Dopo l’annuncio della creazione di ʾādām il narratore ci racconta la sua realizzazione nel versetto 27. È interessante mettere a confronto i versetti 26 e 27-28. Si notano subito delle significative varianti.

    26Dio disse:
«Facciamo ʾādām in nostra 27aE Dio creò hāʾādām in sua
immagine immagine
come nostra somiglianza 27b in immagine di Dio    lo creò
maschio e femmina    li creò
28E Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Fruttificate e moltiplicate
riempite la terra e sottomettetela
dominino sui pesci del mare e dominate sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo e sugli uccelli del cielo
e sul bestiame
di tutta la terra,
e su ogni strisciante sulla terra». e su ogni vivente strisciante sulla terra».

 In Gen 1,27 il narratore nel ritrarre quello che Dio fa, usa due volte il termine «immagine», ma tralascia la «somiglianza». Perché? Inoltre parlando di ʾādām «uomo/umanità» prima lo specifica con l’articolo hāʾādām «l’uomo/umanità» e poi lo distingue in «maschio» (zākār) e «femmina» (neqēbâ). I due vocaboli nell’AT sono predicati sia dell’uomo (cf. Lv 12,2.5; Nm 5,3) come degli animali (cf. Gen 6,19; 7,3.9.16; Lv 3,1). Essi quindi più che esprimere la vicinanza con Dio, sottolineano la comunanza con gli animali. Questi due termini, lungi dall’avvicinare l’uomo/umanità a Dio, sottolineano piuttosto quello che ʾādām ha in comune con gli animali. Il narratore sembra quindi vanificare il tentativo di staccare la creazione di ʾādām da quelle precedenti.

Guardando più da vicino il versetto 27b nasce un dubbio sul fatto che immagine e somiglianza siano dei semplici sinonimi e quindi interscambiabili. L’assenza della «somiglianza» nel versetto 27b la si può spiegare come il tentativo di mettere uno scarto nell’idea dell’«uomo immagine di Dio», per cui ʾādām porta sicuramente in sé l’«immagine di Dio», ma questa non è «ancora» somigliante, poiché egli è anche simile agli animali con i quali condivide la dimensione sessuale di «maschio e femmina». Il rovescio della medaglia è che in Dio la dimensione sessuale non c’è. E la tradizione sacerdotale che è sottesa a questo testo di Genesi è attenta a togliere dalla sfera divina qualsiasi elemento sessuale, così presente nei miti cosmogonici del Vicino Oriente Antico. In questo modo ʾādām assume, per così dire, una posizione mediana tra la divinità e il mondo animale perché ha con entrambi qualcosa di comune, come sembra suggerire il parallelismo tra le ultime due frasi del versetto 27:

E Dio creò l’umano in sua immagine,
in immagine di Dio lo creò,
maschio e femmina li creò.

 Il cambio del pronome dal singolare («lo») al plurale («li»), che rimanda ad ʾādām, si può spiegare così: a immagine di Dio, ʾādām è uno («lo creò»), ma come gli animali, è anche plurale («li creò»). Il termine ʾādām, con il suo essere un singolare collettivo, qualifica molto bene l’umanità in questa sua dimensione mediana.

La benedizione Gen 1,28 e il governo pacifico sul creato

ArmoniaAnche la benedizione in Gn 1,28 evidenzia questa posizione di ʾādām, maschio e femmina, tra Dio e gli altri essere viventi, perché da un lato recupera un elemento comune con gli animali della terra, dei cieli e dei mari che è quello di essere fecondi e di moltiplicarsi per occupare lo spazio che appartiene loro, dall’altro lo supera perché Dio assegna ad ʾādām, maschio e femmina, un ulteriore compito e missione: quella di soggiogare e dominare «sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».

Il dominio dell’umanità sugli esseri viventi non deve essere tiranno ed esclude qualsiasi tipo di violenza. Lo confermerà Dio stesso subito dopo quando disporrà un doppio regime alimentare vegetariano, uno per l’umanità e l’altro per gli altri esseri viventi (Gen 1,29-30) 1. «Governare», «dominare», «regnare» significa, nella Bibbia come nel VOA, non soltanto esercitare il potere, bensì «essere responsabili» davanti a Dio (cf. Ez 34,2-5 testo sacerdotale).

L’uomo/umanità in forza del suo «essere immagine di Dio» e nello stesso tempo «maschio e femmina», connotato che lo accomuna agli altri esseri viventi, è chiamato ad assumersi, per vocazione, la responsabilità del «gregge» degli animali che gli ha affidato Dio, così come il gregge d’Israele è stato affidato da Dio ai suoi re. La «somiglianza, dimensione che manca al versetto 27 ma che è presente nelle parole divine (cf. versetto 26) l’ ʾādām, maschio e femmina, la porterà a compimento nella misura in cui dominerà servendo, dominerà promuovendo. All’ʾādām pastore del mondo è affidato il mondo non come padrone ma come governatore, chiamato a curare ciò che Dio ha creato e solo a lui appartiene.

Un regno di shalom: Gen 1,29-31

La conclusione del sesto giorno (versetti 29-30) sposta l’accento sul versante profetico se non addirittura escatologico. Il diverso regime alimentare rigorosamente vegetariano toglie ogni possibilità di conflitto e postula la non liceità dell’uccisione di alcun essere vivente. Non si tratta di una descrizione storico-scientifica, ma di un “sogno” e di una “speranza” annunciata dai profeti. Uno per tutti Isaia 11,6-9:

«6Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà.
7La mucca pascolerà con l’orsa, i loro piccoli si sdraieranno assieme, e il leone mangerà il foraggio come il bue.
8Il lattante giocherà sul nido della vipera, e il bambino divezzato stenderà la mano nella buca del serpente.
9Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo, poiché la conoscenza del Signore riempirà la terra, come le acque coprono il fondo del mare».

Si proclama un mondo riconciliato con Dio e che gode quindi di una armonia totale, gode dello shalom (cf. 11,6-9; 65,25; cf. Os 2,18). Questo è il mondo che Dio «vede» non solo buono ma «molto buono». E la tradizione rabbinica riconosce in Gen 1,31 la gioia di Dio di fronte al creato:

«La gioia del Santo, benedetto egli sia, non fu poca quando creò il mondo. Ci fu grande gioia davanti a lui come è detto: Gioisce il Signore delle sue opere (Sal 104,31). E dice: Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono» (Tanchuma Buber, Shemini 3).

Tanta e tale è la sua gioia che Dio grida al mondo:

Mondo mio, mondo mio, magari mi piacessi sempre come mi piaci adesso! (Berešit Rabbâ, IX, 4).

Accanto a questa lettura si pone anche l’interpretazione escatologica che già guarda al mondo futuro:

«R. Shimon ben Laqish disse: Ecco, era assai buono: questo è il Regno dei cieli» (Berešit Rabbâ, IX, 13).

  1. Su questo vedi le belle pagine di P. Beauchamp, Création et fondation de la loi en Gn 1,1 – 2,4a: le don de la nourriture végétale en Gn 1,29s, in P. Beauchamp, ed., Pages exégétiques (Lectio Divina 202), Paris 2005, 105-144; Wénin, Da Adamo ad Abramo, 29-30.

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