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Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.

 

Dio non si accontenta di separare ma impone il nome di «giorno» alla luce e di «notte» alle tenebre. Nel Vicino Oriente Antico ( = VOA) dare il nome era segno di signoria sulla cosa nominata (cf. 1Re 24,17; 2Cr 36,4; Gen 17,19; 35,10; 1Cr 22,9) 1. Qui c’è molto di più: viene dato il nome e con esso una destinazione nel nuovo ordine della creazione.

La signoria di Dio non è solo sulla luce, ma anche sulle tenebre. Quello che colpisce è che Dio non distrugge le tenebre, una delle forze del caos descritte nel versetto 2, ma le iscrive dentro un “ordine” ponendo loro dei confini invalicabili. L’ordine della prima opera creata nel primo giorno emerge anche letterariamente nel chiasmo del versetto 5:

Chiamò Dio la luce giorno,
le tenebre, invece, chiamò notte.
E fu sera e fu mattina: giorno primo

C’è opposizione tra luce e tenebra che non viene superata con l’eliminazione dell’elemento negativo, anzi essa diventa l’occasione di creare il ritmo del tempo fatto di “giorno” e di “notte”.

«E fu sera e fu mattina, giorno primo». L’espressione chiude l’attività di ciascun giorno (v. 8.13.19.23.31; cf. 2,2). Sullo sfondo vi è probabilmente un calendario lunare, dato che il computo della durata del giorno si fa a partire dalla sera; litanicamente il narratore ripete ogni volta che viene sera e poi mattina. L’ordine sera e mattina, va oltre il mero computo del giorno, perché detta la vittoria ordinatrice e positiva della luce sulle tenebre.

Dio ha creato il giorno nel suo svolgersi quotidiano attraverso la successione di una sera e di un mattino: Dio crea il tempo, è il Signore del tempo. Una giornata si ritma sulla reciprocità di notte e giorno e questo esprime simbolicamente che ogni giornata è parabola dell’esistenza umana in quanto contiene il memoriale di una nascita, di un venire alla luce, e il memoriale di una morte, di un entrare nell’ombra e nel buio, la testimonianza di una gioia e di una situazione spaventosa, di una chiarezza e di uno stato di indistinzione, di confusione.

  1. Cf. Testa, Genesi. Storia primitiva, 258.

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