dal dono dello Spirito, vita stessa di Dio e partecipazione alla comunione eterna con Lui. Questa pedagogia divina diventa concreta espressione dell’essenza di Dio nel volere per sé l’amore della propria creatura, la quale è chiamata fin dal momento della vocazione alla vita ad una scelta libera e consapevole, incondizionata e radicale, per il proprio Signore.
Chiediamo anche noi la Grazia al Signore di poter salire al Sinai della nostra vita, al piano superiore, per poter trasformare la nostra esistenza in un dono gratuito d’Amore, tramite l’opera dello Spirito Santo, sull’esempio di Maria e degli Apostoli, sull’esempio di tanti nostri fratelli e sorelle che hanno detto il loro “si” a Dio e al prossimo, non solo a parole, ma con la testimonianza delle loro opere di autentica Carità.

Don Gabriele


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