Il diluvio va inteso come paradossale richiamo alla salvezza e non solo come elemento punitivo e giudizio di Dio su un mondo corrotto. Questo aspetto salvifico del diluvio è rafforzato dalla presenza del grande testo di Gen 9,1-17 e in particolare dei vv. 8-17 centrati sul tema dell’alleanza.

Secondo alcuni autori1 questo passo (o meglio l’intero capitolo 9) costituirebbe il vero vertice teologico e narrativo dell’intera storia delle origini, mentre a partire da Gen 10 si inizierebbe in realtà un nuovo capitolo della storia biblica, la vicenda di Abramo. In altri termini, Gen 1–11 non costituirebbe una vera unità letteraria e teologica, ma troverebbe la sua naturale conclusione in 9,28. Non entriamo nei dettagli di una discussione. Ci basti osservare che in ogni caso il testo di Gen 9,1-17 è posto all’interno di Gen 1–11 in un rapporto strettissimo con la pagina iniziale, Gen 1,1–2,4a. In altre parole, all’atto creatore di Dio corrisponde, dopo il diluvio, un analogo atto con il quale Dio decide unilateralmente di non distruggere più il mondo che egli stesso avrebbe voluto far scomparire nell’abisso delle acque a causa della malvagità e della violenza dell’uomo.

Gen 9,8-17, in particolare, esprime una tale volontà divina di conservare il mondo attraverso la categoria dell’alleanza, il cui segno è qui l’arcobaleno, probabilmente un simbolo della pace ristabilita da Dio con il mondo. Qui non dobbiamo dimenticare come 9,8-17 sia un testo «sacerdotale». Ora, riguardo alla teologia dei testi «sacerdotali» del Pentateuco è utile ricordare che in essi si parla di «alleanza» in due occasioni particolari: l’alleanza di Dio con Noè e con l’intero creato, nel testo che stiamo commentando, e l’alleanza di Dio con Abramo (Gen 17). In entrambi i casi si tratta di un’«alleanza eterna» (9,16 e 17,7), un’alleanza cioè che dipende unicamente dalla volontà divina e non dalle opere dell’uomo. È significativo il fatto che la teologia sacerdotale non conosce l’alleanza al Sinai, ovvero quella concezione tipica della tradizione deuteronomista che vede il patto tra Dio e Israele tutto centrato sulla risposta che, osservando la legge, Israele deve dare al suo Dio. Per la tradizione sacerdotale il patto, l’alleanza offerta da Dio agli uomini (Gen 9) e a Israele (Gen 17) non dipende tanto dalla legge, ma soltanto dalla promessa incondizionata di Dio, dal suo impegno, dalla sua grazia.

È perciò davvero molto importante il fatto che il racconto del diluvio si concluda con la sottolineatura dell’alleanza «eterna» tra Dio e «ogni carne», ogni creatura. Anche in questo caso l’accento non cade più sulla punizione, ma sull’impegno divino di salvare le sue creature; in questo modo, mettendo l’uno accanto all’altro i testi di Gen 1 e Gen 9, la storia delle origini ci appare sempre di più non tanto come storia di caduta, ma piuttosto storia di salvezza. Gen 9,1-17 è perciò realmente l’affermazione teologica più importante di tutta la storia delle origini. Ogni volta che apparirà nel cielo l’arcobaleno Dio si impegna solennemente di non distruggere mai più il creato.

La storia d’Israele inizia con l’alleanza fatta con Abramo in Gen 17; questa, però, si fonda a sua volta sull’alleanza di pace che Dio stabilisce con l’intero creato. La storia d’Israele, dunque, è come l’esemplificazione storica di quell’amore che ha mosso Dio a creare il mondo; allo stesso tempo, la creazione trova il suo senso e il suo compiersi nella storia della salvezza che Dio ha preparato per l’umanità a partire da Abramo:

«La creazione del mondo si realizza là dove il mondo diviene il luogo dell’amore e della sollecitudine concretamente sperimentabile del Dio misericordioso»2.

  1. Cf. K. Löning – E. Zenger, In principio Dio creò. Teologie bibliche della creazione, Brescia 2006, 146-149.
  2. Löning – Zenger, In principio Dio creò, 193.

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