«1Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia: 2Ruben, Simeone, Levi e Giuda, 3Issacar, Zàbulon e Beniamino, 4Dan e Nèftali, Gad e Aser. 5Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto.  6Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. 7I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno».

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L’inizio di un libro è importante perché fornisce le coordinate per la sua lettura.

Es 1,1-7 non fa eccezione. Con maestria il narratore sposta l’attenzione dalla storia della Genesi, che si era conclusa con la discesa in Egitto di Giuseppe e i suoi fratelli, a un nuovo mondo: da dodici figli si passa a settanta persone e sullo sfondo la terra dei faraoni.

Una storia di nomi e di volti

L’incipit è una serie di nomi: «Questi sono i nomi dei figli di Israele… Ruben, Simeone, Levi e Giuda…». Siamo invitati a sostare sulla totalità di Israele che è sceso in Egitto; pertanto, ricordare i loro nomi è ricordare la genealogia, le proprie origini, è tuffarsi nella memoria storica di Israele, del passato e quindi di se stessi. Una chiave di lettura del brano è la ripetizione dell’espressione «figli di Israele (b‘nê yisra’el)» che ritroviamo all’inizio e alla fine sezione. Nel v. 1 sottolinea la continuità con Gen 46,8-27, che elenca i nomi di quanti scesero in Egitto. L’inizio dell’Esodo costituisce perciò un richiamo esplicito all’ultima pagina della Genesi, collegando strettamente le due narrazioni. La frase al v. 7 evidenzia invece la discontinuità perché si muove dalle vicende di una sola famiglia, quella di Giacobbe/Israele a quelle di un popolo intero, Israele. Un semplice dato statistico ci mostra la sua importanza. Mentre la frase ricorre solo due volte nella Genesi (32,33; 36,31), nell’Esodo si ripeterà per 125 volte. Ciò significa che, con il cambio di vocabolario, noi lettori siamo sollecitati a spostare la nostra attenzione su questa nuova realtà: Israele, il popolo di Dio. Questo spostamento è accentuato nel v. 6 dove siamo informati che non è solo morto Giuseppe, ma l’intera generazione della Genesi.

La prospettiva del narratore è chiara: gli inizi di Israele quale popolo di Dio devono essere rintracciati nel periodo precedente l’esodo, con buona pace degli storici moderni. Di conseguenza quello che seguirà sarà la storia del popolo di Dio.

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