Il quarto capitolo della Genesi è fatto risalire alla stessa tradizione letteraria di Gen 2—3 ed è incorniciato dalla seguente espressione:

Adamo conobbe (yādaʿ) Eva sua moglie (4,1);
Adamo di nuovo conobbe (yādaʿ) sua moglie (4,25)

grazie alla quale il narratore racconta la nascita dei figli di Adamo ed Eva. Inoltre la nascita del terzo figlio Set ricorda le figure dei primi due, Caino e Abele («Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso»; 4,25b). La formula utilizzata alle estremità ritorna al centro del racconto dove viene evocata la nascita del figlio di Caino («Ora Caino conobbe [yādaʿ] sua moglie» v. 17). Queste ripetizioni strutturano il capitolo in tre parti:

  • la storia di due fratelli e il suo tragico epilogo (vv. 1-16);
  • la discendenza di Caino (vv. 17-24);
  • la famiglia di Sem (vv. 25-26).

Il racconto originario probabilmente aveva di mira una situazione di potere regale prevaricatore e aggressivo, che recava danno alla comunità umana. 1 A partire da ciò la narrazione affronta l’eterno problema dei rapporti umani, da fratello a fratello, sempre sotto la minaccia della morte ma mai lasciati andare alla deriva da Dio.

Il v. 1 è chiaramente un collegamento con quanto precede, anche se le forme verbali segnano uno stacco dal capitolo precedente. Westermann ipotizza che qui si abbia l’inizio della genealogia di Adamo lungo la linea di Caino. Il tutto sarà ripreso poi al v. 17. La genealogia viene interrotta per inserire una digressione che è appunto la storia che riguarda Caino e suo fratello Abele. 2 Il racconto inizia presentando i personaggi (vv. 1-2), si procede poi alternando narrazione e dialogo secondo il seguente schema:

  • vv. 3-5     Narrazione    Caino e Abele attori principali
  • vv. 6-7     Dialogo        Yhwh interpella Caino
  • v. 8     Narrazione    Caino e Abele soli
  • vv. 9-15    Dialogo        tra Yhwh e Caino
  • v. 16    Narrazione    Caino.

All’inizio Caino ha un fratello Abele, alla fine del racconto Caino si ritrova solo. Il dialogo tra Yhwh e Caino ritma il racconto e nello stesso tempo incornicia il punto di svolta del racconto: l’omicidio del fratello (v. 8). La trama è chiaramente di risoluzione, secondo però una prospettiva peggiorativa.

Gen 4,1-2: La presentazione dei due fratelli

Il testo prende le mosse da una situazione di pacifica vita familiare (Gen 4,1) per chiudersi su una situazione di irrisolta alienazione (Gen 4,16). Gen 4,1-16 è il primo racconto a trattare di una lotta che ricorrerà spesso nella Bibbia, la lotta con la realtà del «fratello» come componente dolorosa ma cruciale del destino umano; prelude al rapporto tra Giacobbe ed Esaù (cf. 25,19-34; 27,1-45) e tra Giuseppe e i suoi fratelli (37,1-35). 3

Il racconto inizia in modo molto semplice e lineare, presentandoci i due protagonisti, Caino e suo fratello Abele:

1Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore». 2Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.

Di Adamo il narratore sottolinea che «conobbe» Eva. Il verbo «conoscere» yādaʿ nella sua accezione di conoscenza sessuale ricorre una quindicina di volte nell’AT di cui tre volte in Gen 4. 4 Il suo utilizzo non è sempre idilliaco, infatti in Gen 19,5 è impiegato dagli abitanti di Sodoma quando chiedono a Lot di far uscire i suoi ospiti per «conoscerli» sessualmente con un abuso collettivo di tipo omosessuale. La cosa si ripeterà anche in Gdc 22 con gli abitanti di Gabaon. Senza forzare il testo sottolineiamo che questa accezione del verbo qui è al quanto ambigua, perché non esprime la reciprocità della relazione narrata da Gen 2,23-25. Adamo ha invece una presa di potere di tipo «conoscitivo» su Eva, è come se esercitasse su di lei un’autorità superiore. L’AT conosce almeno altri due modi per esprimere la relazione sessuale tra uomo e donna in cui ognuno è soggetto dell’azione: «andare verso» (bōʾ ʾel) 5 o «coricarsi con» (škḇ ʿim o ʾēt). ((BDB, 9919 § 3; HALOT, 9575 § 2.d.)) Eva è ridotta a un oggetto e non a soggetto di relazione. La frase quindi evoca il dominio annunciato da YHWH-Dio proprio alla donna come conseguenza della trasgressione: «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà». 6

