Il profeta al versetto 11 passa a mescolare elementi che fanno riferimento alla città di Gerusalemme ed altri all’immagine della sposa:

Afflitta, battuta, sconsolata! Ecco io incastono le tue pietre sulla malachite e ti fonderò sugli zaffiri».

Le prime parole evocano la donna abbandonata: «Afflitta, battuta, sconsolata», poi si passa alla descrizione della città, specialmente delle sue mura: «ecco io pongo le tue pietre sulla malachite».

Nefertiti1
La regina Nefertari

Soffermiamoci brevemente su questo passo: «pongo le tue pietre sulla malachite». Questa traduzione si appoggia sulla versione greca della Settanta. È difficile tradurre il testo biblico letteralmente: «Io pongo rimmel (ebraico: pûk) sulle tue pietre». Rimmel è il colore nero che le donne mettono sulle ciglia. Cosa vuol dire: io metto questo colore sulle tue pietre? Le pietre servono a costruire la città e Dio mette sulle pietre quello che le donne mettono sulle ciglia. Dio quindi adorna la sua città come l’estetista fa il make up alla sposa. Le due immagini sono unite in questo versetto: «Io pongo le tue pietre sulla malachite».

Si può capire l’immagine in almeno due modi diversi. Alcuni pensano che le fondamenta delle muraglie saranno poste sulla malachite, pietra molto solida. Così capiscono i traduttori greci della Settanta. Il testo ebraico evoca un’altra immagine. Molto probabilmente bisogna pensare alla malta scura che si metteva fra le pietre per consolidare il muro (1Cr 29,2). Da fuori, ogni pietra era pertanto circondata dal nero di questa malta, come gli occhi di una donna adornati da rimmel (2Re 9,30 [Gezabele]; Ger 4,30 [Sion]; cf. Gb 42,14). Basta ricordare gli affreschi egiziani che rappresentano le donne egiziane «truccate» in questo modo o il busto di Nefertari. Per il profeta questo contorno nero è immagine dell’amore misericordioso del Signore per la sua città. Dio ricostruisce la sua città e lo fa con grande amore, come uno sposo che adorna la sua sposa.

Il testo prosegue dicendo:

Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di carbonchi, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose. Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli (vv. 12-13).

La città sarà ricostruita, però non con pietre normali, ma con pietre preziose, con gioielli. Questo linguaggio evidenzia due aspetti correlativi dell’amore di Dio per la sua città. Da una parte, Dio rivela quanto è ricco e potente. Egli può permettersi di usare zaffiri come fondamenta, rubini per i merli della muraglia, smeraldo per le porte e pietre preziose per il recinto. È davvero inimmaginabile! Nelle culture antiche, e non solo, quando una donna è amata da un uomo ricco riceve come regalo pietre preziose. Così la città di Gerusalemme costruita con pietre preziose, sarà come una sposa amata alla quale un marito ricco e generoso regala doni splendidi. La ricostruzione della città viene paragonata a un magnifico sposalizio fra Dio e Gerusalemme.

In seguito, l’oracolo introduce i figli di Gerusalemme, figli del suo matrimonio con Dio:

Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli (v. 13).

Questo versetto 13 viene citato da Gesù nel capitolo 6 di Giovanni nel discorso sul pane di vita: «Tutti i figli saranno istruiti dal Signore» (Gv 6,45). Nel mondo biblico, i figli sono istruiti a casa dal padre (cf. Pr 1,8; 4,1…). Se il Padre è Dio, i figli saranno istruiti da Dio stesso. Cosa può insegnare il Padre ai figli se non l’arte di vivere? Nell’Antico Testamento l’arte di vivere si trova nella Tôrâ, parola ebraica che significa «insegnamento» più che «legge». Possiamo paragonare questo testo col famoso passo di Geremia 31,34: «Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri», cioè insegnare gli uni agli altri la legge del Signore, perché «sarà scritta sui loro cuori». Dio istruisce direttamente il cuore e così i figli conosceranno la volontà di Dio senza intermediari.

«Grande sarà la pace dei tuoi figli». La parola ebraica šalom, «pace», si ritrova nel nome stesso di Yerušalaim, Gerusalemme, la «fondazione di pace». Così, secondo questa promessa di Dio, se la città di Gerusalemme corrisponderà a ciò che significa il proprio nome, sarà la «città di pace». Se i figli conoscono l’insegnamento di Dio e lo mettono in pratica, la città vivrà in armonia e la pace fiorirà.

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