I vv. 6-7 rievocano l’immagine della notte. Per alcuni, essa sarebbe evocata dall’orante per ricordare la notte di preghiera passata nell’interno del tempio in attesa che all’alba Dio rivolgesse una parola carica di speranza e annunciatrice di liberazione per bocca del sacerdote. Per altri, invece, l’immagine evocherebbe l’oscurità come metafora del dolore da cui si spera di essere salvati.

La notte è un «grembo di morte», simile al caos che precedente la creazione (Gn 1,2-5). Il, giorno, invece, è segno di vita: ogni alba che si apre sul mondo è come l’inizio di una rinnovata creazione. è la testimonianza della vittoria sfolgorante di Dio sul nulla e sul caos.

Così le donne e i discepoli scopriranno all’alba la tomba vuota e sempre all’alba sarà annunciato dall’uomo vestito di bianco che Gesù «non è qui. È risorto» (Mt 28,5).

All’immagine della notte si sovrappone quella dell’esercito schierato come per un assedio intorno al giusto. Ciononostante il cuore del fedele è sereno perché egli ha affidato la sua sopravvivenza a Jhwh delle schiere. Riecheggiano le parole di Gesù del vangelo di Giovanni: «Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il monto!» (Gv 16,33).

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