Le immagini si fanno incalzanti grazie a un interrogativo:

Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? – dice il tuo Dio (v. 6).

Rispota: non è possibile!

Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore/misericordia (v. 7).

Il testo gioca sul contrasto fra il «breve istante» e «immenso amore/misericordia (raḥămîm)».

In un impeto di collera ti ho nascosto per poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore (v. 8).

Questo momento di collera è il momento del castigo. Gerusalemme ha peccato contro Dio perché è stata infedele, e Dio l’ha punita. Nel linguaggio biblico, si dice che Dio «ha nascosto il suo volto» alla sua sposa.

Per capire meglio questo brano possiamo richiamare altri brani simili della Bibbia. Vedere la faccia del re, per esempio, significa essere nelle buone grazie del re ed essere accolto alla corte. Vediamo il caso di Assalonne, figlio di Davide, che uccide un suo fratello. Assalonne fugge e sta tre anni in esilio, poi Davide gli permette di tornare, ma non «di vedere la sua faccia» (2 Sam 14,24; cf. 14,28.32). Vedere la faccia significa essere accolto nella corte e poter beneficiare della grazia del re.

Secondo Is 54,8 il matrimonio è stato rotto dall’infedeltà di Gerusalemme. Perciò lo sposo volta le spalle alla sposa, non la vuole più vedere! Però è durato soltanto un istante. La riconciliazione avviene ben presto e durerà per sempre. Segue il richiamo al diluvio:

Ora è per me come ai giorni di Noè, quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noè sulla terra; così ora giuro di non più adirarmi con te e di non farti più minacce. Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia (vv. 9-10).

Il richiamo agli avvenimenti della storia dell’universo hanno come scopo di mostrare che il Dio d’Israele è anche il creatore e il Signore dell’universo. Come tale, è il Dio di tutta l’umanità e di tutte le nazioni.

In questo brano, l’esilio viene paragonato alla grande sciagura universale del diluvio. Il punto più importante del paragone non è esattamente il diluvio, ma piuttosto la promessa di non più distruggere. Il diluvio è accaduto una sola volta, dice Dio, così anche l’esilio: come ho promesso, per sempre, di non mandare più il diluvio, così prometto per sempre di non mandarti più in esilio.

Dio continua con un secondo paragone: «I monti possono spostarsi e i colli vacillare…» (54,10). Il testo introduce l’immagine del terremoto, un fenomeno non tanto frequente in Israele. Nella Bibbia, i monti sono immagine di stabilità. Poi Dio usa un argomento a fortiori: «Forse i monti potranno vacillare, ciò che non accade quasi mai; forse i colli potranno spostarsi, ma questo non accade mai: ebbene anche se questo accadesse, certamente il mio affetto non si allontanerà da te, la mia alleanza non vacillerà».

In altre parole, è più facile immaginare che i monti possano spostarsi e i colli vacillare che immaginare che l’amicizia e la misericordia di Dio venga meno e che la sua alleanza di pace possa barcollare.

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