Di don Pier Paolo Nava

Un confratello betharramita di Terra Santa diceva: “Gerusalemme è un mistero“, una realtà dai contenuti così vasti da sfuggire a ogni intelligenza. Ieri Gerusalemme è stata il perno essenziale delle religioni ebraica e cristiana, e uno dei punti centrali dell’Islam. Oggi essa è, politicamente, capitale contesa tra due popoli, e come ieri è il crocevia delle tre religioni monoteiste, meta di pellegrinaggi, calamita religiosa. Per noi cristiani essa è la Chiesa madre, la sede della prima comunità, quella raccontata dagli Atti degli Apostoli. E’ testimonianza del peccato religioso fondamentale, cioè la divisione (spesso conflittuale) non solo tra ebrei, cristiani e musulmani, ma anche tra gli stessi cristiani, chiamati da Cristo all’unità (Gv 17,20-21). E poi c’è la Gerusalemme celeste (Ap 21-22), la meta del progetto di Dio che intende radunare tutti i popoli (Is 2) nella sua casa paterna. Luci e ombre di una città che ormai è diventata tutta un simbolo; luci e ombre di tutta la vicenda umana, che in Gerusalemme è riprodotta in miniatura. Cerchiamo di dire qualcosa della Gerusalemme biblica: città storica, città religiosa, città del futuro.

Gerusalemme, la città di Davide

Così essa viene sovente chiamata, perché fu conquistata dal re Davide intorno al 1000 a. C., il quale ne fece la capitale del nuovo grande stato che andava sorgendo. Tale conquista viene narrata in 2Sam 5,6-12, in termini sobri e anche trionfalisti, si esalta la facilità con cui Davide raggiungeva i propri obiettivi politici e militari. Questo non è certamente il punto centrale della questione; lo è piuttosto l’incontro tra Dio che entra in Gerusalemme con la sua Arca dell’Alleanza (2Sam 6) e Da-vide (2Sam 7). Da questo incontro scaturisce la grande promessa: il Dio che ha accompagnato il suo eletto (Davide) e il suo popolo finora, anche per il futuro darà stabilità al popolo e una discendenza al re. Sulla base del giuramento di Dio, Gerusalemme diventa condominio perenne di Dio e di Da-vide, finestra di comunicazione tra cielo e terra, deposito e spaccio dei benefici di Dio per il suo po-polo. Davide è il nuovo Abramo, cui Dio ha promesso un nome grande (= rilevante, prestigioso nel mondo: vedi Gen 12,2); come anche Gesù sarà il nuovo Davide (Mt 1), nella nuova Gerusalemme che è la sua stessa Persona di Dio fatto Uomo. In questo senso, anche quando la dinastia dei succes-sori di Davide si estingue con la caduta di Gerusalemme nelle mani dei Babilonesi (587 a. C.), la promessa giurata di Dio a Davide non viene meno, fino ad oggi.

Gerusalemme, la città di Dio

Ancora in 2Sam 7, Dio contraddice Davide e Natan, il profeta ufficiale del re. Davide vuole costruire la casa di Dio nella nuova capitale? Ebbene no: “Sono io che ti ho preso dai pascoli (tu, Davide, vieni dal nulla)… è il Signore che farà a te una casa” (2Sam 7,8.11). Dio entra nella sua casa (il Tempio) e nella sua città non come un ospite illustre, ma come il padrone, come padre e giudice delle azioni umane: “Io gli sarò padre (si riferisce alla discendenza del re) ed egli mi sarà figlio. Se farà il male, lo castigherò come usano fare gli uomini, ma non ritirerò da lui il mio favore” (2Sam 7,14). L’attenzione si sposta quindi da Davide per scendere sul figlio e successore Salomone, il quale edificherà il Tempio (1Re 6-9).

