5Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 8Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Il cielo inaccessibile: vv. 5-7

Al movimento ascendente degli uomini, visto nel post precedente (Gen 11,1-4), corrisponde un movimento discendente di YHWH: «Ma il Signore scese a vedere…» (v. 5). Per quanto gli uomini si affatichino a costruire una torre che «scali» il cielo, YHWH è costretto a «scendere» se vuole vedere la torre. Non si può non notare una certa ironia nel narratore che magistralmente mostra l’abisso che separa il luogo di Dio da quello che gli uomini tentano maldestramente di conquistare 1. I cieli sono il primo accesso al luogo divino.

Centrale è il v. 6 dove il verbo «essere impossibile, inaccessibile» (bāṣar) al nifal è una forma rara che ritorna solo un’altra volta in Gb 42,2: «Comprendo che tu puoi tutto e che nessun progetto per te è impossibile (bāṣar)». Giobbe nell’ultimo capito del libro omonimo, riconosce Dio come Dio e, di conseguenza, riconosce che la sua grandezza sta nel comprendersi come “creatura”. Il libro di Gb getta una luce sul nostro passo: siamo davanti al tentativo di un progetto titanico volto a contrapporsi e a sostituirsi a Dio. L’umanità cerca in se stessa e nelle sue capacità tecniche il «fantasma della divinità» 2 così da costruirsi una storia autonoma da Dio. Sarà proprio quest’atteggiamento che condurrà il progetto al fallimento.

L’uso del plurale al v. 7, «scendiamo…» come nel caso di Gen 1,26 e 3,22, è deliberativo e riprende quanto la voce narrante aveva anticipato al v. 5. I padri della chiesa vi hanno visto in esso un adombramento della trinità 3. Allo scendere di YHWH segue il «confondere» (bālal) che diventa la risposta divina al tentativo umano. I fallimenti storici dei vari progetti imperialistici messi in atto dagli uomini per costruirsi senza Dio e contro Dio, vengono espressi nei racconti «mitici» delle origini con il linguaggio mitico dell’intervento diretto di Dio. Quindi l’azione conseguente di YHWH va qui interpretata come linguaggio per esprimere l’illusione infranta di un progetto umano auto-divinizzante.

La dispersione antidoto al potere dominante: vv. 8-9

Alla deliberazione divina segue l’azione di YHWH che si connota come «dispersione» (pwṣ v. 8) e «mescolamento» delle lingue (bālal v. 9). La ripresa al v. 8 del verbo che esprimeva il timore degli uomini al v. 4 è emblematico del capovolgimento messo in atto dall’intervento di YHWH: quello che più di tutto gli uomini temevano — la dispersione — avviene. La «dispersione» in sé non è negativa anzi in Gen 1-11 corrisponde al progetto che Dio ha affidato all’uomo in 1,28 e poi ribadito a Noè e ai suoi figli in 9,1.7. Diventa negativa solo nel momento in cui l’umanità sceglie di dar vita ad un «impero» incarnazione di un sogno prometeico di diventare «dio» a se stessa.

Il narratore accosta il verbo bālal «confondere» al nome Babel (Bāḇel) dato alla città (v. 9), dando vita ad una eziologia sull’origine della città che si fonda più su una assonanza che su una reale dipendenza dalla radice bālal. Babel è Babilonia, città il cui nome in accadico bāb-ilu significa «porta di Dio». Nel periodo più recente si trova più frequentemente il plurale bāb-ilāni «porta degli dei», da cui il nome greco Babylōn. La città aveva conosciuto un grande splendore nel II millennio a.C. sotto il regno di Hammurabi (1728-1686 a.C.). Dopo un lunghissimo periodo di declino, risplendette nuovamente con Nabopolassar (625-605 a.C.) e soprattutto con Nabucodonosor (604-562). Nabopolassar avendo sconfitto l’impero Assiro, ne aveva ereditato la struttura amministrativa e il suo disegno imperialistico, portato avanti da Nabucodonosor. Babilonia, agli occhi del narratore biblico, è un caso significativo per dar vita ad una eziologia sul fallimento del sogno di «unità» del genere umano senza YHWH. Babilonia non è non sarà mai «porta di Dio», centro unificante dell’umanità; essa è e rimarrà confusione, discordia e dispersione. La Bibbia proporrà un’altra città con la vocazione di riunificare tutta l’umanità, Gerusalemme (cfr. Is 2,2-5 = Mic 4,1-3; Is 60,11-14; Sal 48; 87).

Nel racconto del fallito sogno di costruire una città con una torre che scali il cielo vi potremmo leggere una critica che agli imperi che sono nati e tramontati nel vicino oriente antico. Non è quindi un caso che il narratore biblico riprenda espressioni tipiche dei documenti di propaganda assira e neo-babilonese, come «un solo labbro», «uniche parole», «confondere il labbro 4, come anche legare alla radice bālal «confondere» l’etimologia di Babilonia.

