19Lamec si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Silla. 20Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. 21Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. 22Silla a sua volta partorì Tubal-Kain, il fabbro, padre di quanti lavorano il bronzo e il ferro. La sorella di Tubal-Kain fu Naamà.

Dopo la successione dei discendenti di Caino, di cui si sono ricordano solamente i nomi al v. 18, la genealogia si arresta improvvisamente a Lamec per avviare una riflessione sulla sua famiglia e di conseguenza sul sorgere della civiltà. Il nome Lamech viene spesso fatto derivare dal sumerico lamga, epiteto del dio Ea, dio del canto e della musica, oppure dall’accadico lumakku (portare?), nome di una classe sacerdotale 1. Lamec «prende» due mogli da cui dipartono due linee genealogiche. La prima è Ada il cui nome probabilmente significa «ornamento» (legato al verbo «ornare», «decorare). In Gen 36,2 vi sarà un’altra Ada moglie di Esaù. La seconda è Silla, il lemma potrebbe derivare da ṣēl «ombra» o «bruna»; altra ipotesi è la radice verbale ṣlṣl «tintinnare» «risuonare». Il narratore non presenta la poligamia come un segno evidente della depravazione dei costumi e dunque una conseguenza del peccato di Caino; infatti si tratta di un costume ben attestato nella narrazione biblica, dal tempo dei patriarchi fino all’epoca di Samuele e della monarchia; soltanto a partire dal VI secolo e in particolare dalla legislazione deuteronomica si imporrà sempre più la monogamia. Qui nel caso di Lamec sarebbe piuttosto un indizio di una condizione sociale agiata, oppure di una sua tendenza alla sensualità 2.

Senza negare la fondatezza delle affermazioni precedenti, la menzione della poligamia nel nostro passo non sembra tuttavia così neutrale; infatti, considerando il contesto della narrazione, pare evidente l’intento del narratore di registrare nella discendenza di Caino la crescita tumultuosa del peccato, che si manifesta non solo nel canto violento di Lamec, ma già nella sua condizione familiare. La violenza di Lamec inizia già nel momento in cui egli prende per sé due mogli, rinnegando l’ideale di «una sola carne» (cf. Gen 2,25) e uscendo dal rapporto di dualità uomo-donna 3.

I figli maschi di Lamec, Iabal, Iubal e Tubalkàin, cosi come vengono presentati dal narratore figurano gli iniziatori di aspetti importanti della civiltà. Tutti e tre i nomi hanno in comune la radice verbale ybl «portare», è la radice della produzione e della tecnologia, i primi due poi sono qualificati come «padri» (hāyāh ʾăḇî) vale a dire «capostipiti». Poco convincente è la tesi di Jacob che ipotizza un eco del nome di Abele (hbl) 4.

Iabal «è il padre» di quelli che abitano sotto le tende, presso il «bestiame» (Gen 4,20). Il vocabolo miqneh «bestiame» non indica solo i greggi di pecore e di capre, cioè il bestiame minuto, ma anche le mandrie di buoi, di cammelli e di asini. Il mestiere di Iabal perciò differisce da quello di Abele, espressamente definito come «pastore di pecore» 5; inoltre non è in contrasto con il tenore urbano della sezione — si era appena parlato di città —, in quanto nel VOA la vita nella città e nel villaggio era essenzialmente basata sull’agricoltura.

Al fratello Iubal (yūḇāl) viene attribuita l’invenzione della musica (v. 21). La «cetra» (kinnôr) e il «flauto» (ʿûgāḇ) sono gli strumenti più semplici e più antichi che la storia della musica conosca e sono assai confacenti a questo ambiente di allevatori e pastori di bestiame. Nell’AT alla musica era riconosciuto un valore terapeutico e soprattutto profetico; basti ricordare Davide che, suonando la cetra alla corte di Saul, cerca di placare il re impossessato dallo spirito maligno (cf. l Sam 16,14-23); nelle antiche congreghe profetiche si faceva uso della musica per entrare nell’ispirazione mantica (cf. 1Sam 10,5) e il profeta Eliseo durante la spedizione d’Israele e di Giuda contro Moab prima di profetare chiama un suonatore di cetra (cf. 2Re 3,15). È forse con una particolare attenzione a questa musica «sacra» che la tradizione biblica ricorda Iubal come inventore della musica. Infatti il nome Iubal è un participio passato con il significato di «portato in processione», mentre il nome Tubal dovrebbe indicare la stessa «processione» 6.

