I versetti 26-31 sono tra i versetti più studiati e meditati della scrittura. Procederò commentando i singoli versetti ma prima diamo uno sguardo d’insieme:

26Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
28Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
29Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. 30A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Con la creazione dell’uomo si raggiunge il vertice del racconto e si può osservare come le opere create che hanno una più stretta relazione con l’umanità — la terra, casa dell’uomo (Gen 1,9-13), il sole e la luna che determinano il ciclo vitale (Gen 1,14-19) — siano state descritte in modo più dettagliato rispetto a quelle con un minor legame vitale.

Il ritmo cala e il tempo della narrazione si allunga: sei sono i versetti dedicati alla creazione dell’uomo e ciò enfatizza il suo significato 1 . Due sono le particolarità: la creazione dell’uomo non avviene tramite un comando e un’azione di Dio, ma è messo in scena tutto il cammino decisionale che porta alla sua creazione; la seconda è che il giudizio del versetto 31 non vale direttamente per l’uomo, ma in generale per quanto Dio ha fatto: nei confronti dell’uomo sembra quasi che il giudizio sia sospeso. In attesa di cosa? Forse della sua risposta libera?. I versetti sono molto curati e tutto fa perno attorno al versetto 27, dove per ben tre volte è ripetuto il verbo «creare»:

26a    Annuncio in prima persona dell’intenzione di Dio.
26b    Scopo della creazione dell’umanità: per governare la terra.
27    Creazione dell’umanità.
28    Benedizione sull’umanità: per generare e governare la terra
29-30    Dono di un doppio regime di alimentazione (umanità e animali)
31    Contemplazione

Annuncio dell’intenzione di Dio Gen 1,26a

Il narratore fa iniziare il discorso divino con «Facciamo» un plurale di prima persona. Esso probabilmente è un indizio delle tradizioni culturali precedenti a cui si ispira il testo. Nella storia dell’esegesi è stata avanzata più di una soluzione. Il plurale fa riferimento alla corte celeste.

L’ipotesi era già sostenuta da Filone e da vari commentatori rabbinici 2. È stata poi ripresa da Skinner, von Rad e Wenham e altri 3 . Sempre su questo filone interpretativo i padri della Chiesa hanno letto il plurale come un adombramento della Trinità oppure del Verbo 4. Gunkel ipotizza la presenza di un antico politeismo che la redazione sacerdotale non ha epurato del tutto 5. Esegeti come Clines e Hasel scorgono nella forma plurale una «pluralità» presente nella divinità 6: Dio si rivolgerebbe al suo Spirito che era presente e attivo all’inizio della creazione (Gn 1,2). Sebbene questo possa essere possibile (cf. Pr 8,22-31), non è molto plausibile perché il rûaḥ di Gen 1,2 fa riferimento al vento.

Vi è poi una spiegazione legata maggiormente alla grammatica: Keil, Dillmann, e Driver parlano di plurale maiestatico 7, ma esso è sconosciuto alla lingua ebraica, farà la sua prima comparsa solamente nell’aramaico dell’epoca persiana 8.

Una soluzione può essere quella di ritenere il verbo l’espressione di una sorta di deliberazione interiore di Dio: Egli parla con se stesso, quasi scindendosi in due soggetti, di cui l’uno affida l’incarico all’altro 9.

Questo inizio conferisce al discorso divino una maestosità inaspettata e immette già quella dimensione di pluralità, di relazionalità, di comunionalità che sarà la nota dominante della creazione dell’uomo.

L’oggetto del «fare» divino e poi del creare (Gen 1,27) è indicato dal vocabolo ebraico ʾādām: per il momento diciamo che esso ha un valore collettivo anche se è un singolare come forma grammaticale. Lo si può rendere in italiano sia con «umanità» sia con «uomo». A partire da Gen 5,1 vedremo che esso diventerà il nome proprio del primo uomo, Adamo.

