La gloria del Figlio di Dio: il Tabor.

di don Gabriele Corini

Riprendendo il nostro cammino lungo la Terra di Israele-Palestina saliamo quest’oggi sulle vette, o meglio, sulla vetta mistica del monte Tabor, il luogo tradizionale della Trasfigurazione di Gesù. Dominando la valle di Esdrelon, Jebel at-Tur ( così chiamato in arabo) è uno delle “montagne” più caratteristiche di tutta la Terra Santa: alto circa 558 m. la sua forma a “panettone” e ben visibile sia dalle terre di Zabulon, sia da quelle di Issacar, in piena Galilea. Monte sacro per le tribù israelitiche del Nord, delle quali segnava il confine (Gios.19,22), potente immagine nella letteratura profetica (Ger.46,18; Sal.88,13), è celebre per la vittoria dell’esercito di Barak, su consiglio della profetessa Debora, contro l’esercito di Sisara (Giud.4,6). I Vangeli non riportano il nome della montagna dove avvenne la Trasfigurazione, ma un’antichissima tradizione, che per mezzo di Origene (III sec.) si annoda quasi ai tempi apostolici, ricorda sul Tabor il luogo dove Gesù fece intravedere un raggio della sua gloria celeste. In cima al monte oggi si erge l’imponente Basilica costruita nel 1919-1924 dall’architetto A.Barluzzi, il quale volle rappresentare con questo edificio proprio le tre tende desiderate da Pietro (cfr. foto). Vorrei però soffermarmi su una tradizione giudaica che mi appare importante e significativa: in molti testi della letteratura d’Israele viene ricordato come dato antichissimo la lista delle cose che Dio fece prima della creazione del mondo; tra questi oggetti vi sarebbero i vestiti di Adamo. Ora nel libro della Genesi (Gen.3,22) si dice che Dio, dopo il peccato di Adamo ed Eva, fece per loro delle vesti di pelle, in ebraico rA[ (‘or); ora i testi del Targum (i primi e più antichi “commentari” ebraici della scrittura) riportano che Dio diede ad Adamo ed Eva un vestito di luce, in ebraico rAa ( ’or, luce), ma dopo il peccato, poiché persero questa luce originaria, Dio dovette fare loro dei vestiti in pelle (appunto ‘or). Il gioco di parole luce-pelle non è secondario perché il vestito di Adamo che Dio fece prima della creazione del mondo è stato posto sotto il trono del Messia e solo al sua comparsa l’uomo potrà riappropriarsi della sua veste di luce. Abbiamo riportato questa tradizione perché tutti e tre i Vangeli Sinottici ci ricordano che Gesù nella sua Trasfigurazione è apparso in vesti sfolgoranti, raggianti, così l’attesa del Messia che doveva riportare la veste splendente si è compiuta ed ha avuto la sua piena realizzazione nella risurrezione di Gesù. E’ importante imparare a vedere come i Vangeli non “inventano” nulla, ma utilizzando le conoscenze che gli autori sacri possedevano, ci trasmettono la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato per la nostra salvezza. Vi invito di cuore a rileggere la pagina della trasfigurazione: il card. Martini intitolava la sua lettera pastorale del 1999 alle porte del Giubileo, “Quale bellezza salverà il mondo” e come sempre con parole mirabili, egli spiega che è proprio la bellezza di Cristo trasfigurato la chiave di lettura della nostra vita, perché la nostra speranza si nutre di questa attesa di salvezza che già i nostri fratelli ebrei, con parole semplici, nella loro tradizione sapienziale ricercavano ed attendevano dal “Dio dei loro Padri”.

Don Gabriele


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