In questi documenti di propaganda l’intento degli scribi imperiali non era solo quello di documentare l’attività dei sovrani, ma piuttosto di celebrare le loro imprese e di convincere in questo modo le popolazioni sottomesse a non ribellarsi. A questo scopo servivano anche le raffigurazioni dei bassorilievi posti nei palazzi che ritraevano le violenze a cui i sovrani sottoponevano chi si ribellava, esse servivano da ammonimento 5. Si tratta dunque di una oliata macchina di propaganda regale. Le espressioni che aprono il racconto della Torre di Babele hanno, quindi, anche una valenza politica 6: esprimono la volontà di un potere assoluto che tende a sottomettere, omologando e appiattendo qualsiasi diversità. Il progetto degli uomini radunatisi nella pianura di Sinar evoca la fondazione di un impero attorno a una dinastia: non è menzionato direttamente alcun re, eppure dietro il nome a cui gli uomini di Babele aspirano, c’è la figura di un re onnipotente, che parla a tutti e che impone a tutti un pensiero unico, negando libertà in nome di una fantomatica unità.

Dio vanifica questo progetto «disperdendo» gli uomini e obbligandoli, tramite la differenziazione e la confusione della lingue, a ricercare un’unità su un altro piano, diverso dalla sottomissione, che passi attraverso un cammino di dialogo e di convergenza 7. Il racconto, nel contesto generale di Gen 1–11, offre agli uomini una nuova possibilità di stare insieme, quella di essere «popolo». Questa viene subito introdotta dalla genealogia di Sem la quale porta dritta al grande «padre» del popolo di Israele: Abramo.

  1. Hamilton, Genesis 1–17 [Kindle edition], posizione 6355.
  2. Borgonovo, Genesi, 95.
  3. Ruperto di Deutz scrive: «Quando dice, al plurale, venite, scendiamo, confondiamo, non invita le moltitudini angeliche ad aiutarlo, ma dichiara che egli stesso – tutta la Trinità, l’unico Dio – interviene a colpire la superbia. Questo appare anche più chiaro se si considera l’opposto rimedio. Poiché, quanto tutti i generi delle lingue sono di nuovo fatti presenti sulla bocca degli apostoli (cfr. At 2,6-11), è la medesima Trinità a rivelarsi agli uomini e, in quel giorno per la prima volta, uomini umili vengono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cfr. Mt 28,19; At 2,41) – ciò che è la vera costruzione di quell’altissima torre, per la quale l’uomo può giungere al cielo per regnare con Dio».
  4. cf. post precedente
  5. Sull’apparato celebrativo assiro cf. M. Liverani, Antico Oriente. Storia società economia (Collezione Storica), Roma-Bari 1988, 834-840 che riporta anche dei dati iconografici (cf. p. 883 fig. 153).
  6. Giustamente, come osserva Ska, non si può ridurre il racconto al solo piano politico (Ska, Una città e una torre, 272). P.T. Penley, A Historical Reading of Genesis 11:1-9: The Sumerian Demise and Dispersion under the UR II Dynasty, in JETS 50 (2007), 693-714, vede nel racconto un riferimento storico preciso. Portando testi e riferimenti archeologici propone di leggere nel racconto di Babele la caduta dell’ultima dinastia sumerica arroccata a Ur. Questa fu provocata dall’arrivo delle tribù Elamite e Amorrite.
  7. Cf. S. Noceti, La convivialità delle differenze, in Parole di Vita LI.6 (2007), 43-44.)). Dentro questa linea interpretativa il racconto di Babele ci restituisce un valore positivo della ‘dispersione’. Quanto operato da YHWH non è contro gli uomini di Babele perché vuole che essi non precipitino sotto una tirannia, una specie di globalizzazione ‘grigia’ e senza volto ((Cf. N. Claisse-Walford de, God Came Down… and God Scattered: Acts of Punishment or Acts of Grace?, in Review & Expositor 103 (2006), 403-420. Per T. Hiebert, The Tower of Babel and the Origin of the World’s Cultures, in JBL 126 (2007), 29-58, nel testo di Gen 11,1-9 è positiva perché permette la nascita della differenziazione culturale. Di parere diverso è A. Lacocque, Whatever Happened in the Valley of Shinar? A Response to Theodore Hiebert, in JBL 189 (2009), 29-41.

5 Commento

  1. gli articoli sono sempre belli ed interessanti. Vorrei salvarli nel computer, ma con “crome” non mi riesce E’ possibile conservarli in pdf? scusa, ma nell’informatica sono una frana.
    Inoltre, caro Roberto, grazie al tuo corso di ebraico sono riuscita a dare l’esame di ebraico alla facoltà teologica
    un caro saluto
    enrica Bazzali

    • Sono contento che i vari post, compresi quelli dell’ebraico ti siano serviti per superare l’esame. Per il copia incolla prova a utilizzare un altro browser, come firefox o explorer forse il problema sta nel settaggio di crome.

  2. ottimo. purtroppo non riesco a salvarlo sul computer
    è possibile trasmettere gli articoli e-mail
    Grazie, Roberto,
    ho potuto sostenere l’esame di ebraico grazie anche al tuo ottimo corso

  3. Salve, mi chiamo Daniele. Ho letto i contenuti del vostro sito.
    Desidero poter inoltrare a voi uno scritto di testimonianza, in rivelazione, che io e mio padre stiamo mandando per il mondo, ma avrei bisogno di un indirizzo mail, essendo la testimonianza da spedire come allegato pdf.
    Chiedo se potreste cortesemente segnalarmi un vostro indirizzo mail, cosicché potrò inviarvelo, certamente con vostro permesso.
    Nel caso mi inviaste l’indirizzo, chiedo se potete cortesemente inviarmelo al mio indirizzo mail di illuineormal@gmail.com
    Un saluto di pace.

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