Dopo Adamo l’attenzione del narratore si sposta su Eva che concepisce e partorisce il primogenito a cui mette il nome di Caino. Il nome proprio «Caino» (qayin) ha a che fare etimologicamente con «lancia», «fabbro», 7 ma Eva lo lega, con una etimologia a senso, al verbo qānah «acquistare», «creare», «procreare» (cf. Gn 4,1; 14,19.22; Es 15,16; Dt 32,6; Sal 74,2; 78,54; 139,13; Pr 8,22) 8: «Ho acquistato un uomo da YHWH», dice Eva; oppure: «Ho procreato un uomo con YHWH». 9 La doppia possibilità è legata al significato da attribuire alla particella ebraica ʾet che può essere intesa come segno dell’oggetto diretto, oppure come preposizione con il significato di «con» o «da». Quest’ultimo significato, abbastanza raro, è attestato in Gen 49,25 e in una espressione accadica šamû ‘itti «comperato da». 10 Difficile scegliere tra le due possibilità, entrambe non del tutto plausibili. Comunque sia, nell’insieme non c’è dubbio circa il significato: alla nascita del suo primogenito, Eva, la madre di tutti i viventi, se ne esce in un un’esclamazione con cui riconosce una complicità di Dio. Fin dall’inizio Caino è presentato in un particolare rapporto con Dio.

Una strana relazione con la madre

C’è qualcosa di sinistro nell’esultanza di Eva che chiama il suo primogenito non con l’appellativo di «figlio» (bēn o sinonimi), ma di «uomo/marito» (ʾîš), termine con cui di solito si qualifica un uomo ‘adulto’ non certo un neonato o un figlio. Perché questa scelta? Il mistero si infittisce dal momento che dopo la prima menzione di Adamo, di cui si dice che «conobbe», egli scompare dalla scena, resta solo Eva con il suo primogenito Caino, che nelle parole della madre dei viventi diventa uomo/marito. Uomo/marito di chi? Certamente di Eva. In questo modo, Eva esclude il suo partner togliendogli il suo posto di genitore, per sostituirlo con YHWH, con il quale afferma di aver avuto questo figlio. Facendo questo però Eva innesca con il proprio figlio una relazione esclusiva di tipo incestuoso, facendo occupare al figlio il posto dell’uomo/marito.

Detto in altri termini Eva esercita sul figlio Caino una specie di potere ‘superiore’ come Adamo lo aveva esercitato su Eva con il suo «conoscere». 11 Eva sostituisce un uomo che la domina con un uomo/figlio che lei possiede in una relazione fusionale. In un certo qual senso ora prende corpo la prima parte della sentenza di YHWW-Dio sulla donna: «Verso tuo uomo/marito sarà il tuo istinto…».

In questo gioco di relazioni viziate viene alla luce Caino che è oggetto di una attenzione di possesso da parte della madre che lo trasforma in un simbolo unitivo con YHWH («ho acquistato/procreato un uomo da/con YHWH»). Osserva giustamente Alain Didier-Weill: «quel che il testo della Genesi ci insegna a proposito delle circostanze che hanno presieduto alla nascita di Caino non indica, anzi al contrario, che il neonato sia stato accolto in questa situazione d’amore simbolico tramite la quale una madre, rinunciando al rapporto di possesso, è pronta a fare spazio, tra lei e il bambino, alla mediazione della parola terza di un padre». 12 Caino vive un particolare rapporto con la madre e con Dio.

Non è così per Abele, alla cui nascita non viene detto nulla del genere. L’etimologia ebraica del nome fa riferimento al vocabolo heḇel «soffio» o «inconsistenza» che il Qohelet utilizzerà per 38 volte e sarà reso in italiano con «vanità». 13 «Abele porta simbolicamente nel suo nome il dramma che l’attende, la fugacità della sua esistenza, la fragilità della sua storia». 14 Non è su questo aspetto di fragilità, comunque, che si sofferma il racconto della Genesi; ma neppure su un qualche legame tra Abele e Dio. Piuttosto, a definire Abele per il narratore è un unico tratto: è il fratello di Caino; e così se confrontiamo come i due fratelli vengono presentati all’inizio, emerge come personaggio principale Caino: con lui Dio dà a Eva un uomo, con il secondo Eva dà a Caino un fratello. 15

Questa poca importanza che il narratore dà a Abele non è priva di conseguenze per Caino, perché agli occhi di quest’ultimo il fratello minore non esiste tanto che Caino non gli rivolgerà neppure la parola e ciò è il frutto del rapporto distorto che la madre ha messo in atto con lui. Anche ad Abele non è permesso dalla madre di frapporsi nel rapporto che lei ha instaurato con il primogenito. Caino pertanto rimane prigioniero di questo legame e ciò accade nella più normale apparenza. Basterà un nulla per far esplodere la situazione.