  1. Wenham, Genesis 1-15, 27
  2. Nel Targum Jo. leggiamo: «Dio disse agli angeli che servono alla sua presenza, che erano stati creati il secondo giorno della creazione del mondo: Facciamo Adam a nostra immagine, come nostra somiglianza». Nel bellissimo e significativo testo midrashico di Genesi Rabba VIII,5 si dice che quando Dio «si accinse a creare l’uomo, gli angeli del servizio si divisero … Alcuni dicevano: Si crei; altri dicevano: Non si crei». Gli angeli dell’amore e della giustizia volevano che fosse creato; gli angeli della verità e della pace si opponevano. Poiché gli angeli rappresentano dei valori, questo midrash suggerisce che quattro valori fondamentali sono messi in crisi dalla creazione dell’uomo: l’amore, la verità, la pace, la giustizia. Verità e pace dunque si oppongono dicendo che l’uomo le offenderà: «Sarà menzognero», dice verità; «Sarà rissoso e farà guerre», dice pace. Ma amore e giustizia dicono: «Senza l’uomo chi ci realizzerà?». E mentre questi angeli-valori stavano discutendo Dio intervenne e disse: «Che cosa discutete? L’uomo è già creato!». Se si esaspera e si esagera la pienezza dei valori, la creazione diventa impossibile; ma se si parte da un’esigenza minima, allora può realizzarsi la profezia di Sal 85,11-12: Amore e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra, la giustizia si affaccerà dal cielo.
  3. J. Skinner, Genesis (ICC), Edinburgh 19302, 31; G. von Rad, Genesi (Antico Testamento 2/4), Brescia 1978, 69.
  4. L’interpretazione cristiana ha pensato da prestissimo ad un dialogo fra Dio e il Verbo, il Lógos che era in principio presso Dio (cf. Gv 1,1 ss.), ed è arrivata col tempo a sviluppare questo testo nel senso di una teologia trinitaria. L’Epistola di Barnaba dice: «Il Signore, a cui Dio aveva detto alla creazione del mondo: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”, ha sofferto per compiere la promessa» (V,5). E Giustino: «Questo Figlio, generato dal Padre prima di tutte le creature, era con il Padre ed è con lui che il Padre si intrattiene (cf. Pr 8,22)» (Dialogo con Trifone 62). Secondo Ireneo qui Dio parla al Verbo che fa e rifà l’uomo (Contro le eresie V.15.4), parla al Figlio e allo Spirito che sono «le due mani di Dio» (Contro le eresie, IV.20.1; V.1.3). Per Agostino da questo passo bisogna imparare «a vedere la Trinità dell’unità e l’unità della Trinità» (Confessioni XIII.22.32). Su questo cf. G.T. Armstrong, Die Genesis in der Alten Kirche. Die drei Kirchenväter (BGH 4), Tübingen 1962, 39; R.M. Wilson, The Early History of the Exegesis of Gen 1:28, in Studia Patristica 1 (1957), 420-437.
  5. H. Gunkel, Genesis. Mit einem Geleitwort von Walter Baumgartner, Göttingen 1977, 111.
  6. D.J.A. Clines, The Image of God in Man, in TB 19 (1968), 53-103 in particolare 68-69; G.F. Hasel, The Meaning of ‘Let us’ in Gn. 1:26, in Andrews University Seminary Studies 13 (1975), 58-66.
  7. S.R. Driver, The Book of Genesis. With Introduction and Notes (Westminster Commentaries), Edinburgh 1904, 14.
  8. Cf. GKC, § 124g n. 2; P. Joüon – T. Muraoka, A Grammar of Biblical Hebrew (Subsidia biblica 14/I/II), I-II, Roma 1993, § 114e. J.A. Soggin, Genesi 1-11. Commento storico esegetico all’Antico e al Nuovo Testamento (CSANT 1/I), Genova 1991, 44.
  9. Sono per questa ipotesi Westermann, Genesis 1-11144-145; C. Westermann, Genesi, Casale Monferrato (AL) 1989, 25; Steck, Der Schöpfungsbericht der Priesterschrift; W. Groß, Die Gottebenbildlichkeit des Menschen im Kontext der Pristerschrift, in TQ 161 (1981) 244-264; P.-E. Dion, «Ressemblance et Image de Dieu» in DBSup, X, 365-403.

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