Il racconto del diluvio si presenta come un tutto ben coerente; e tuttavia anche un’analisi superficiale del testo rivela al lettore la presenta di numerose incongruenze. Eccone alcune:

  1. Secondo Gen 6,19-20, Noè fa salire sull’arca due esemplari per ogni specie di animali; secondo Gen 7,2, invece, deve prendere con sé due animali di ogni specie impura, ma sette di ogni specie pura, cioè tre paia di animali più un singolo: gli animali in soprannumero sono da usare per il sacrificio che Noè offrirà dopo il diluvio.
  2. In Gen 7,4.12 il diluvio dura quaranta giorni e quaranta notti, mentre in Gen 7,6.11; 8,13 sembra durare un anno intero.
  3. Secondo Gen 7,12 e 8,2-3 il diluvio è provocato da una pioggia straordinaria mentre in 7,11 è causato dall’aprirsi delle sorgenti dell’abisso sotterraneo e dalle cateratte del cielo, ovvero da una catastrofe straordinaria, di carattere cosmico.
  4. Infine in Gen 8,6-12 Noè scopre da solo, mediante un esperimento (l’invio degli uccelli= che le acque si sono ritirate; in 8,15-17 è invece Dio stesso che gli dà l’ordine di uscire dall’arca.

A queste contraddizioni si dovrebbe aggiungere ancora il fatto che gli elementi principali della narrazione sono quasi tutti narrati due volte, in forme diverse. Di seguito un prospetto:

Racconto Y P
La malvagità dell’umanità: 6,5 6,11-12
La sentenza divina: 6,7 6,13
Costruzione dell’Arca 6,14-16
L’annunzio del diluvio: 7,4 6,17
L’ordine di entrare nell’arca: 7,1 6,18
L’ordine di prendere con sé degli animali: 7,2-3 6,19-20
L’entrata nell’arca: 7,7-9 7,13-15
L’inizio del diluvio: 7,10 7,11
La distruzione di tutti gli esseri viventi: 7,22-23 7,20-21
La fine del diluvio: 8,2b 8,2a
Il calo delle acque: 8,3a 8,3b.5
Uscita dall’Arca: 8,15-19
Sacrificio: 8,20
La promessa di non inviare più il diluvio: 8,21-22 9,8-17

Come spiegare tutto questo?

La maggior parte dei commentatori è concorde nel trovare la spiegazione ai problemi appena esposti nell’ammettere in Gen 6 – 9 la presenta di due voci distinte, una delle quali è senza dubbio la voce della tradizione sacerdotale; l’altra, un tempo attribuita alla cosiddetta fonte yahwista datata all’epoca di Salomone, è oggi spesso considerata come un’aggiunta posteriore al racconto sacerdotale.

Per non entrare in dettagli troppo tecnici e noioso ci limitiamo ad osservare come non sia troppo difficile separare nel racconto del diluvio la presenza delle due voci (cfr. la tabella precedente). Nel racconto sacerdotale Dio è chiamato ʾElohîm mentre nell’altro il nome è Yhwh.

Il racconto «sacerdotale» presenta il diluvio come una catastrofe cosmica della durata di un anno; è interessato alla costruzione dell’arca e si chiude, in Gen 9,1-17, sulla tematica dell’alleanza. Nell’altro racconto il diluvio è causato da una pioggia eccezionale di quaranta giorni; il testo indulge a descrizioni vivaci; si noti il bel particolare di 7,16, il tocco delicato su Dio che dietro a Noè chiude di persona la porta dell’arca; 8,6-12: gli uccelli inviati da Noè; 8,20-22: Dio che orrore il profumo del sacrificio offerto da Noè; questo secondo racconto non conosce la tematica dell’alleanza. Occorre riconoscere, tuttavia, che questo secondo racconto non è completo (cfr. tabella precedente): manca la narrazione della costruzione dell’arca e quella dell’uscita dell’arca.; è proprio per questo motivo che oggi si tende sempre più a considerarlo non come un vero e proprio racconto completo parallelo al primo (e più antico di esso), bensì come una serie di completamenti aggiunti al racconto sacerdotale e composti dopo il ritorno dall’esilio.

Nel commento che propongo leggeremo il racconto nella sua forma finale, al di là delle divergenze che abbiamo appena messo in luce e delle possibili ipotesi di spiegazione sull’origine del testo.

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