Con Tubal-Kain si passa dalla civiltà agricola e artistica a quella tecnologica. Secondo alcuni esegeti originariamente il nome era semplicemente Tubal, a cui sarebbe stato aggiunto in un secondo tempo il nome Cain (inteso come una glossa), con riferimento ai Keniti, lavoratori dei metalli, con i quali Israele era a più diretto contatto. Senza escludere questa possibilità, il contesto del passo biblico, più che all’eroe eponimo dei Keniti, rinvia piuttosto all’origine della tecnica del lavoro dei metalli.

Il riferimento a Tubal-Kain come il fabbro capostipite di chi lavora il bronzo e il ferro è un evidente anacronismo dato che la storia della civiltà umana nel VOA vede quattro grandi tappe o epoche: il Neolitico dal 10.000 al 4.000 a.C; il calcolitico dal 4.000 al 3.200 a.C; l’epoca del bronzo dal 3.200 al 1.200 a.C. ed infine l’epoca del ferro dal 1.200 al 330 a.C 7.

Per il suo carattere eziologico e meta-storico il testo fa riferimento al sorgere della lavorazione dei metalli in generale, più che a una successione di tecniche relative ad essi. La lavorazione dei metalli e il loro impiego costituisce un progresso fondamentale nella storia dell’uomo, che non a caso viene divisa in periodi ad essi corrispondenti. Per questo il racconto della loro scoperta trova posto nei miti sumerici in quelli di Canaan, così come nella mitologia greca e romana. Quello che contraddistingue questa pagina biblica da quelle dei miti è che qui, pur nella sua essenzialità e quasi ermeticità, il narratore presenta le tecniche e le arti non come doni fatti dagli dèi all’umanità, ma come frutto dell’inventiva di uomini che diventano per questo «padri» o capostipiti. Facendo questo agiscono in conformità con la volontà del Creatore che benedice l’umanità (Gen 1,28) la cui fecondità sta anche nel progresso di tecniche e arti. Per il testo biblico queste nuove capacità tecniche hanno in loro un significato positivo e delineano efficacemente il progresso dell’uomo, ma il narratore non è ingenuo segnale che accanto a questo progresso positivo si sviluppa il lato oscuro dell’umanità legato alla violenza: laddove Caino sarebbe stato vendicato sette volte (Gen 4,15a), Lamec dice che lo sarà settantasette volte.

  1. Cf. J.-P. Sonnet, The Book within the Book. Writing in Deuteronomy (Biblical Interpretation Series 14), Leiden 1997, 343; Wenham, Genesis 1-15, 112.
  2. Cf. F. García López, Analyse littéraire de Deuteronome 5-11, in Revue Biblique 84 (1977), 417.
  3. Cf. Berešit Rabbâ, XXIII, 2 commento che una donna era per la procreazione l’altra per il piacere. Cf. Bianchi, Adamo, dove sei?, 228.
  4. Cf. Wenham, Genesis 1-15, 112.
  5. Cf. Hamilton, Genesis 1–17, posizione 4316.
  6. Cf. W.L. Moran, The Ancient Near Eastern Background of the Love of God in Deuteronomy, in Catholic Biblical Quarterly 25 (1963), 380; García López, Deuteronome 5-11, 417 vi legge un legame con il «corno» del Giubileo (yôḇēl).
  7. Cf. M. Liverani, Antico Oriente. Storia società economia (Collezione Storica), Roma-Bari 1988, 17-27.

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