Leggendo il capitolo quinto della Genesi si può avere la sensazione di trovarsi davanti ad un arido elenco di nomi che vanno da Adamo a Noè passando per il terzogenito della prima coppia Set. Non si fa menzione né di Caino né di Abele, mentre si nota il ricorrere per dieci volte del seguente schema genealogico:

  1. computo degli anni di X prima di generare;
  2. X genera Y;
  3. computo degli anni di X dopo aver generato Y;
  4. X genera altri figli e figlie;
  5. computo totale degli anni di X;
  6. morte di X.

 

Nella monotonia delle ripetizioni si colgono alcune variazioni e amplificazioni di questo «documento notarile» che riguardano la prima (Set), la settima (Enoch) e la nona (Lamec) ricorrenza dello schema. Nella decima e ultima genealogia, quella di Noè vi è in ebraico una espressione diversa: non più Noè visse 500 anni e poi generò… ma Noè aveva 500 anni e fece generare…». Inoltre questa genealogia è solo abbozzata perché sarà completata più avanti in Gn 9,28-29. È come se ci fosse una pausa in cui viene inserito il racconto del diluvio con i suoi prodromi.

Prima di procedere con il commento, due brevi asterischi sul senso della genealogia e sull’età dei patriarchi antidiluviani così longeva (prossimo post).

La genealogia

Con una felice espressione Ska sintetizza bene il senso delle genealogie nella Genesi:

«La genealogia è un ponte sul fiume dell’oblio che collega la riva dell’oggi a quella dell’altro ieri. 1

La funzione principale di una genealogia è quello di evitare che la memoria storica delle gesta di un popolo, nel nostro caso Israele, venga inghiottita dal fiume dell’oblio; un pericolo, questo, che in Israele si è concretizzato in quella tragedia nazionale rappresentata prima dalla fine del regno del Nord e la caduta di Samaria (722 a.C.) e poi dalla distruzione di Gerusalemme e la conseguente deportazione della popolazione in Babilonia (587 a.C.). Le genealogie sono state quindi un tentativo di garantire e salvaguardare l’identità etnica del popolo d’Israele a fronte di una situazione che ne metteva a rischio la sua stessa sopravvivenza, come popolo ancor prima che come nazione.

Altra funzione è quella di collocare una determinata famiglia o un determinato popolo nel grande alveo dell’intera umanità, stabilendo delle relazioni che possiamo genericamente definire di ‘solidarietà’. Tale esigenza è intrinsecamente legata alla prima, nella misura in cui la difesa della propria identità etnica non può prescindere dalla precisa individuazione e dal conseguente riconoscimento di quella altrui.

Da quanto detto emerge che le genealogie sono sempre frutto di un lavoro fatto a posteriori, detto altrimenti di una riflessione successiva che ascende a ritroso fino all’origine; non intendono, cioè, essere una cronaca di fatti e personaggi, ma piuttosto attraverso di esse si cerca di coprire grandi periodi storici. Questo spiega la lunghezza improbabile della vita dei personaggi, i quali, nel caso specifico, colmano un lasso di tempo che va dalla creazione al diluvio. L’apparente aridità di tali elenchi non deve indurre in errore, perché essi intendono ricostruire il passato, mettendo in tal modo ordine nella storia.

Le genealogie mettono in evidenza che la vita si trasmette di generazione in generazione in modo sereno, non problematico, regolare 2. La cadenza regolare comunica fiducia nell’esistenza che spesso appare all’uomo molto meno serena e garantita nei sui esiti. Da questo punto di vista, le genealogie costituiscono un antidoto contro l’ansia che caratterizza spesso il rapporto dell’uomo nei confronti della vita, che gli appare minacciata da molti fattori, non facilmente controllabili o predeterminabili.

Le genealogie stabiliscono legami di parentela tra singoli individui o tra gruppi di persone, per via di ascendenza (dai figli ai genitori) o di discendenza (dai genitori ai figli). Tali legami di parentela possono essere costruiti in maniera lineare: si tratta in questo caso del passaggio da un individuo a un altro all’interno di ogni generazione, com’è il caso dei nomi riportati in Gn 5,1-32, con esclusione della figura di Noè. Ma i legami di parentela si possono proporre in modo più articolato, in questo caso si parla di genealogia segmentata: a partire da un antenato comune, si seguono diverse linee discendenti; sarà il caso della genealogia di Gn 10,1-32.

Le genealogie organizzano e strutturano il passato, fornendo in tal modo un’identità collettiva. Grazie alle genealogie, virtualmente ogni personaggio della Genesi può essere messo in relazione con altri attraverso legami di parentela: ognuno è nipote, nonno, padre, a volte madre, ecc. Tutti i personaggi della Genesi sono in tal modo collegati tra loro, come membri di una grande famiglia allargata.

Questa vita ‘familiare’, che procede di generazione in generazione in modo regolare e sereno, non è però espressione di necessità biologica, ma attesta l’attività creatrice di Dio. La fecondità della vita viene dalla benedizione di Dio; servire la vita significa esprimere la propria fede in Dio principio e garante di ogni vita: questa consapevolezza assume un valore assoluto, che prescinde da qualsiasi peccato ed è più forte di ogni negatività, limite o minaccia.

Per queste ragioni, ridurre le genealogie a mero rapporto di filiazione dove lo storico procede ripulendo quello che è vero da quello che è falso o inventato, rischia di far perdere di vista la vera funzione di questi testi che vogliono leggere la storia così che possa avere significato e fornire valori per il presente 3.

Infine le genealogie attestano che la «storia delle origine» non si muove in un contesto irreale, ma è, al contrario, collegata a un contesto segnato dalla nascita e dalla morte di persone concrete. Elaborare una genealogia significa ricostruire il legame con le proprie radici, creando in tal modo un senso di continuità storica tra le diverse generazioni.

  1. J.L. Ska, Le genealogie della Genesi e le risposte alle sfide della storia, in Ricerche Storico Bibliche 17/1 (2005), 89. Sulla genealogie cf. AB, II, 929-932; R.R. Wilson, Genealogy and History in the Biblical World (Yale Near Eastern Researches 7), New Haven 1977; M.D. Johnson, The Purpose of the Biblical Genealogies. With Special Reference to the Setting of the Genealogies of Jesus (SNTSMS 8), Cambridge 19882, 3-36; Y. Levin, Understanding Biblical Genealogies, in CR:BS 9 (2001), 11-46 con una nutrita bibliografia alle pagine 41-46.
  2. E. Van Wolde, Racconti dell’inizio. Genesi 1-11 e altri racconti di creazione (Biblioteca biblica 24), Brescia 1999, 83-97.
  3. J.-P. Sonnet, L’alleanza della lettura. Questioni di poetica narrativa nella Bibbia ebraica (Lectio 1), Cinisello Balsamo – Roma 2011, 296 afferma rifacendosi a Sternberg: «Il genere storiografico si definisce tale non per il suo valore di verità (per la sua corrispondenza alla verità e quindi per la storicità dei fatti riportati), ma per la sua pretesa di verità, la sua pretesa di raccontare la storia effettiva. Cf. anche M. Sternberg, The Poetics of Biblical Narrative. Ideological Literature and the Drama of Reading, Bloomintong 1985, 25.

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