Di Anna Maria del Prete

Ester è la protagonista del libro che porta il suo stesso nome e che insieme a quello di Tobia e di Giuditta costituiscono una trilogia inserita nella Bibbia subito dopo i libri storici. Questo libro ha la caratteristica particolare di avere un testo ebraico assai diverso da quello greco, il quale vi apporta diverse aggiunte tra cui due bellissime preghiere, l’una posta sulle labbra di Ester e l’altra su quelle di Mardocheo, suo cugino.

Ester. Chiesa della Dormitio al Monte Sion di Gerusalemme
Ester. Chiesa della Dormitio al Monte Sion di Gerusalemme

Ester, una piccola ebrea deportata da Gerusalemme durante l’invasione di Nabucodonosor re di Babilonia, orfana di padre e di madre è adottata dal cugino Mardocheo che “l’aveva presa come propria figlia” (2,7) Essi vivono a Susa, città di Babilonia dove il re persiano usa trascorrere il tempo invernale. Ed è proprio nel corso di uno di questi soggiorni che vengono inquadrati gli avvenimenti che sconvolgono la tranquilla vita di Ester. Il re Assuero, passato alla storia con il nome di Serse I, il potentissimo re persiano “che regnava dall’India fino all’Etiopia sopra centoventisette province” (1,1) cerca una moglie tra le ragazze del suo regno. Vengono radunate tutte le vergini nel palazzo di Susa, tra queste Ester. Arriva il momento della presentazione e Assuero è colpito da Ester “donna di presenza bellissima e di aspetto affascinante…(la) amò più di tutte le altre donne… le pose in testa la corona regale e la fece regina” (2,7.17). Inizia così la “favola” della “cenerentola” orfana che diventa la moglie del grande Assuero e del cugino Mardocheo che “aveva stanza alla porta del re” (2,19). In realtà Ester non ha mai amato la ricchezza di corte a cui è costretta, come lei stessa confessa al Signore “detesto l’emblema della mia fastosa posizione che cinge il mio capo nei giorni in cui devo fare comparsa..”  (4,17v) e ha sempre conservato il suo cuore integro per il Signore “la tua serva non ha gioito di nulla se non di Te, Signore, Dio di Abramo” (4,17y).

Presto, però, la scena muta e si tinge di tinte scure. Il nuovo ministro del re, Amàn esige che ognuno pieghi il ginocchio e si prostri dinanzi a lui. Mardocheo rifiuta perché “un Giudeo” si genuflette solo davanti al suo Dio. Il ministro diviene furioso e convince il re ad emettere un editto reale con l’ordine di sterminare gli ebrei da eseguire in un giorno e in un mese che verrà definito dalle “sorti”, ossia dai “dadi”. È la fine per questo popolo già prostrato in una situazione di schiavitù. Ma ecco viene chiamata in aiuto Ester che appare illuminando la scena fosca di prepotenza e violenza. Ella, la regina deve intervenire presso il re per cambiarne il cuore informandolo sulla situazione di tradimento che si tramava alle sue spalle e che avrebbe, tra l’altro, portato alla distruzione del popolo ebreo. La sua prima reazione è quella della donna saggia e prudente che conosce bene le regole stabilite dalla casa reale che proibiscono a tutti di presentarsi al re senza essere chiamati, pena la morte. L’invito si fa pressante ed ella comprende di essere lo strumento del Signore per salvare il suo popolo dall’eccidio e obbedisce. Ma prima di sfidare la legge umana si affida al braccio potente del Signore. Chiede a tutti i giudei di unirsi a lei nel digiuno e nella penitenza per tre giorni mentre il suo cuore si apre alla supplica verso il suo Dio, il Dio dei suoi padri “che ha scelto Israele da tutte le nazioni” per farne il suo popolo. È la drammatica preghiera del disperato la cui fiducia è solo in Dio, un’invocazione dal tono fortemente personale, eppure voce di tutti i perseguitati ed oppressi. La preghiera di una donna percorsa contemporaneamente dall’ansia e dalla fiducia, dal timore e dalla certezza del sostegno divino. È un inno alla potenza e all’amore misericordioso di Dio di cui trascrivo qui alcune battute:

