21Enoc aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme. 22Enoc camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. 23L’intera vita di Enoc fu di trecentosessantacinque anni. 24Enoc camminò con Dio, poi scomparve perché Dio l’aveva preso.
25Matusalemme aveva centoottantasette anni quando generò Lamec; 26Matusalemme, dopo aver generato Lamec, visse ancora settecentoottantadue anni e generò figli e figlie. 27L’intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.
28Lamec aveva centoottantadue anni quando generò un figlio 29e lo chiamò Noè, dicendo: «Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto». 30Lamec, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie. 31L’intera vita di Lamec fu di settecentosettantasette anni; poi morì.
32Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.

Dal v. 21 al v. 24 è presentata la genealogia di Enoc, è la settima all’interno del capitolo e già questo evidenzia il valore del personaggio dato che si registra la tendenza nelle liste genealogiche di porre al settimo posto personalità di una certa importanza 1. Il narratore fa due brevissime sottolineature.

La prima è la comunione con Dio espressa dalla formula ripetuta due volte «camminò con Dio» (Gen 5,22.24). La forma verbale è un hitpa’el del verbo hlk «andare» reso dalla CEI con «camminare». Questa forma verbale la si era incontrata per la prima volta predicata a YHWH-Dio, ritratto mentre passeggiava per il giardino di Eden alla ricerca della prima coppia che si era nascosta dopo il peccato ((In Gen 3,8 è usato il participio hitpa’el qui c’è invece un wayyiqtol.)). Il narratore vuole suggerire che Enoc beneficia di quella amicizia che YHWH-Dio aveva progettato godesse la prima coppia. Da qui la seconda sottolineatura che afferma: «Enoc scomparve perché Dio l’aveva preso» (v. 24b), dove il «prendere» (lqḥ) divino sostituisce il verbo «morire» che in tutte le altre genealogie chiude lo schema ((Per Dio è usato il verbo lqḥ che ha anche il significato di «rapire», con questo significato lo si trova anche in 2Re 2,10 a proposito di Elia e nel Sal 49,16.)). Senza spingerci oltre, al narratore preme evidenziare di Enoch la sua singolare comunione, attribuita anche a Noè (cf. Gen 6,9), superiore anche a quella sperimentata dallo stesso Abramo di cui dice in Gen 17,1 «cammina davanti a me».

Che la vita di Enoch sia stata armonica ed abbia raggiunto la pienezza con la comunione con Dio, lo attesta anche il numero degli anni che visse: furono 365, è un interno anno solare anche per questo la sua genealogia non si è conclude con la notizia della morte 2. Queste antiche annotazioni, registrate dal testo biblico, daranno vita all’alone di gloria che avvolgerà Enoch nella letteratura intertestamentaria (cf. il Libro di Enoc o Pentateuco Enochiano; vedi anche Sir 44,16; 49,14; Eb 11,5; Gd 14s).

Lo schema ritorna regolare con Matusalemme (Gen 5,25-27) che è in assoluto il personaggio antidiluviano più longevo, muore a 969 anni. Il significato del nome è l’uomo della lancia (Lah) anche se la seconda parte del nome Shela può far riferimento alla divinità cananea preposta al vigore maschile 3 oppure alla divinità preposta al fiume infernale 4. Matusalemme si avvicina ai mille anni, i quali formano un solo giorno della vita di Dio (cf. Sal 90,4), ma non li raggiunge e questo potrebbe essere un altro indizio della ritrosia dell’AT a concedere uno statuto divino agli eroi umani 5.

In Gen 5,28-31 ritorno la figura di Lamec, qui presentato come il padre di Noè (Nôaḥ), ed è l’unico personaggio a commentare la nascita del figlio quando gli impone il nome: «Lo chiamò Noè, dicendo: “Costui ci consolerà (yenaḥămēnū dal verbo nḥm) del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto”» (Gen 5,29). In realtà è solo una etimologia costruita per assonanza, dato che il termine ebraico
Nôaḥ non è etimologicamente legato al verbo nḥm «consolare», se così fosse dovremmo avere Menahem più che Noè. La ragione quindi di questa forzata dipendenza etimologica è tutta teologica come emergerà dalle tematiche dominanti dei capitoli successivi 6.

Il riferimento al suolo maledetto evoca l’episodio di Gen 3, in particolare il v. 17 in cui YHWH-Dio dice all’uomo: «Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita». Noè è l’uomo che scampa al diluvio perché si fida della parola di YHWH. Noè è l’uomo giusto che «cammina con Dio» e si mette a coltivare la terra che per lui produce uva e in seguito vino (Gen 9,20). Il narratore finemente allude al fatto che, chi cammina con Dio, ha la capacità di restituire fecondità al suolo maledetto e, così facendo, offre consolazione e conforto all’umanità.

La genealogia di Adamo si conclude con Noè la cui formula di presentazione si discosta dallo schema finora usato dal narratore che menziona la nascita di tre figli: Sem, Cam e Iafet. Fino a questo momento l’attenzione nella genealogia era diretta solo verso un figlio, probabilmente il primogenito (genealogia lineare), ora essa passa sui tre figli di Noè (genealogia segmentata). Dovremmo però aspettare fino al Gen 9,28-29 per scoprire qualcosa intorno alle loro esistenze, perché nel mezzo ci sarà il racconto del diluvio 7.