Due fratelli, due mestieri, due modelli sociali

Un ultimo appunto conclude il v. 2: «Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo». Abele è presentato come guardiano di greggi, un pastore e ciò suggerisce l’idea della presenza di animali domestici; in più l’attività di Abele è nobile nel senso che sarà quella di Giacobbe (Gn 30,36), di Giuseppe (37,2), di Mosè (Es 3,1) e di Davide (1Sam 16,11; 17,34). Caino è presentato come «lavoratore del suolo». L’espressione letteralmente suona «servo del suolo» (ʿôbed ʾădāmâ). Questo tratto lo accomuna con suo padre Adamo, anch’esso coltivatore del suolo sia prima (cf. Gen 2,15) che dopo (Gen 3,23) il suo peccato. La terra però che Adamo e Caino coltiveranno, dopo la trasgressione, sarà fuori dal giardino di Eden.

La ricerca moderna ha letto nell’attività dei due fratelli due modelli sociali del VOA: in Abele la civiltà pastorale nomadica, in Caino quella agricola sedentaria. 16 Al di là di tale possibile riferimento sociale, notiamo l’effetto di queste poche parole: la nascita di un fratello ha portato all’interno dell’umanità un’ulteriore differenziazione che ha un ordine sociale. È però una differenziazione ‘muta’ perché i due fratelli non entrano mai in relazione dialogica.

  1. Cf. W. Brueggemann, Genesi (Strumenti/commentari 9), Torino 2002, 77.
  2. C. Westermann, Genesis 1-11. A commentary (Continental Commentary), I, Minneapolis 1984, 285.
  3. Cf. il libro sulla fratellanza di L. Alonso Schökel, Dov’è tuo fratello? Pagine di fraternità nel libro della Genesi (Biblioteca di cultura religiosa 50), Brescia 1987.
  4. GLAT, III, coll. 575; E. Testa, Genesi. Introduzione – Storia primitiva (La Sacra Bibbia), Torino-Roma 1969, 331.
  5. BDB, 1054 § 1.d: Gn 6,4; 16,2; 30,3; Gdc 16,1.
  6. Cf. A. Wénin, Da Adamo ad Abramo o l’errare dell’uomo. Lettura narrativa e antropologica della Genesi. I Gen 1,1-12,4 (Testi e commenti 14), Bologna 2008, 98-99.
  7. Il riferimento è all’aramaico qênāyā’ o qênā’â e all’arabo qaynun. Cf. J.A. Soggin, Genesi 1-11. Commento storico esegetico all’Antico e al Nuovo Testamento (CSANT 1/I), Genova 1991, 95; G.J. Wenham, Genesis 1-15 (WBC 1), Nashville 1987, 101.
  8. Cf. A. Strus, Nomen – Omen. La stylistique sonore des noms propres dans le Pentateuque (Analecta Biblica 80), Rome 1978, 65.
  9. Cf. D.E. Bokovoy, Did Eve Acquire, Create, or Procreate wiht Yahweh? A Grammatical and Contextual Reassessment of qnh in Genesis 4:1, in Vetus Testamentum LXIII.1 (2013), 19-35, che presenta un dotto excursus sul verbo qnh in ambito biblico e ugaritico concludendo che la miglior traduzione è «Eva procreò un uomo con Yhwh».
  10. Per l’accadico cf. U. Neri, Genesi. Versione Ufficiale Italiana Confrontata con ebraico masoretico, greco dei Settanta siriaco della Peshitta, latino della Vulgata (Biblia AT 1), Bologna 1986, 85-86. L’espressione a cui Borger si rifà è: It-ti-ili-a-šam-šu, “Ich-habe-ihn-von-Gott-gekauft” («Ho acquistato lui da Dio»).
  11. Cf. Wénin, Da Adamo ad Abramo, 99.
  12. Citato da Wénin, Da Adamo ad Abramo, 100.
  13. Si parla anche di un etimo accadico ap/blu che significa «figlio», ma non sembra plausibile che la madre chiami il proprio bambino «figlio». F. Zimmermann lega il termine Abele con l’araba habala, essere priva di un figlio dalla morte (G. Borgonovo, L’irrevocabile promessa (Gn 15,1-21), in G. Borgonovo – Collaboratori, eds., Torah e storiografie dell’Antico Testamento (Logos. Corso di Studi Biblici 2), Leumann (TO) 2012, 324-325). Così anche E. Ruprecht, Der Traditionsgeschichtliche Hintergrund Der Einzelnen Elemente Von Genesis XII 2-3, in Vetus Testamentum 29.4 (1979), 282-283.
  14. G. Ravasi, Il libro della Genesi (1-11), Città Nuova, Roma 1990, 93-94.
  15. Per Wénin, Da Adamo ad Abramo, 97-101, c’è una distorsione di rapporti madre e figli: con Caino Eva ha un rapporto fusionale, con Abele un rapporto al limite dell’interessamento.
  16. Cf. Alonso Schökel, Dov’è tuo fratello, 33-34; T.B. Dozeman – K. Schmid, eds., A farewell to the Yahwist? The composition of the Pentateuch in recent European interpretation (Society of Biblical Literature 34), Atlanta 2006 121.

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