Nel cammino di fede di ogni credente è decisiva e ineliminabile l’esperienza del peccato e della misericordia di Dio (cf. Enzo Bianchi). La chiamata di Dio e la sequela dietro al nostro maestro e salvatore Gesù Cristo, non preservano dalla caduta, dal peccato, perché ognuno di noi è segnato dalla fragilità, dalla debolezza… La piccola stanzetta del confessionale di San Leopoldo ce lo attesta anche fisicamente.

Il peccato umano è lo sfondo oscuro da cui dipartono i raggi illuminanti della misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia divina si configura sempre come un passaggio dalle tenebre alla luce, dalla notte al mattino, dalla morte alla vita. In una parola è esperienza della pasqua (il termine ebraico «pasqua» significa «passaggio»).

Il Dio biblico non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva. È un Dio che fin dalle prime battute della pagina della Genesi si rivela come con-discendente che cerca l’uomo là dove il peccato lo ha condotto e che nel Figlio Gesù Cristo è il pastore che viene a cercare la pecora sperduta. L’apostolo Paolo l’ha capito e lo esprime con una certezza: tutto «concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).
La santità a cui noi tutti siamo chiamati si configura non come mancanza di peccato, ma come frutto della fede nella «misericordia» di Dio. Misericordia divina che è più forte della potenza del peccato. I santi e in particolare modo San Leopoldo, testimoniano che la vittoria appartiene alla misericordia di Dio e non al peccato dell’uomo.

Gli articoli che seguiranno vogliono ripercorrere, attraverso le testimonianze bibliche di uomini che l’hanno sperimentata vivendola, l’itinerario della riconciliazione che coincide con la conoscenza di Dio tre volte misericordioso e con la prospettiva neotestamentaria che nel Figlio Gesù Cristo il peccatore viene perdonato e conformato a lui per farne un testimone della misericordia divina.

Compassione_GesùIl termine riconciliazione non compare nell’Antico Testamento ma è presente la «misericordia». Il termine che la esprime in ebraico raḥămîm, indica le viscere materne che portano la nuova creatura; indica lo spazio fatto in sé alla vita dell’altro, spazio di comunione profonda, di con-sentire, di compatire di con-gioire (E. Bianchi). In più indica l’amore paterno verso il proprio figlio. La misericordia diventa allora l’alternativa radicale all’indifferenza, al rifiuto dell’altro, alla chiusura solipsistica in se stessi. La misericordia è fondamento di ogni comunione diventando la linfa vitale che deve nutrire ogni progetto di vita comunionale.

Uno dei punti di forza del rapporta tra Dio e il suo popolo declinata con la categoria dell’alleanza è costituito dalla misericordia di Dio verso il popolo smarritosi nei suoi sentieri di morte. Il patto appena sigillato al monte Sinai viene infranto da Israele che si costruisce un vitello d’oro, dio minore alternativo a Jhwh che lo ha liberato dall’Egitto. Ciononostante Dio rinnova il suo patto perché è misericordioso. Saranno soprattutto i profeti a evidenziare il dono della misericordia proprio quando alzano forte il grido di denuncia contro il peccato di Israele che è l’apostasia del cuore. Si susseguono inviti alla conversione e si professa che Dio, mosso da sconfinato amore, è pronto a perdonare a ricreare e salvare dopo la grande catastrofe dell’esilio Babilonese.

La misericordia non segna solo i rapporti verticali uomo-Dio ma anche quelli orizzontali uomo-uomo: designa il legame tra fratelli (Gen 43,30). Anche se questi possono andare in crisi, il percorso faticoso della riconciliazione non può che non passare per il perdono reciproco (cfr. le storie di Giacobbe ed Esaù, Giuseppe e i suoi fratelli). Esso si qualifica come una vera rinascita un ri-annodare quella fratellanza interrotta.

La misericordia data e ricevuta diventa il banco di prova degli stessi rapporti con Dio, perché è l’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno: «siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro!». È il comando di Gesù, il nostro Maestro. Esso non può essere eluso da parte della Chiesa. Ce lo ha ricordato molto bene Giovanni Paolo II con la sua lettera enciclica Dives in Misericordia.

Di fronte al peccato, alla legge infranta, al vincolo fraterno fallito, all’alleanza tradita, resta la misericordia unilaterale e incondizionata: così ce la rivela Gesù nell’incontro con l’adultera che stava per essere lapidata (Gv 7,53-8,11).

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