Il significato della tavola

Il racconto di Gen 10 nonostante la litania dei nomi discendenti dai tre figli di Noè, illustra la messa in opera da parte dell’umanità della benedizione che Dio ha elargito a Noè e ai suoi figli in 9,1.7. Sono proprio i ritornelli ascritti al racconto sacerdotale a insistere sulla crescita dell’umanità e sulla sua diversificazione e diffusione sulla terra 1.

lego-1044891_1280Tutto questo risponde a un piano ordinata voluta da Dio: è una proclamazione dell’universalità di Dio, creatore del cielo e della terra, che con l’Esodo si mostrerà come il Dio di Israele. Conseguenza immediata di tale proclamazione è che, avendo la propria origine nel Dio, Signore e Creatore dell’universo, tutti i popoli della terra risultano tra loro in qualche modo “apparentati” e devono poter essere ascrivibili a un’unica grande famiglia, quella che ripopolò la terra dopo la devastazione del diluvio. Ciò non deve interpretarsi a scapito dell’identità o come banale livellamento delle differenze, ma va inteso nel senso dell’armonica integrazione tra quelli che sono i due aspetti sostanziali di ogni genealogia, vale a dire l’identità etnica e la solidarietà umana 2.

Uno spostamento di accento lo si ha nelle aggiunte successive denominate per comodità yahwiste, perché rispondono ad esigenze diverse3. Si insiste maggiormente sull’elemento semitico: a fronte di un racconto sacerdotale in cui l’elenco dei popoli scorre con una monotonia tale da indurre ad assegnare pari importanza e dignità a ciascuno dei componenti della genealogia, il v. 21 lascia intravedere con una certa chiarezza la volontà del redattore di attribuire uno speciale rilievo al ceppo noachico che discende da Sem, definito «padre di tutti i figli di Eber»:

«Anche a Sem, fratello maggiore di Iafet e capostipite di tutti i figli di Eber, nacque una discendenza» (10,21).

Il discorso si chiarisce se teniamo presente che i vv. 24-30 sono una abbondante digressione su un altro semita, Arpacsàd, e sui suoi figli, tra cui è annoverato quell’Eber che dalla genealogia di Gen 11,14-26 emerge come l’antenato di Abramo, padre di tutti gli israeliti:

24Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber. 25A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Ioktan. 26Ioktan generò Almodàd, Selef, Asarmàvet, Ierach, 27Adoràm, Uzal, Dikla, 28Obal, Abimaèl, Saba, 29Ofir, Avìla e Iobab. Tutti questi furono i figli di Ioktan; 30la loro sede era sulle montagne dell’oriente, da Mesa in direzione di Sefar. (Gen 10,24-30).

Si evidenzia dunque un interesse specifico nella ricostruzione (o meglio, in un certo senso, nella riformulazione) precisa e dettagliata della mappa genealogica del popolo di Israele. Ci possiamo scorgere un movimento a imbuto che piano piano arriva a focalizzarsi su Terach e suo figlio Abramo. Questo movimento è giustificato dalla necessità di “distinguere” Israele dagli altri popoli: ciò non rappresenterebbe di per sé una grande novità, dal momento che una delle fondamentali caratteristiche di una genealogia sta nel principio di individuazione (cf. sopra cap. 5). Di conseguenza l’elemento rilevante e nuovo è costituito dal fatto che, nello spirito dell’opera del redattore che ha presieduto alla confezione finale del nostro testo, Israele non deve distinguersi genericamente da tutti i popoli, ma specificamente da quel popolo che rappresenta il suo nemico per antonomasia, ovvero Canaan.

Qui entra in gioco la funzione dell’altra aggiunta, attribuita allo yahwista, che compare appunto nella genealogia di Cam. A questo popolo viene dedicata un’attenzione speciale: laddove il racconto sacerdotale, nella sua laconicità, si limitava semplicemente a dire che Canaan era uno dei figli di Cam (v. 6), le aggiunte yahwiste sviluppano il discorso introducendo una mappa dettagliata di tutte le famiglie dei cananei e della loro precisa collocazione nel territorio (vv. 15-19). Tale specificazione è finalizzata a dimostrare una certa estraneità di Israele nei riguardi di Canaan, pur salvando l’origine comune di tutti i popoli della terra secondo quanto abbiamo detto in precedenza: non è perciò strano che costoro siano nemici, giacché la divaricazione dei rispettivi rami genealogici rimonta nientemeno che agli inizi della nuova umanità postdiluviana. Se questa interpretazione è corretta, diventa comprensibile il fatto che nella genealogia di Cam sia inserito anche Nimrod che è il fondatore di due grandi imperi situati in Mesopotamia4. Il suo regno ha come capitale Babilonia e si estende sul paese di Sinar, luogo dov’è nato, si aggiunge, il regno assiro (Assur) la cui capitale è Ninive. Babilonia e Ninive sono le capitale di quei due imperi causa della rovina e della deportazione del popolo d’Israele.

La mappa genetica dell’umanità non ritrae tutti i popoli (cf. sopra) ma conferisce ad Israele, mai nominato se non allusivamente nei figli di Eber, una sua specifica collocazione identitaria, che non risponde al criterio della mera casualità ma rientra nel vasto disegno della provvidenza divina: infatti, come da un preciso canovaccio, l’intera storia della salvezza prenderà le mosse dalla genealogia di Gen 10, e i temi appena abbozzati in questo laconico elenco verranno sviluppati con dovizia di particolari in tutto il resto del racconto biblico.

  1. Cf. A. Wénin, Da Adamo ad Abramo o l’errare dell’uomo. Lettura narrativa e antropologica della Genesi. I Gn 1,1-12,4 (Testi e commenti 14), Bologna 2008, 151.
  2. Cf. Mazzinghi, Unità e diversità, 27-43; Crüsemann, Human Solidarity, 71, afferma: «There is the essential unity of humankind in all its diversity».
  3. Sulle esigenze storiche che hanno indotto il redattore cosiddetto yahwista ad introdurre le aggiunte rimando a Ska, Le genealogie della Genesi, 103-104.
  4. Su Nimrod cf. E.A. Speiser, In Search of Nimrod, I Studied Inscriptions from before the Flood. Ancient Near Eastern, Literary, and Linguistic Approaches to Genesis 1-11 (Sources for Biblical and Theological Study 4), Winona Lake (Ind.) 1994, 270-277; I.M. Ceccherelli, Nimrod, primo re “universale” della storia, in Bibbia e Oriente 36 (1994), 25-39; I. Knohl, Nimrod, son of Cush, king of Mesopotamia, and the dates of P and J, in C. Cohen et al., eds., Birkat Shalom. Studies in the Bible, ancient Near Eastern literature, and postbiblical Judaism presented to Shalom M. Paul on the occasion of his seventieth birthday, vol. I, Winona Lake (Ind.) 2008, 45-52.

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