La svolta del salmo è dettata dal «ma» del v. 4. Esso segna il passaggio dall’oscurità alla luce e marca la svolta dell’invocazione dal lamento alla fiducia, dall’incubo alla speranza. Dio non è più lontano, non è più estraneo è un «Tu» a cui rivolgersi, segnando un mutamento di atmosfera.

Contro la numerosa schiera di nemici c’è solo lo «scudo» (testo ebraico) di Dio. Dio stesso è scudo. Il Signore si avvicina e «solleva» alto il capo del suo fedele perché dall’umiliazione passi alla gloria del trionfo. L’evangelista Giovanni riprenderà questa immagine per leggere la vicenda terra di Gesù di Nazareth: egli è l’umiliato nella sofferenza e nella morte che viene innalzato nella gloria divina (Gv 3,14-15).

Il grido di invocazione del fedele non cade nel vuoto,ma è raccolto dal Signore che è prossimo ai giusti attraverso la sua presenza identificata nel «monte santo» (v. 5). S. Agostino commentando scriveva: «Leva la tua voce per ascoltare in profondità la tua anima c’è sempre Qualcuno, Dio!».

[Continua…]

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