L’esegesi tradizionale e moderna titolo questi versetti come l’ «inchiesta» divina. I personaggi compaiono nell’ordine inverso rispetto alla scena della trasgressione: uomo, donna serpente 1. Le parole dei protagonisti palesano il loro peccato, ciononostante la scena presenta già una certa mitezza.

8Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». 10Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». 11Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». 12Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». 13Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Tutto inizia con YHWH-Dio che passeggia per il giardino. Il participio hitpael
mithallēk del verbo hālak «andare» fa riferimento al movimento di Dio, per cui il termine generico «rumore/voce» qôl non si riferisce tanto alla voce di YHWH-Dio, quanto al rumore dei suoi passi. La forma verbale poi dice azione ripetuta e abituale 2. Alcuni esegeti predicano il participio non al rumore ma a Dio: «il rumore di Dio percorreva…». È però da preferirsi la prima interpretazione a motivo del contesto seguente: il nascondimento dell’uomo, il dialogo di Dio, le parole di Dio al serpente. La forma hitpael del verbo verrà usata in seguito per esprimere la presenza di YHWH nella tenda-santuario del popolo (cf. Lv 26,12; Dt 23,15 [14]; 2Sam 7,6–7). Il passeggiare di YHWH-Dio, quindi, svela metaforicamente lo stato di amicizia della prima coppia con la divinità.

Non è il passeggiare di YHWH-Dio nel giardino che è insolito, ma la reazione dell’uomo e di sua moglie che si nascondono fra gli alberi. L’espressione «l’uomo con sua moglie» hāʾādām weʿištô
era stata usata l’ultima volta in Gen 2,25 e ritraeva la loro totale armonia:

«I due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non sentivano mutua vergogna».

Non si poteva immaginare una trasformazione più radicale. La reciproca fiducia, dettata dall’innocenza, è sostituita dalla paura della colpa. Gli alberi che YHWH-Dio aveva creato per la contemplazione dell’uomo (cf. Gen 2,9), sono ora il luogo del nascondimento da Dio.

Il brusco «allora YHWH-Dio chiamò l’uomo» (3,9a) suggerisce che il Creatore del giardino e dell’uomo stia chiamando l’uomo per chiedergli conto del suo operato. La domanda quindi, come osserva Cassuto, è retorica 3. YHWH-Dio sa benissimo dove è l’uomo tanto che poi prosegue: «e disse a lui» 4. Questa interpretazione è stata adottata anche dal commentatore medioevale Rashi e da vari interpreti moderni. Altri invece, sulla scia di Gunkel, ritengono la domanda reale: Dio non sapeva dove la coppia si fosse nascosta e ciò sarebbe il segno della dimensione puerile del racconto. Tale lettura sottovaluta le doti narrative del narratore: non è che YHWH-Dio non sappia dove si trovi l’uomo e la sua donna, ma vuole risvegliare la loro coscienza, perché si rendano conto della nuova situazione in cui si sono venuti a trovare.

In effetti Adamo subito riconosce di essere nudo e di provare per questo vergona. È il motivo del loro nascondersi dallo sguardo di Dio. La prima coppia, dubitando di Dio e non fidandosi di Lui, ha scoperto la propria naturale debolezza e considera tale naturale limitatezza come “non amata” da Dio, quindi fonte di vergogna e di paura. Scoprendosi “nudo” l’uomo vuole interrompere la relazione con Dio, perché teme che tale relazione sia negativa per sé. Non solo i personaggi sono presentati in sequenza inversa, ma anche la percezione degli eventi è inversa. Quello che Adamo percepisce per prima cosa sono i passi di YHWH-Dio, poi la paura e infine la sua nudità.

La risposta umana innesca altri due interrogativi da parte di Dio: «Chi ti ha fatto sapere…? Hai forse mangiato…?» (Gen 3,11). YHWH-Dio non si presenta come uno sprovveduto, ma riveste il ruolo di un detective beninformato che attraverso le domande porta l’accusato alla confessione della propria colpa 5. Con questo processo non si cerca di trovare il colpevole, ma di evidenziare la causa della disarmonia. Nella seconda domanda YHWH-Dio suggerisce la soluzione: l’uomo sa di essere nudo perché ha disobbedito al comando, non si è fidato di Dio e ha preteso di agire di propria iniziativa. A questa seconda domanda però l’uomo non risponde, ma scarica la responsabilità sulla donna: «La donna che tu mi hai posta accanto…» (Gen 3,12). Con una sola frase l’uomo prende le distanze da Dio e dalla donna: la colpa — dice — è della donna e, in ultima istanza, di Dio stesso, perché è lui che gliel’ha messa accanto. L’inno di giubilo è frantumato e così la bella relazione originaria 6. Con saggezza il narratore evidenzia come il peccato rompa la solidarietà e porti l’uomo alla de-responsabilizzazione: egli si difende, accusando gli altri. Questa reazione è il segno evidente dell’armonia infranta. Il totale silenzio di Dio fa capire il rifiuto di questa argomentazione, ma egli prosegue la ricerca e interpella anche la donna.

L’interrogativo «Che cosa hai fatto?» (Gen 3,13b) ha anch’esso una sfumatura retorica dato che è chiaro quello che è successo dalle stesse parole di Adamo del verso precedente. Come Adamo, così la donna scarica il biasimo su qualcuno altro, il serpente: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Sono ora le relazioni armoniche tra uomo e animali ad essere alterate e a frantumarsi. Il peccato provoca una frattura:

  • tra Dio e l’uomo,
  • tra l’uomo e la sua donna
  • e tra gli animali e l’uomo.

Il sogno di una armonia universale però non sarà alienato (cf. Isa 11,6.9).

  1. L’ordine originale ritornerà al v. 14 con serpente, donna uomo.
  2. Cf. GKC § 54f.
  3. Cf. A. Cassuto, A Commentary on the Book of Genesis 1-11, Jerusalem 1961-1964, 155; vedi anche Wenham, Genesis 1-15, 76.
  4. Già il Targum Pseudo-Jonatha e Neofeti lo hanno evidenziato.
  5. Cf. Hamilton, Genesis 1–17, posizione 3511.
  6. Cf. Trible, The rhetoric of sexuality, posizione 2359.

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