Il racconto della creazione, quello della caduta di Adamo, lo stesso diluvio universale come anche l’esperienza dell’esodo hanno la forma e la funzione del mito.

Che cos’è un mito? Questo bisogno fondamentale dell’uomo?

«È un tipo di racconto, di scena o di quadro nel quale l’uomo esprime le sue idee più profonde sulle proprie origini, la propria vita coi suoi problemi o misteri, e infine sul suo destino.

Non c’è mito senza Dio o uno dei suoi possibili sostituti: il mito dà all’esistenza umana dimensione, anima e senso; indica un’origine o descrive una fondazione e in questo modo istituisce e garantisce l’identità di un gruppo in una relazione diretta al cosmo e a Dio, relazione percepita come naturale.

Per sua natura il mito mette in scena Dio e gli dà la parola, in primo luogo quella che parla di lui, che lo «rivela»; per questo la sua funzione è tanto importante nella storia, che comprende quella di Dio o degli dei. E il mito genera miti e altri ne incrocia, che gli subentrano e quindi lo trasformano; senza dimenticare le serie di commenti che l’accompagnano.

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Tutto ciò avviene nella maggior parte dei grandi momenti della scrittura della Bibbia, la quale inanella mito su mito, è una grande combinazione di miti commentati. Nella Bibbia come nell’opera di Omero la storia è fatta tanto dagli dei quanto da eroi sovrumani, è amalgama di mito e leggenda. Agli occhi dell’uomo d’oggi non potrebbe essere storia nel senso moderno del termine, né la sua fonte.

È qualcosa d’altro che trascende la storia, a iniziare dalla voce che fa dire all’uomo, quello di un tempo e quello di sempre, l’immortale e cruda verità di ciò che egli è: di fronte all’universo, alla società e a se stesso; quale testimone dichiarato di una figura che egli sollecita, che lo soggioga e che egli chiama Dio. Questa è la funzione del mito, l’essenza della Bibbia» 1.

  1. Paul, A., La Bibbia e l’Occidente. Dalla biblioteca di Alessandria alla cultura europea (Biblioteca di cultura religiosa 68), Brescia 2007, 31-32

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