Curiosando nelle culture del Vicino Oriente Antico (=VOA)

La Bibbia non è il solo libro del VOA a contenere delle genealogie, è famosa la lista dei re sumeri anteriori al diluvio 8. I due testi sono stati messi a confronto e se in una prima fase si era sostenuta la dipendenza dei testi biblici da queste antichissime genealogie, oggi si è più cauti 9. Infatti esistono un certo numero di somiglianze tra i due testi: ad esempio, comune è il numero delle persone riportate, 8 o 10, nonché la lunga durata della loro vita, che appare assolutamente al di fuori di ogni realtà, come si è ricordato in un post precedente. In entrambi i testi poi si menzione un personaggio che riuscì a salire al cielo, e la decrescenza della durata della vita man mano che ci si allontana dall’età dell’oro. Infine la lista di Gen 5 termina con Noè, che è collegato al racconto del diluvio, in quella dei re sumeri si fa menzione di un certo Ziusudra di cui si dice fu pure lui salvato dal diluvio.

Si registrano però notevoli differenze tra i due testi: i nomi non sono gli stessi; il punto di partenza differisce: il primo re e non il primo uomo. La lista dei re calcola la durata del regno di un re, Gen 5 la durata dell’intera vita del patriarca. La durata media di un regno è molto più lunga della durata media della vita di un patriarca antidiluviano: i re sumeri vivono per periodi che vanno dai 18.600 ai 43.200 anni arrivando a un totale di 214.200 anni 10. Nettamente inferiore è la vita dei personaggi di Genesi: non si supera la soglia di 1000 anni 11. Nella lista dei re sumeri il personaggio che sale al cielo, Etana, lo fa di propria iniziativa, aiutato da un’aquila, mentre Enoch viene «rapito» da Dio. Etana voleva ottenere la «pianta del concepimento», per superare il problema della sterilità, nella Bibbia la sterilità viene superata per diretto intervento di Dio. Lo scopo delle due genealogie è diverso: le liste dei re sumeri fondano il potere e la leadership di un casato o di una città in Mesopotamia, quella di Gen 5 ha una prospettiva universale e vuole mostrare lo sviluppo dell’umanità dal primo uomo, Adamo, a Noè e la sua famiglia.

Quanto detto rende improbabile una diretta dipendenza di Gen 5 dalla lista dei re. Come suggerisce Wenham si può ipotizzare che tra i testi mesopotamici e la tradizione biblica ci siano stati contatti molto prima della stesura del testo di Gen 5, vale a dire già a monte della tradizione orale 12.

  1. Cf. J.M. Sasson, A Genealogical “Convention” in Biblical Chronography?, in ZAW 90 (1978), 171-185.
  2. Cf. Westermann, Genesis 1-11, 358.
  3. Cf. A. Van Selms, A Forgotten God: lah, in T.C. Vriezen, ed., Studia biblica et semitica, Wageningen 1966, 318-326.
  4. M. Tsevat, The Canaanite God Sälah, in Vetus Testamentum 4 (1954), 41-49.
  5. Cf. V.P. Hamilton, The Book of Genesis: Chapters 1–17 (NICOT n.d.), Grand Rapids 1990 [Kindle edition], posizione 4622.
  6. Cf. A. Strus, Nomen – Omen. La stylistique sonore des noms propres dans le Pentateuque (Analecta Biblica 80), Rome 1978, 66 e 158-162; Sull’etimologia del nome Noè cf. anche ABD, IV, 1123.
  7. Wilson, Genealogy and History, 161, osserva che «l’effetto della divisione del materiale biografico di Noè è stato quello di presentare il racconto del diluvio come una espansione della biografia narrativa e in definitiva come un prolungamento della stessa genealogia dei Setiti».
  8. Per le liste dei re cf. T. Jacobsen, The Sumerian King List (Assyriological Studies 11), Chicago 1939; ANET, 265-266. Eccone una traduzione: «Appena la regalità scese dal cielo, la regalità si insediò a Eridu. In Eridu, A-lulim divenne re e regnò 28.800 anni. Alalgar regnò 36.000 anni. Perciò due re regnarono sulla città per 64.800 anni. Eridu cadde perché la sua regalità fu spostata a Bad-tibira. A Bad-tibira, En-men-lu-Anna regnò 43.200 anni; En-men-gal-Anna regnò 28.800 anni; il dio Dumu-zi, un pastore, regnò 36.000 anni. Perciò tre re regnarono su di essa per 108.000 anni.
    Poi cadde Bad-tibira perché la sua regalità fu spostata a Larak. A Larak, En-sipa-zi-Anna regnò 28.800 anni. Perciò un re regnò su di essa 28.800 anni.
    Larak cadde perché la sua regalità fu spostata a Sippar. A Sippar, En-men-dur-Anna divenne re e regnò per 21.000 anni. Perciò un re regnò su di essa 21.000 anni.
    Poi Sippar cadde perché la sua regalità fu spostata a Shuruppak. A Shuruppak, Ubar-Tutu divenne re e regnò 18.600 anni. Perciò un re regnò su di essa per 18.600 anni.
    Queste sono cinque città, otto re regnarono su di esse per 241.000 anni. Poi il Diluvio travolse la terra». Per la datazione cf. M.B. Rowton, The Date of the Sumerian King List, in JNES 19 (1960), 156-162.
  9. Cf. T.C. Hartman, Some Thoughts on the Sumerian King List and Genesis 5 and 11B, in JBL 9 (1972), 25-32.
  10. Cf. tabella in Hamilton, Genesis 1–17, posizione 4530.
  11. Cf. quanto detto a proposito di Matusalemme.
  12. Cf. Wenham, Genesis 1-15, 125. Il fatto che la lista dei re sumeri e altre liste presenti tra i semiti ad ovest dell’Eufrate, si collocano a cavallo del III millennio deve consigliare prudenza a quanti facilmente attribuiscono la composizione di Gn 5 direttamente alla tradizione sacerdotale esilica o post-etilica.

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