Inizia così una coabitazione che risulterà però assai problematica. Nei libri profetici Gerusalemme rappresenta tutto il popolo di Israele, e come tale essa viene aspramente ripresa: invece di essere luogo di dialogo di Dio con il suo popolo, la città si è venduta ad altri dei (tra tanti testi, si può leg-gere Is 1,21ss, e il bel testo simbolico di Ez 16).La città santa diventa l’emblema del tradimento (Ger 3,6) da parte dei capi, dei sacerdoti (Ger 20,12), dei profeti (ad es. Ez 13), e il popolo ovvia-mente li segue. La parola profetica allora annuncia in cambio che Dio abbandonerà Gerusalemme (Ez 9,9), ripudierà i suoi capi e si occuperà direttamente del suo popolo, sarà il vero pastore, quello buono, che risolleverà il suo gregge martoriato (Ez 34, con Gv 10,1-18). La città è quindi destinata alla distruzione (Ger 6,2.8), come condizione affinché nasca una nuova realtà finalmente fedele a Dio.

La Gerusalemme nuova, meta dei popoli

Anche nei tempi difficili, Gerusalemme non cessa di essere simbolo di speranza. La città può pentirsi del suo male e tornare a Dio, riscuotendosi e riabilitandosi (Is 51,17-52,12: testo composto dopo il 587 a. C.). Sulla base del pentimento, Dio renderà Gerusalemme di nuovo pura, cioè adatta ad essere sua casa (Is 40,1-2). La gloria di dopo darà maggiore di quella di prima: non solo Israele tornerà nella Città Santa (Is 35,1-10), ma Gerusalemme si ritrova al centro di un mondo rinnovato (Is 60-62), e verso di essa tutti i popoli si dirigono. Il testo forse più importante al proposito è Is 2,1-5: dopo aver denunciato il male del popolo (Is 1), il profeta ora annuncia salvezza, nuova comunione di Dio con il suo popolo; Gerusalemme diventa il luogo, il simbolo e il segno attraverso il quale Dio Padre viene ad incontrare ogni popolo, e il frutto di questo incontro sarà la pace universale (Is 2,4).

Questa prospettiva compare alla fine della Bibbia, in Ap 21-22. Dopo aver annunciato il giudizio finale di Dio sull’umanità e la fine del potere del male (Ap 20,11-15), la nuova creazione di Dio è descritta come una Gerusalemme nuova donata da Dio (Ap 21), immagine della Chiesa – nuovo Israele fondata sui 12 Apostoli (Ap 21), faro universale e segno di benedizione, guarigione e sal-vezza per il mondo (Ap 22,1-5).

Ecco alcuni aspetti del mistero di Gerusalemme, con riferimento ad alcuni testi biblici essenziali. Dall’insieme degli elementi, Gerusalemme viene dipinta fondamentalmente come luogo di rivelazione – manifestazione di Dio nel mondo, quindi come luogo, dimensione concreta di un dialogo assai significativo per la vita e per la storia di molta gente. In questo dialogo, l’umanità (perché Gerusalemme a livello simbolico è in tutto e per tutto la città dell’uomo) si confronta e si scontra con il divino, con una presenza invadente, percepita a volte come ingombrante, e comunque mai addomesticabile. Su questa linea, Gerusalemme è anche città di un popolo eletto – adottato da Dio, è una realtà associata, con tutto ciò che rende rilevante e conflittuale il vivere insieme, l’essere “popolo di Dio” sulla base di relazioni vere, giuste e pacifiche, nel modo indicato dalla Legge di Dio.

Gerusalemme, città della rivelazione dell’Alto e di dialogo – relazione a tutti i livelli: è questo uno degli aspetti essenziali del suo mistero. Per noi cristiani, che viviamo nell’era della Nuova Gerusa-lemme, i due elementi “rivelazione e relazione” sono tratti essenziali, carta di identità della vita in-tima e “misteriosa” della Chiesa. Chiesa come anticipo già ora e annuncio della Nuova Gerusalem-me: chiamata ad essere faro per il mondo, al centro del suo mistero e della sua vocazione a popolo eletto di Dio stanno la Parola di Dio (rivelazione da ascoltare e da obbedire) e la comunione intesa come tessuto di relazioni. Parola e Missione; fede ricevuta e fede donata, “detta a vicenda” tra i cre-denti e a quanti non credono o cercano un centro di gravità.

Nella Chiesa, Dio Padre ancora parla a tutti, chiama tutti a conversione (quelli “dentro” e quelli “fuori”), chiama i figli prodighi a tornare a casa, affinché si realizzi finalmente il pellegrinaggio dei popoli verso la meta in cui essi sono da sempre attesi, nella casa del Padre.

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