Nella domenica di pasqua ogni anno ci viene proclamato il vangelo della Risurrezione secondo Giovanni, questo perché l’evangelista non concepisce il racconto dell’evento come una cronaca esatta di quanto accaduto, ma come un itinerario teologico e di fede che porta il discepolo/a dentro il mistero della Risurrezione di Gesù.

È un mistero centrale per la nostra fede. Paolo così scrive ai Corinzi: «Se Cristo non è risorto vuota è la nostra predicazione, vuota la vostra fede!». Siamo credenti in Gesù, siamo credenti nella sua Risurrezione, per questo siamo «obbligati» a fare questo itinerario che Giovanni ci propone. Allora? Gambe in spalla e partiamo!

«Il primo giorno della settimana» o meglio il giorno “uno” della settimana. È una strana indicazione temporale. L’evangelista evoca il giorno “uno” della creazione (la prima lettura della veglia pasquale). Quella che si apre davanti non è una settimana come le altre, è la settimana della vita, della vita nuova come nuova è sempre la creazione, nuova è la vita in Gesù. Questa è la consapevolezza dell’evangelista!

È l’alba, ma è ancora buio. La notte che era stata assunta da Gesù nell’ultima cena, è oramai finita per il Risorto, ma perdura nel mondo e nella storia degli uomini, nella vita di questa donna che va al sepolcro, forse piangendo, e in quella dei discepoli. Solo quando il Risorto entra nelle loro vite il buoi si dissipa.

Maria di Magdala, presente al calvario presso la croce, giunta al sepolcro lo vede vuoto. È uno “scorgere” fisico ma senza penetrazione nel mistero. I due discepoli, Pietro e l’altro discepolo quello che Gesù amava, corrono al sepolcro dopo che essere stati avvisati da Maria.

L’altro discepolo, quello che Gesù amava, arriva per primo. Questo discepolo lo si incontra per la prima volta nell’ultima cena, era il discepolo che si è chinato e ha riposato sul petto di Gesù. È un gesto di straordinario affetto, coglie l’amore nell’atteggiamento di Gesù che serve e lava i piedi ai suoi. È quel gesto che fa nascere il discepolo perché scopre l’amore di Gesù per lui. Con questo gesto tutti noi possiamo ri-nascere come discepoli suoi!

Quel discepolo deve fare un passa ulteriore e riconoscere che l’amore ha vinto la morte, che il Crocifisso, presso il quale ha sostato, è Risorto ed è il Risorto. In effetti quando arriva Pietro è lui ad entrare per primo nel sepolcro e coglie molti dettagli: i teli posti là e il sudario piegato e messo da un’altra parte, ma tutto si ferma ai segni esteriori. Entra poi l’altro discepolo e l’evangelista annota: «E vide e credette». Quel discepolo ha uno sguardo che squarcia le apparenze, penetra oltre il dato “fattivo”, cogli quanto sta “dietro” e “oltre”; non solo vede i teli riposti e il sudario piegato ma vede la realtà di Gesù Risorto: crede e vede e vede e crede!

Ecco l’itinerario che Giovanni propone ad ogni discepolo/a di Gesù la domenica di Pasqua. Lo si percorre con gli occhi del cuore. Può diventare il giorno “uno” della nuova settimana, nuova perché è vita nuova in Gesù il Signore!

Buona Pasqua
Fr. Roberto

Terzolas, 20 aprile 2013

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