Di Pier Paolo Nava

Insieme ad Abramo, Davide (che visse per circa 70 anni intorno al 1000 a. C.) viene elencato tra i grandi antenati di Gesù nella genealogia di Mt 1,1-17; egli è comunque uno dei protagonisti dell’Antico Testamento (e anche del Nuovo). Di lui abbiamo un elogio in uno dei testi più recenti dell’AT, nel Siracide 47,2-11 (siamo all’inizio del II° secolo a. C.): Davide viene esaltato per il suo coraggio patriottico, dimostrato in particolare nella lotta contro lo straniero Golia e contro tutti i nemici di Israele, e per la sua attività di poeta sacro (a lui la tradizione giudaica attribuì la paternità dei Salmi). Un lieve cenno è riservato da Sir al Davide peccatore: egli rimane comunque il più grande tra i re di Israele (v 11).

Michelangelo_re-DavideAl di là di questa lettura incensatrice, vorremmo addentrarci maggiormente nel personaggio; in questo siamo aiutati dal testo biblico, perché tra i grandi uomini delle Scritture Davide è forse quello di cui si è scritto di più, con una grande messe di notizie biografiche. Il nostro invito alla lettura si riferisce alla serie di testi che va da 1Sam 16, passando per 2Sam, fino a 1Re 2: Davide vi compare, nell’insieme, sì come uomo di Dio, ma anche nel tessuto tutt’altro che solare della sua umanità. Vediamo di raccogliere qualche elemento da tre punti di vista, che nel testo si trovano mescolati.

Da “picciotto” a “uomo d’onore” .

All’inizio, Davide è un giovane soldato (ex pastore di pecore) al seguito del re Saul (1Sam 16); un re malato di depressione, e così Davide deve servire il suo re anche suonando con la cetra delle musiche sedative (vv 14-23). Il suo prestigio a corte cresce poi quando, con estrema facilità, sconfigge il mostro filisteo Golia (1Sam 17). Ma proprio quando Davide inizia la sua ascesa a corte, incoraggiata dalla profonda amicizia stretta con Gionata, figlio del re, inizia la sua disgrazia: Saul diventa geloso di quel suo troppo dotato e intraprendente ufficiale; timoroso di perdere il trono, cade in una fase depressiva peggiore delle precedenti, e cerca di uccidere Davide, il quale è costretto alla fuga. Nato per essere capo, diventa quindi “uomo d’onore” ricercato dalla polizia del re, e con altri sbandati si dedica al brigantaggio, oppure vende la sua compagnia di ventura al migliore offerente (1Sam 18-30). Addirittura mantiene il suo esercito personale chiedendo il “pizzo” (1Sam 25), fino alla tragica morte del re e di Gionata (1Sam 31; 2Sam 1).

Dalle stalle alle stelle

La via al trono è quindi sgombra: l’ex scugnizzo pastore di pecore vede poco a poco sorgere la sua stella, quella stella a sei punte che è tutt’oggi l’emblema dello stato ebraico, che ha proprio in Davide il suo grande padre. Unto re da Samuele ancora prima di salire al trono (1Sam 16), Davide assume progressivamente il potere sulle tribù di Israele grazie a oscuri intrighi, di cui è artefice il capo dei servizi segreti, il generale Ioab (2Sam 2-4). Per parte sua, il nuovo re conquista la città di Gerusalemme, facendone la nuova capitale e il centro religioso per tutto il popolo. Attorno alla città di Davide, in cui si uniscono il trono e l’altare, viene a costituirsi per la prima volta un Israele unitario (2Sam 5-7); uno stato forte che, guidato dal suo re soldato circondato dai suoi prodi (2Sam 23,8ss), diventa via via una superpotenza mediorientale, circondata da stati satelliti sottomessi con la forza (2Sam 8).

Anche qui però i trionfi di Davide vengono oscurati, e questa volta dalle vicende tragiche della sua stessa famiglia, dilaniata dalle lotte di potere e dalla brutalità dei principi figli. I testi descrivono senza vergogna l’incesto di Amnon con la sorellastra Tamar (2Sam 13,1-23), episodio che fa crescere in Assalonne, fratello vero di Tamar, un odio che lo spingerà a ribellarsi al re suo padre per prendere il potere. Questa rivolta, iniziata con successo, si chiude però in modo drammatico: in nome della ragion di stato, e contro l’ordine esplicito di Davide, Ioab farà uccidere il principe cospiratore e purgherà gli altri ribelli (2Sam 13,24-20,22). Dalle stalle alle stelle, quindi, ma lungo il filo spinato della contraddizione straziante tra il Davide padre e il Davide re.