Mio Signore, nostro re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e che non ho altro soccorso se non te, perché un grande pericolo mi sovrasta. Io ho sentito fin dalla nascita, nel seno della mia famiglia che tu, Signore, hai scelto Israele da tutte le nazioni come tua eterna eredità. Ricordati, Signore, manifestati nel giorno del nostro dolore e dammi coraggio! metti sulle mie labbra parole ben calibrate di fronte al leone e volgi il suo cuore all’odio verso chi ci combatte. Salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto perché sono sola e non ho altri che te, Signore!…Dio che domini tutti per la tua potenza, ascolta la preghiera dei disperati, liberaci dalla mano degli empi e libera me dalla mia angoscia! (Dal capitolo IV del testo greco).

In questa preghiera Ester si confonde con il suo popolo e passa dal singolare al plurale perché la sua voce si trasforma in quella di tutti i suoi fratelli oppressi. Alla base di questa invocazione c’è la certezza dell’invincibilità dell’amore divino il quale interverrà operando un vero e proprio ribaltamento, come quello annunziato dai profeti per il ‘giorno del Signore’: l’empio che si era esaltato sarà umiliato, il perseguitato sarà intronizzato e glorificato, alla morte subentra la vita, allo sterminio la salvezza.

Conclusa la preghiera, Ester si spoglia dei panni di penitenza per ricoprirsi “di tutto il fasto del suo rango. Divenuta così splendente di bellezza, dopo aver invocato il Dio che veglia su tutti e li salva” (5,1a) parte per la sua missione. “Il suo viso era gioioso, come pervaso d’amore” (5,1b), ma sotto tanta bellezza c’era il cuore di una donna umile e semplice impegnata in una impresa più grande di lei per cui “Il suo cuore era stretto dalla paura” (5,1b). La regina, attraversate l’una dopo l’altra tutte le porte si trova alla presenza del re. Egli è seduto sul trono regale…con un aspetto molto terribile. Alza il viso splendente di maestà e guarda in un accesso di collera. La regina si sente svenire… e poggia la testa sull’ancella che l’accompagnava, ma Dio volge a dolcezza lo spirito del re ed egli, fattosi ansioso balza dal trono, la prende tra le braccia, sostenendola finché non si riprende” (5,1d-e) Con alcune spennellate di grande maestria, l’autore biblico dipinge questo quadro in cui si alternano momenti di tenebre e di luce, sentimenti di coraggio e di paura, atteggiamenti di potere e slanci d’ amore. Tutto è rischiarato dall’intervento del Signore che trasforma i cuori degli uomini e li apre all’amore. Il re, colpito dal gesto coraggioso della sua regina, si impegna a realizzare ogni suo desiderio ed ella chiede la vita per sé e per il suo popolo mentre rivela al re il piano perverso del suo ministro Amàn che voleva distruggere e sterminare il popolo per perseguire il suo piano prevaricante nei confronti del re a cui si opponeva Mardocheo, ebreo e cugino di Ester. La storia termina con l’impiccagione del ministro sul palo che proprio lui aveva fatto preparare per Mardocheo e con l’uccisione “di tutta la gente armata di qualunque popolo e di qualunque provincia” che avesse tentato di danneggiare in qualche modo il popolo ebreo. Dunque il bene trionfa sul male, il “cattivo” è stato impiccato sull’albero preparato per il “buono”.

Ed è proprio Ester all’origine di questo ribaltamento delle sorti. Modello di fede in Dio e di amore per il suo popolo, ella è disposta a donare la vita per esso e grazie a questo suo amore pronto a sacrificarsi fino in fondo la verità ha trionfato e il bene ha vinto il male in una situazione di prepotenza che sembrava inespugnabile.

Per celebrare questo ribaltamento è stata stabilita una festa dalla Bibbia stessa (cfr cap.9). È la festa di purim, “ribaltamento” in ebraico e “dadi” in accadico, fissata per il 15 Adar (il nostro febbraio circa), dura un giorno ed è preceduta dal giorno di digiuno (digiuno di Ester). Il senso vero della festa è ricordare che Dio salva il suo popolo. Oggi è diventata una festa profana molto popolare con molti elementi simili al nostro carnevale, ma per gli ebrei è sinonimo di liberazione, di salvezza e alcune comunità la celebrano nella ricorrenza di un evento particolare di liberazione.

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