In questi anni, dopo il mio ritorno da Israele, spesso sono stato chiamato a parlare dell’Antico Testamento, commentando passi famosi e molto più di frequentemente quelli meno conosciuti o di più facile presa per un pubblico occidentale.
Ho registrato molte perplessità e spesso idee negative nei confronti del Dio dell’Antico Testamento: in particolare quella di un Dio primitivo, le cui caratteristiche sono la collera, la gelosia, l’arbitrarietà, di qualche signora ha messo il evidenza il «machismo».


Jhwh, così è chiamato il Dio dell’Antico Testamento, è mal digerito da molti cristiani e cristiane occidentali anche nel nord-est dove vivo.
È un Dio che spesso è messo in concorrenza con quello del Nuovo Testamento, ritenuto la quintessenza dell’amore, della compassione e del perdono.
Una conoscenza sommaria e, ahimè catechistica e scolastica, dell’Antico Testamento sembra confermare l’opinione comune. Infatti, praticamente fin dalle prime battute della Genesi vediamo il Dio creatore imporre un divieto (Gen 2,17) che sarà inesorabilmente trasgredito dal primo uomo e dalla prima donna trascinando tutta l’umanità verso un ciclo di rivolte e di spietate repressioni. Su tutti regna il diluvio (Gen 6-9).
Nella storia di Abramo, dopo una prima sollecitudine, assistiamo a un Dio sanguinario e beffardo che chiede al patriarca di sacrificargli l’unico figlio avuto da Sara e per giunta promesso e atteso per molti anni.
Nel libro dell’Esodo le cose non vanno migliorando. La storia è quella di una liberazione in cui Dio si schiera con gli oppressi, strappandoli dalle mani di un tiranno. Ma l’immagine di Dio ne esce offuscata perché libera con crudeltà, tanto da mettere a morte tutti i primogeniti degli egiziani. Nel deserto poi quanto gli israeliti si voteranno al vitello d’oro non si farà scrupolo di sopprimere i peccatori. Se poi ci soffermiamo su Mosè, uno dei protagonisti dell’uscita dall’Egitto, Dio dopo averlo convinto con fatica a ritornare dai suoi fratelli gli va incontro e tenta di farlo fuori (Es 4,24-26).
Nella stessa Legge non mancano prescrizioni che oggi appaiono rigate di crudeltà. Deuteronomio 13 prevede lo sterminio di tutta una città nel caso in cui i suoi abitanti mostrassero interesse per altri dèi, diversi dal Dio di Israele. È un Dio giustiziere!
I profeti pre-esilici (= prima della distruzione di Gerusalemme del 587 a.C.) non la smentiscono, anzi ne caricano le tinte fosche. Amos e Michea non fanno praticamente altro se non predicare la collera di Dio e annunciare un giudizio su Israele.
La medesima idea sembra aver guidata la mano dello storico della grande opera storiografica costituita dai libri che vanno da Deuteronomio a 2 Re: un testo che spiega la distruzione di Gerusalemme avventura nel 587 a.C. e la conseguente deportazione di parte della popolazione a Babilonia ad opera di Nabucodonosor. Nella distruzione di Gerusalemme e nella conseguente deportazione ha agito la mano di Dio come castigo per l’infedeltà di tutto Israele.
Di fronte a molte pagine dell’Antico Testamento in cui Dio assume il linguaggio della gelosia e i toni guerreschi e militaristi, oggi molti cristiani si turano gli orecchi per non udire fatti di sangue e rifiutano un Dio di tal genere.
Non sono però gli unici. Nella storia del cristianesimo famosa è la posizione di Marcione, che visse verso la seconda metà del II sec. d.C. Era un armatore che si cimentò anche come teologo. Sotto l’influenza di una visione gnostica del mondo e caricato da una certa lettura delle lettere di Paolo, in cui si accentua il contrasto tra Legge e Vangelo, afferma che il Dio dell’Antico Testamento non è altro che un demiurgo, cioè un dio minore, responsabile di una creazione malvagia, fondata sul principio della retribuzione e privo di qualsiasi nota di bontà e men che meno di amore. Solo con Cristo sorge, secondo Marcione, una nuova rivelazione basata sulla pura bontà, una bontà che la creazione materiale e il suo creatore non avevano conosciuto. Marcione nella sua logica rifiuta in blocco l’Antico Testamento, considerandolo come la testimonianza di un dio crudele e sanguinario.
Una scelta che rischia di gettar via il bimbo con l’acqua sporca, d’altra parte la presenza di certi passi truci non può essere taciuta o fatta passare sotto silenzio.
Il mio intento non è quello di difensore del Dio dell’Antico Testamento. Credo non ne abbia poi molto bisogno. Il tentativo di queste brevissime note che, spero di pubblicare con una certa frequenza, è quello di mostrare in quali contesti si sono formate certe idee di Dio, perché la Bibbia è sì la Parola di Dio, ma la sua veste è umana. E tale veste è sempre segnata dal tempo e dallo spazio: voglio dire, da un contesto storico ben preciso da cui non dobbiamo mai prescindere, pena il considerare la Bibbia come un libro piovuto dal cielo.
Molte della difficoltà che ho incontro quando parlo dell’Antico Testamento e del Dio che in esso agisce, nascono da una lettura indifferenziata e atemporale dei testi. È una lettura che non tiene conto delle circostanza storiche e culturali delle testimonianze veterotestamentarie. D’altra parte spesso non si ha il tempo per approfondire e allora in una società veloce come la nostra ci si accontenta di conoscenze superficiali e fruibili senza molto sforzo. Da qui spesso nascono le affermazioni gratuite e il più delle volte non fondate criticamente.
Il Dio dell’Antico Testamento, come ogni realtà che ci viene dal passato (idee, edifici, usi, costumi, tradizioni culinarie …), ha una storia ed è importante non cancellarla. Anzi più la si conosce più le realtà del passato escono dagli armadi ammuffiti e prendono nuovamente vita.
Ancora, come parlavano di Dio i padri della Chiesa è diverso da come ne parlavano gli autori Medioevali o quelli del Rinascimento e noi oggi ne parleremo in modo ancor differente. L’Antico Testamento non è venuto alla luce in un giorno e una notte, e per mano di un unico autore. I testi sono frutto di un lungo se non lunghissimo periodo di gestazione. L’arco va dai 500 anni in su e solo per difetto.
Per una riflessione seria e fondata su Dio è importante quindi prendere coscienza della diversità di testimonianze che si sono depositate nell’Antico Testamento e che ne tracciano una storia. Ecco perché è opportuno descrivere i diversi modi in cui Israele ha presentato il suo Dio. Mi propongo una specie di «biografia» del Dio di Israele e che noi cristiani chiamiamo dell’Antico Testamento. Prima di far questo è bene spendere una parola sul nome proprio del Dio di Israele, Jhwh.
Non però ora… è tardi.
Buona Notte.

2 Commento

  1. Da molti anni mi domando perchè il Dio dell’AT è così diverso dal Dio del NT.
    Purtroppo anche la risposta di cui sopra non ha dissipato le mie perplessità e dato risposta ai miei interrogativi.
    Il dubbio rimane.

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