Schermata 2016-01-04 alle 21.17.12Nei primi quattro capitoli della Genesi Dio non tace sul peccato dell’uomo, allo stesso tempo però non lo abbandona. Questo doppio aspetto caratterizza l’intero racconto delle origini (Gen 1-11). Gli uomini peccano continuano a peccare ma Dio ricomincia continuamente da capo.

L’inizio poco appariscente di Gen 3, dove l’uomo ascolta la voce delle altre creature più del comando divino, è seguito da una proliferazione del male, che va dall’omicidio perpetrato da Caino fino ai disegni malvagi e alla violenza di un’umanità corrotta (6,5.11). La spirale del male cresce e si espande sempre più.

Dio riparte da Noè, la cui famiglia, a causa della sua giustizia (6,9), viene preservata dal diluvio. L’alleanza stipulata con Noè vale per tutti gli uomini, in eterno (9,8-17).

Anche dopo il diluvio gli uomini violano il comandamento di Dio. Dio ordina loro di disperdersi sulla terra (9,7), ma essi si propongono di vivere insieme, costruendo una città e una torre, e di raggiungere le sfere divine (11,4). Dio riparte nuovamente da Abramo, il quale nella sua assoluta obbedienza è finalmente colui che intraprende nel modo dovuto la via di Dio (Gen 12ss).

Il racconto delle origini presenta un Dio che si mostra misericordioso nei riguardi delle mancanze dell’uomo e cerca continuamente di ripartire nuovamente. Egli non ignora i comportamenti sbagliati, ma pone l’uomo di fronte alle sue responsabilità, mostrando le conseguenze delle sue azioni. Mancano i termini tecnici quali «espiazione» e «riconciliazione», Dio però ne assume il contenuto e così si relazione con l’umanità che pecca.

I racconti delle origini ci testimoniano che l’uomo continua a fare il male e a sprofondare sempre più in esso. Come nella parabolo della zizzania (Mt 13,24-30), Gen 1-11 afferma l’impossibilità di estirpare il male prima della mietitura finale. Ciononostante Dio non si lascia intimorire, ma continua a far ripartire la storia con la sua «grazia», suscitando figure esemplari di giusti: Enoch, Noè, Abramo… Essi rimediano alle conseguenze negative causate dalle trasgressioni altrui. Proprio su questa linea Paolo interpreterà la figura di Gesù:

Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo (Rm 5,17).

Dai testi delle origini il peccato seducente, in attesa accanto alla porta (Gen 4,7), e il peso della colpa, che alla fine diventa insopportabile (Gen 4,13), dimostrano la naturale esposizione dell’uomo a queste forze. Nessuno se ne può liberare con le proprie forze!

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