Home Antico Testamento La longevità dei patriarchi antidiluviani

La longevità dei patriarchi antidiluviani

Un elemento caratteristico dei testi genealogici è il numero o meglio il ricorso al numero nella sua funzione simbolica.

La genealogia di Gen 5 è composta di 10 genealogie e probabilmente questo ha una funzione mnemonica oltre ad esprimere una certa completezza e legame con le dieci parole di Gen 1 («E Dio disse…»), le dieci parole scritte nelle due tavole della legge (Es 20) e le 10 parole di lode raccolte nell’ultimo salmo del Salterio (Sal 150).

Quello che però colpisce è la durata della vita dei patriarchi che appare assolutamente fuori da ogni realtà. La loro età è compresa tra i 700 e i 969 anni, cifre di molto inferiori all’età attribuita ai diversi re sumeri, ma comunque cifre ragguardevoli. Nessuno però arriva a mille anni, numero che indica la pienezza della vita (cf. Sal 90,4).

In seguito, nel periodo racchiuso tra Noè e Abramo (Gen 11,10-32), l’età dei personaggi menzionati è compresa tra i 600 e i 200 anni circa, e poi scenderà ancora nelle storie di Abramo, Isacco e Giacobbe (120 anni, come si dice in Gen 6,4: «Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”»).

Come dice il salmo, però, la durata normale della vita di un uomo è di 70-80 anni: «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo» (Sal 90,10).

Chiaramente non si tratta di numeri reali, ma di cifre che hanno un valore simbolico. L’idea che il testo vuole esprimere è la seguente: gli anni della vita dell’uomo diminuiscono quanto più ci si allontana da Dio, sorgente della vita. Sorprende allora che Enoc, il quale «camminò con Dio», sia vissuto «solo» 365 anni! In realtà l’autore continua a «giocare» con i numeri: Enoc, uomo di fede, vive un anno per ogni giorno dell’anno, un anno solare di anni, conduce cioè un’esistenza piena e perfetta.

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2 Commenti

  1. Io credo che la longevità di qualsiasi essere vivente sia scritta nel codice genetico. Del resto è sotto gli occhi di tutti che qui sulla terra esistono alcuni animali che possono vivere fino a duecento anni e oltre. Detto questo informazioni precise non le dà nemmeno Sacra Bibbia, anzi in alcuni casi diventa contraddittoria e sfuggente. Su alcuni passi sembra quasi voler evitare un approfondimento dettagliato. Allora diventano interessanti le affermazioni del noto scrittore ed esperto sumerologo Zecharia Sitchin, il quale, attraverso la decifrazione dei caratteri cuneiformi delle tavolette sumere afferma cose che hanno dell’incredibile e che in alcuni casi sono supportate da ritrovi attraverso scavi archeologici. Io credo che veramente tutto ebbe inizio in Mesopotamia, anche perchè è la stessa Bibbia che lo afferma. Mi piacerebbe dilungarmi in questo discorso ma penso di non poter prendere troppo spazio.

  2. Ho letto la Bibbia di Gerusalemme due volte ed oggi sto rileggendola. Non voglio addentrarmi nelle varie inesattezze e confusioni che si incontrano strada facendo, affastellate da tante esagerazioni e ripetizioni talvolta fino alla noia, ma quello che mi incuriosisce maggiormente è circa l’età dei patriarchi biblici. In quell’epoca (del Pentateuco) si poteva vivere al massimo quaranta-cinquant’anni calcolando la durata dell’anno di 365 (trecentosessantacinque). Non è che l’anno nell’epoca biblica era considerato molto più corto rispetto all’eclittica solare? Com’è possibile che in anni 2020 grazie al benessere sanitario e nutrizionale si fa fatica a raggiungere i centodieci anni uno su diverse migliaia di persone? Grazie.

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