Riprendendo
il nostro cammino lungo la Terra di Israele-Palestina saliamo quest’oggi
sulle vette, o meglio, sulla vetta mistica del monte Tabor, il luogo
tradizionale della Trasfigurazione di Gesù. Dominando la valle di
Esdrelon, Jebel at-Tur ( così chiamato in arabo) è uno delle
“montagne” più caratteristiche di tutta la Terra Santa: alto circa
558 m. la sua forma a “panettone” e ben visibile sia dalle terre di
Zabulon, sia da quelle di Issacar, in piena Galilea. Monte sacro per le
tribù israelitiche del Nord, delle quali segnava il confine (Gios.19,22),
potente immagine nella letteratura profetica (Ger.46,18; Sal.88,13), è
celebre per la vittoria dell’esercito di Barak, su consiglio della
profetessa Debora, contro l’esercito di Sisara (Giud.4,6). I Vangeli non
riportano il nome della montagna dove avvenne la Trasfigurazione, ma
un’antichissima tradizione, che per mezzo di Origene (III sec.) si
annoda quasi ai tempi apostolici, ricorda sul Tabor il luogo dove Gesù
fece intravedere un raggio della sua gloria celeste. In cima al monte oggi
si erge l’imponente Basilica costruita nel 1919-1924 dall’architetto
A.Barluzzi, il quale volle rappresentare con questo edificio proprio le
tre tende desiderate da Pietro (cfr. foto). Vorrei però soffermarmi su
una tradizione giudaica che mi appare importante e significativa: in molti
testi della letteratura d’Israele viene ricordato come dato antichissimo
la lista delle cose che Dio fece prima della creazione del mondo; tra
questi oggetti vi sarebbero i vestiti di Adamo. Ora nel libro della Genesi
(Gen.3,22) si dice che Dio, dopo il peccato di Adamo ed Eva, fece per loro
delle vesti di pelle, in ebraico rA[ (‘or); ora i testi del Targum (i primi e
più antichi “commentari” ebraici della scrittura) riportano che Dio
diede ad Adamo ed Eva un vestito di luce, in ebraico rAa ( ’or, luce), ma dopo
il peccato, poiché persero questa luce originaria, Dio dovette fare loro
dei vestiti in pelle (appunto ‘or). Il gioco di parole luce-pelle non è
secondario perché il vestito di Adamo che Dio fece prima della creazione
del mondo è stato posto sotto il trono del Messia e solo al sua comparsa
l’uomo potrà riappropriarsi della sua veste di luce. Abbiamo riportato
questa tradizione perché tutti e tre i Vangeli Sinottici ci ricordano che
Gesù nella sua Trasfigurazione è apparso in vesti sfolgoranti,
raggianti, così l’attesa del Messia che doveva riportare la veste
splendente si è compiuta ed ha avuto la sua piena realizzazione nella
risurrezione di Gesù. E’ importante imparare a vedere come i Vangeli
non “inventano” nulla, ma utilizzando le conoscenze che gli autori
sacri possedevano, ci trasmettono la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio,
incarnato per la nostra salvezza. Vi invito di cuore a rileggere la pagina
della trasfigurazione: il card. Martini intitolava la sua lettera
pastorale del 1999 alle porte del Giubileo, “Quale bellezza salverà il
mondo” e come sempre con parole mirabili, egli spiega che è proprio la
bellezza di Cristo trasfigurato la chiave di lettura della nostra vita,
perché la nostra speranza si nutre di questa attesa di salvezza che già
i nostri fratelli ebrei, con parole semplici, nella loro tradizione
sapienziale ricercavano ed attendevano dal “Dio dei loro Padri”.
Don Gabriele |