Dio nel terzo giorno realizza due opere: la separazione delle acque inferiori che vengono ammassate in un solo luogo lasciando emergere la terra asciutta (versetti 9-10) e il germogliare della vegetazione dalla terra (versetti 11-13).

9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. 11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

La separazione delle acque inferiori: Gen 1,9-10.

9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona.

Con una prima parola Dio ordina alle acque di riunirsi in un solo luogo e mentre il testo ebraico si limita a registrare: «E così avvenne», con la sua aggiunta («E si riunì l’acqua sotto il cielo nei loro luoghi di riunione e la terra-secca fu vista») il testo greco mostra il passaggio dalla terra invisibile 1 a motivo delle acque e delle tenebre di Gen 1,2, ad una terra che essendo illuminata e asciutta può essere vista e può divenire abitabile.

Il radunarsi delle acque in un solo luogo e l’apparire dell’asciutto richiama un altro grande evento: quello del Mar Rosso. Il racconto sacerdotale di quel fatto userà la stessa terminologia proprio per richiamare alla memoria l’intervento creatore di Dio:

«Le acque si divisero: gli israeliti entrarono nel mare all’asciutto» (Es 14,21-22).

L’esperienza della salvezza storica ha permesso di comprendere il ruolo creatore di Dio e così i due elementi — creazione e redenzione — si intersecano sempre nei racconti e nelle preghiere.

La creazione è presentata come il primo atto salvifico di Dio che domina quello che nel mondo semitico era divinizzato ed elevato a rango di Potenza, il mare. Lo restituisce quindi al suo status di creatura, limitato nella sua forza straripante e sottomesso al potere di Dio che è Signore anche delle acque (cf. Gen 31,35; Is 51,15).

La distinzione fra terra e mare è l’ultima  e decisiva separazione per la vita: ora ci sono gli ambienti vitali dove sarà possibile l’esistenza.

La terra produca…: Gen 1,11-13

11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Con il germogliare della vegetazione si passa dalla separazione e individuazione degli spazi al loro ornamento. Seguendo una strutturazione chiastica, il primo spazio a venir ornato è la terra asciutta che per ultima era stata circoscritta.

Dato peculiare di questi versetti rispetto a quelli precedenti è che qui la creazione appare indiretta e mediata. Se Dio si rivolge agli elementi celesti (luce, firmamento, astri) con un ordine perentorio e assoluto: «Sia», «Siano»; agli elementi terrestri già creati Dio si rivolge con un comando che in un certo senso li coinvolge e li chiama ad una fecondità: «la terra produca… (tadšēʾ hāʾāreṣ dešeʾ)». Dio affida alla terra la capacità di produrre germogli, erba verde; si instaura così una sorta di cooperazione tra la terra e Dio.

L’insistenza con cui il narratore ripete da qui in avanti la formula «secondo la loro specie», attesta una precisa teologia che pensa l’universo ben organizzato: la vegetazione non è una massa caotica di verde, ma un tutto ben articolato e ordinato «secondo la propria specie».Schermata 2016-01-17 alle 12.24.24

La «specie» (mîn) prosegue l’opera di separazione e distinzione che è ordinamento armonico e dunque vita. In essa si riflette lo spirito scientifico e classificatorio della tradizione sacerdotale e la sua concezione della creazione come opera di ordinamento e armonia che si esplicita nella distinzione e differenziazione perché l’ibrido è percepito come fattore di impurità (cf. Lv 19,19: «Osserverete le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due specie di semi, né porterai veste tessuta di due diverse materie») 2.

Dato che il nostro autore ha intenti artistici e non possiede le conoscenze scientifiche moderne non c’è da meravigliarsi che l’erba sia creata prima del sole.

  1. Cf. Wénin, Da Adamo ad Abramo, 28.
  2. Cf. Wenham, Genesis 1-15, 21. Un’opinione diffusa nel giudaismo (soprattutto del I secolo d.C.) sostiene che il mondo fu creato nel mese di Nisan, cioè il mese della Pasqua, «il primo mese per voi, l’inizio dei mesi» (Es 12,2), a partire dall’opera creata nel terzo giorno: «R. Jehoshua disse: Donde si ricava che il mondo fu creato a Nisan? Perché è detto: La terra fece uscire germogli, erbe che producono seme secondo la loro specie, e alberi che fanno frutti. E qual è il mese in cui la terra è piena di germogli e gli alberi fanno frutti? Si deve dire: è Nisan» (bRoš ha-šanah 11a). Questo motivo verrà utilizzato in ambito cristiano soprattutto nella simbologia pasquale della nuova creazione.

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