Contro il rischio di leggere Gen 2 e Gen 3 come due racconti separati, va detto subito che si tratta di un’unica narrazione per cui devono essere letti insieme. A volerlo fare è come leggere il Signore degli Anelli considerando le sue tre parti come se fossero staccate le une dalle altre. Si può fare, ma la storia risulta monca! Le ragioni di questa unità letteraria sono diverse: il personaggio divino ha un nome composto Yhwh-Dio che nelle traduzioni viene reso con «il Signore Dio»; c’è poi una unità di luogo, tutto si svolge nel giardino di Eden dove ci sono due alberi importanti: quello della vita e quello «della conoscenza del bene e del male»; ci sono poi una serie di ripetizioni che fanno da collegamento tra i capitoli: quella del comando e della pena comminata per la sua eventuale tra­sgressione (Gen 2,17 e 3,4); quella della conoscenza del bene e del male (2,17; 3,5; 3,22), della nu­dità e della vergogna (2,25 e 3,7); infine, ci sono gli stessi personaggi in scena: Dio — chiamato «il Signore Dio» —, l’uomo, la donna e gli animali/serpente 1.

Tuttavia tra il secondo e il terzo capitolo di Genesi ci sono dei cambiamenti si introduce la figura del serpente; se Gen 2 è il Signore Dio solo ad agire e a parlare, in Gen 3 prendono la parola tutti i personaggi in scena; la maledizione è presente solo nel terzo capitolo, dando ad esso una tonalità cupa, che crea forte chiaroscuro con il quadro positivo di Gen 2 2. Ecco perché Gen 2–3 può essere paragonato a un dittico, cioè ad una rappresentazione in due tavole distinte, ma strettamente congiunte.

La prima tavola del dittico (Gn 2,4b-25) mostra l’armonia e presenta gli elementi positivi della realtà umana, la bontà del Creatore e una possibile buona relazione. Vengono descritte, infatti, tre fondamentali relazioni di armonia: l’armonia dell’uomo con Dio; poi l’armonia dell’uomo con la terra e gli animali, noi diremmo con la natura; e infine l’armonia dell’uomo con la donna, esemplificazione essenziale delle relazioni interumane. Il primo quadro è dunque luminoso e sereno.

Nel secondo quadro si racconta l’arrivo della disarmonia. Gen 3,1-24 è l’altra faccia della medaglia e presenta gli elementi negativi della realtà umana. Il racconto vuole sostanzialmente rispondere a queste domande: Come mai esiste la disarmonia nel mondo? Perché la relazione dell’uomo con Dio non funziona, la relazione dell’uomo con la natura è così faticosa, la relazione dell’uomo con la donna produce amarezze, dolori e violenza? Che cosa è successo per turbare la splendida armonia del creato? La domanda di fondo è perché il male?

I testi antichi così costruiti per ricercare il senso di quanto avviene sono detti «eziologici». A questa domanda di fondo rispondono i due quadri narrativi, perché è proprio dal confronto fra loro che il lettore attento può notare il cambiamento e riconoscere ciò che ha determinato il passaggio alla disarmonia.

Commenteremo i due capitoli in modo distinto ma solo per esigenze didattiche, invece forniremo qui di seguito la struttura di superfice dell’intera unità narrativa di Gen 24b-3,24:

A. PRIMO QUADRO: Il progetto di Dio sull’umanità (2,4b-25)

a. vv. 4b-6 esposizione/antefatto

b. vv. 7-9.15-17: la relazione dell’umanità con Dio e la terra-giardino (primo settenario)

+ vv. 10-14: nota geografica sulle acque del giardino

c. vv. 18-25: la relazione dell’uomo con la donna voluta da Dio (secondo settenario)

B. SECONDO QUADRO: La disarmonia

a. La risposta dell’umanità: il «delitto» e le conseguenze (3,1-8)

b. La reazione di Dio: il processo e il «castigo» (3,9-19)

A’. Esecuzione / conclusione: nuove relazioni dell’umanità (3,20-24).

  1. Cf. G. Borgonovo, La «donna» di Gen 3 e le «donne» di Gen 6,1-4. Il ruolo del femminino nell’eziologia metastorica, in RSB 1-2 (1994), 77-80.
  2. Cf. J.T. Walsh, Genesis 2:4b-3:24: A Synchronic Approach, in JBL 96 (1977), 161-177.

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