L’amico di Dio e il peccatore

Dentro questa storia poco edificante, ma comunque reale, si snoda la vicenda di Davide con il suo Dio, una vicenda anche qui (non poteva essere altrimenti) passionale ed estrema. Abbiamo allora l’uomo innamorato del suo Dio, che canta e balla come un forsennato in preda all’estasi religiosa mentre l’arca del Signore entra a Gerusalemme (2Sam 6). Vediamo l’amico di Dio che si vede rivolgere una grande promessa per bocca del profeta Natan: “Io ti presi dai pascoli… perché tu fossi il capo di Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici… Fisserò un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò perché abiti in casa sua… Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore… io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio” (2Sam 7). Davide riceve quindi la promessa di terra e discendenza, alla pari di Abramo e dei Patriarchi; una promessa che si realizza nell’immediato nel regno e nel figlio Salomone, ma che trova l’approdo finale in Gesù, chiamato spesso in tutto il NT “Figlio di Davide” (ad esempio, Mt 1,1s; 20,30s; Mc 10,46s; Lc 18,35-38; At 13,23; Rm 1,3; 2Tm 2,8; Ap 22,16).

Ma anche qui, all’apice della gloria, Davide mostra tutta la sua miseria, questa volta personale. Egli è tanto amante di Dio quanto delle donne; questo all’epoca non era considerato un comportamento grave per un re, ma lo diventa quando, per avere Bersabea, Davide finisce per ordinare la morte indiretta del legittimo marito Uria. Accecato dalla passione, il re manda in battaglia in prima linea questo suo soldato, un uomo che per di più era onesto, fedele alla legge della guerra santa che impediva ai combattenti di avere rapporti sessuali in tempo di guerra. Bersabea rimane incinta del re, il figlio non può passare in nessun modo sotto la paternità di Uria, e così Davide liquida il problema senza mezzi termini (2Sam 11). Tocca ora a Natan smascherare il peccato di Davide, e lo fa evitando le ire di questo re pericoloso inducendolo abilmente ad accusare se stesso; il re mostra la sua grandezza d’animo riconoscendo il proprio peccato, pentendosi e accettando la punizione di Dio, in termini per noi piuttosto incomprensibili (2Sam 12). Infine, la nascita di Salomone sancirà la riconciliazione tra Davide e il suo Dio; almeno questa volta il finale è lieto.

Conclusione

Questa velocissima panoramica può aver sconvolto un lettore dall’animo delicato. Non dimentichiamo però che anche questi testi sono Parola di Dio, e che non soltanto contengono un messaggio per l’oggi, ma illuminano il mistero di Dio. Il cristiano legge l’Antico Testamento alla luce del Nuovo, della persona di Gesù. Per questo ritornerei al testo di Mt 1, così apparentemente arido ma in realtà assai ricco: parlando delle origini di Gesù, Matteo enumera antenati illustri, insieme ad altri poco raccomandabili, come se Gesù fosse (e lo è) l’erede di tutta quell’umanità che ha avuto a che fare con Dio, una umanità vera, quella ben conosciuta da tutti, fatta di eroismi e di porcherie, fatta di santità e di peccato. Il Figlio di Dio è figlio dell’uomo, e ha assunto questa umanità vera, non quella incipriata che esiste solo nelle buone intenzioni. E proprio con questo gesto estremo, di un Dio che si è davvero compromesso con l’umanità vera, la nostra, egli dimostra in modo veramente totale il suo amore incondizionato, un amore che dà valore alla storia dei nostri padri e dei loro figli, un amore che non approva il male ma lo assume in un progetto di bene e di salvezza più grande. Dio ha amato la nostra (ripeto: nostra) storia di peccato e di amicizia con Dio, per nutrire la nostra speranza oggi: nonostante tutte le nostre ingiustizie egli rimane qui, come giudice e come Padre di misericordia, che attende il pentimento e che continua a edificare per tutti la sua grande casa.

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