Sono i primi versetti del racconto del Diluvio e fungono da prologo di tutta la storia. Il narratore, adottando il punto di vista del personaggio divino, presenta quello che Yhwh vede (v. 5), poi quello che prova (v. 6) e infine quello che decide (v. 7).

5Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. 6E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». 8Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

Quello che Dio vede

L’espressione «e YHWH vide» richiama chiaramente Gen 1 anche se qui il nome divino è il tetragramma sacro: là ciò che vedeva era la bontà/bellezza, qui invece è la «malvagità degli uomini» (rāʿat hāʾādām) che è grande sulla terra. Si tratta di una infestazione che, come una piovra, avvolge la terra; non solo la terra, ma anche il cuore dell’uomo ne è radicalmente impregnato: «ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre». Il vocabolo ebraico reso con «intento» (yaṣer) è la forma nominale del verbo yāṣar «formare/plasmare» usato in Gen 2,7 per descrivere l’azione di formazione dell’uomo da parte di YHWH-Dio, mentre il termine «cuore» (lēḇ) non indica la sede dei sentimenti, ma quella della coscienza decisionale dell’uomo. Se in Gen 2 era stato YHWH-Dio a formare l’uomo, ora è egli stesso a plasmarsi secondo però una radicale malvagità. E ciò non è una situazione sporadica ma permanente dell’essere umano (cf. Sal 14,1-3).

Quello che Dio prova

Davanti alla débâcle dell’uomo YHWH «si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo». Con estrema audacia Dio viene investito da sentimenti umani, capace di addolorarsi di fronte all’uomo che si è rivolto al male, invece che al bene, e persino capace di pentirsi dell’opera compiuta, come se avesse commesso qualche errore! Il verbo «pentirsi», il Nifal della radice nāḥam, ricorre nell’AT 48 volte di cui 34 di queste hanno come soggetto Dio. Va precisato comunque che i passi che parlano di Dio che si pente per qualcosa che ha fatto sono decisamente rari, mentre nella stragrande maggioranza i testi usano il verbo per esprime un cambiamento di opinione a proposito di interventi futuri. Per ben tre volte nei vv. 6-7 l’autore insiste sui sentimenti di Dio, sul pathos divino. Il Dio della Bibbia non è l’«essere perfettissimo» del catechismo, ma un Dio capace di compassione e di sentimenti, un padre addolorato che soffre per il fallimento della sua creatura; il «cuore» malvagio degli uomini (6,5) rattrista il «cuore» di Dio (6,6).

La decisione di Dio

La decisione di YHWH prelude al successivo racconto del diluvio: il male va estirpato, e con esso l’intera umanità (v. 7). Il verbo ebraico (māḥâ) esprime l’idea della cancellazione mediante lavaggio o raschiatura. L’azione divina si configura quindi radicale e non coinvolge solamente l’uomo ma anche il mondo animale. Il diluvio non è visto dal narratore come una scelta arbitraria di Dio, così lo era nei miti mesopotamici, bensì come la conseguenza diretta del peccato degli uomini in cui anche gli animali sono coinvolti. Sembra che per arginare la violenza si debba ricorrere a una violenza ancora maggiore.

Con il v. 8 il narratore prospetta una soluzione alternativa ben rafforzata dal valore avversativo della congiunzione ebraica waw: «Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore». La frase «trovare grazia agli occhi di…» ritorna varie volte nel libro della Genesi (cf. 18,3; 19,19; 32,5; 33,8; 39,7) ed esprime la gratuità di un’azione. Noè non ha meritato nulla anche se nel v. successivo egli è qualificato come giusto. Il senso del versetto dice che solo la «grazia» di Dio, il suo favore gratuito e immeritato, può dare speranza di fronte alla situazione di peccato così grave.

Cluncludendo, il prologo ci presenta da un lato una «collera» divina che minaccia morte e distruzione, dall’altro l’amore gratuito di Dio che si rivolge verso un solo uomo, senza alcun merito da parte sua. Da qui ripartirà la storia del mondo.

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