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La via dei malvagi è presentata nei vv. 4-6. Al centro vi è il verbo «alzarsi», «reggersi» (in ebraico qûm). Il termine è carico di allusioni militari, processuali oltre che somatiche. I malvagi non potranno ergersi sicuri nella stessa storia umana. Il salmista traduce in versi l’ottimismo di una certa sapienza biblica convinta che già ora e qui Dio interviene per raddrizzare e correggere l’umanità distorta. La prospettiva futura per i malvagi è ancora peggio. Infatti essi non potranno «alzarsi» a parlare e a difendersi nel giudizio finale, non riusciranno a «reggere» di fronte alle accuse di Dio. Di conseguenza saranno esclusi per sempre dalla comunità degli uomini giusti e buoni.
Il salmo è un vigoroso appello per la scelta del bene, della verità e della giustizia. Solo in questo si realizza la beatitudine. Un antico verso della stele del faraone Amenofis I, conservata presso il museo egizio di Torino, recita:

«Beato chi ti possiede nel cuore! Infelice chi ti combatte!».

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