Michelangelo: Creazione dell'uomo.
Michelangelo: Creazione dell’uomo.

Con due espressioni viene qualificato il «fare» di Dio nei confronti dell’uomo /umanità:

«Facciamo l’uomo/umanità in nostra immagine (beṣalmēnû), come nostra somiglianza (kidmûtēnû)».

In forza della legge del parallelismo le due espressioni indicano una sola realtà e lungo questo crinale vanno interpretate anche c’è una sfumata differenza nelle preposizioni che le introducono be e ke: 1.

Il primo vocabolo «immagine» ṣelem 2 è un termine concreto che indica un’immagine plastica, in particolare una scultura (1Sam 6,5; 2Re 11,18), comprese delle statue di Dio (Ez 7,20; Am 5,26) proibite dalla legge (Dt 4,15-19). Si tratta quindi di una rappresentazione, di un ritratto.

Il secondo «somiglianza» demût 3 deriva dal verbo dāmah che significa «essere come, somigliare». Indica la «somiglianza» tra due realtà paragonabili per il loro aspetto (Ez 1,26; 2Cr 4,3) oppure tra una copia e l’originale (Is 40,18; Ez 23,15). Sostanzialmente i due vocaboli sono dei sinonimi.

Detto del loro valore semantico, resta da definire quale sia la portata e l’estensione di quell’idea di immagine che i due termini congiuntamente esprimono: che cosa significa che l’uomo è imago Dei? In che cosa consiste il suo essere a immagine di Dio?

La storia dell’interpretazione ha visto diverse soluzioni 4 e il dato comune emergente è che l’espressione qualifica un evento tra Dio e l’uomo. Si vuol esprimere una certa «similitudine», una «certa» possibilità di sintonia tra Dio e l’uomo 5. L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio per poter entrare in dialogo e in relazione con il suo Creatore 6.

Dal contesto si coglie subito che quanto Dio dice di ʾādām (= uomo/umanità) si stacca da tutte le altre opere create. Infatti delle piante e degli animali il narratore sottolinea che tutti sono stati creati «secondo le loro specie» (Gn 1,11-12.21.24-25), mentre l’essere umano è creato «in immagine e come somiglianza di Dio» (Gen 1,26-27). Si mette quindi una differenza essenziale fra l’essere umano e le altre creature o «esseri viventi». Di ʾādām non si dà alcuna specie, ma esiste una sola umanità, tutta unita perché creata a immagine di Dio. Questo elemento fonda l’unità dell’umanità davanti al suo Creatore 7.

Altro elemento di distinzione fra ʾādām e gli altri esseri viventi, in particolare gli animali, è la benedizione (cf. Gen 1,22 con il Gen 1,28) 8. In entrambi i casi per la benedizione Dio usa parole molto simili: «Siate fecondi e moltiplicatevi», quello che varia però sono le parole con cui il narratore introduce la benedizione: in Gen 1,22, per gli animali, dice soltanto: «E Dio li benedisse dicendo», mentre per l’uomo in Gen 1,28: «E Dio li benedisse e Dio disse loro». La breve aggiunta del narratore tematizza il fatto che Dio si rivolge personalmente ad ʾādām come se volesse iniziare un dialogo.

Quindi «immagine e somiglianza» dice la capacità di ʾādām di essere partner in questo dialogo con Dio. L’affermazione è foriera di pregnanza teologica: quanto detto vale per tutti gli uomini in quanto uomini o per il solo fatto di essere uomini. Al di là di tutte le possibili differenze che la storia ci presenterà (razza, stato sociale, stato religioso, possibilità economica ecc.), ogni uomo/umanità è stato pensato come interlocutore libero di Dio. La sua relazione con Dio non si presenta come qualcosa di posticcio perché aggiunto, ma è costitutivo del suo essere nella creazione.

  1. Le due preposizioni (be, ke) ebraiche hanno lo stesso significato: la variazione è stilistica ed è dovuta al parallelismo, che, com’è noto, è anche uno stilema della prosa ebraica, oltre che della poesia. La versione greca della LXX e la Vulgata traducono con le medesime preposizioni (LXX kata,; Vg ad). Wildberger, Clines, e Gross ipotizzano per la preposizione be il raro significato di «nella capacità di». Clines quindi arguisce che l’uomo non è stato creato come imitazione della divina immagine ma per essere la divina immagine. Cf. Clines, The Image of God in Man, 76-80.
  2. Lxx: eivkw,n; Vg.: imago.
  3. Lxx: o`moi,wsij; Vg: similitudo.
  4. Le varie soluzioni proposte variavano a seconda della concezione antropologica. Si è parlato quindi di: posizione eretta dell’uomo; la forma e l’aspetto; la memoria, l’intelligenza, la ragione; l’anima, la parte più spirituale dell’uomo; la regalità, il dominio sul creato affidato da Dio all’uomo; quindi il fatto che l’uomo è il rappresentante di Dio nella creazione; l’essere maschio e femmina: la coppia umana, ecc.
  5. Cf. Borgonovo, Genesi, 72.
  6. Cf. Dion, «Ressemblance et Image de Dieu», 379-379; J.-L. Ska, Il libro sigillato e il libro aperto (Collana Biblica 11), Bologna 2005, 220.)) . L’uomo è capax Dei ((Cf. Bianchi, Adamo, dove sei?, 138-139, riprende il pensiero dei padri.
  7. Da questo aspetto il racconto sacerdotale deduce un po’ più avanti nel testo della Genesi che la vita umana è sacra (Gen 9,6).
  8. Wenham, Genesis 1-15, 33.

1 Commento

  1. Per caso mi sono imbattuto nel tuo sito e sembra che dalle tue esperienze e
    vicissitudini tu abbia un zaino culturale che vuoi far
    imparare a tutti per non inciampare in situazioni spiacevoli…

    per lo meno da quel poco che sono riuscito a intuire mi è
    sembrato di intercettare attuale. comunque complimenti ci sono tanti bei suggerimenti su cui
    attardarsi e rivelare.

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