Cari lettori l’annuncio dell’angelo alle donne: «Non è qui. È risorto come aveva detto…» (Mt 28,6) condensa la buona novella.

Le parole dell’angelo marcano innanzitutto uno “spostamento”: «Non è qui». Qui dove i discepoli avevano seppellito le proprie speranze, come ben attestano i due di Emmaus mentre se ne vanno da Gerusalemme: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute…». Qui dove spesso noi erigiamo altari-tumulo al pessimismo. Fare discorsi pessimisti, per non dire disperati, rischia di essere cosa alquanto comune tra i battezzati, sia laici che presbiteri o religiosi/e. È “comune” anche perché è molto facile: come osservava Chesterton un secolo fa, «il pessimismo si appella al nostro lato debole, per cui il pessimista fa affari d’oro come l’oste», che “approfitta” della debolezza umana. Il pessimismo promette di tenerci con i piedi per terra; Gesù però non ha mai annunciato il Regno della terra, ma il «Regno dei Cieli» sulla terra (cfr. Mt 3,2). Di conseguenza il pessimista non è colui che ha i piedi per terra, ma i piedi cementati al suolo del suo passato spesso nostalgico.

Questo “spostamento” evangelico («Non è qui») è un invito a partire, a lasciare; è quanto affida l’angelo alle donne per i discepoli: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”» (Mt 28,7).

Se c’è spostamento, c’è movimento. È una sorta di legge evangelica. Gesù ai primi discepoli dice: «Venite vi farò pescatori di uomini»; passando e vedendo Levi, figlio di Alfeo, Gesù gli intima: «Seguimi» ed «Egli si alzò e lo segui» (cfr. Mc 2,14); al paralitico guarito, perché si sappia che «il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati», Gesù ordina: «Àlzati, prendi il tuo letto e va’ a casa tua» (cfr. Mt 9,6).

Questa dinamica di movimento la ritroviamo nelle parole consegnate alle donne: «È risorto dai morti ed ecco, vi precede in Galilea». Nell’annuncio pasquale il “luogo” del Risorto non è il sepolcro ma la Galilea. Terra delle genti, terra di Zabulon e Neftali dove il popolo che camminava vide un grande luce (cfr. Mt 4,15-16). Terra dove tutto è iniziato con le prime parole pubbliche di Gesù: «Convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino» (Mt 3,2).

Il ritorno in Galilea ha il sapore della conversione che si lascia alle spalle i sepolcri delle nostre disillusioni per riascoltare le parole antiche e nuove del Maestro: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). È una “lieta parola” che oggi ri-apre davanti a noi una strada già percorsa da molti uomini e donne; via che porta il Regno dei Cieli sulla terra: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli … insegnando a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19).

A tutti noi il Cristo Risorto doni la gioia e il desiderio di percorrere le strade del mondo, in particolar modo quelle desolate delle “periferie umane”, per annunciare a ogni uomo che, nel Risorto, la fiamma viva della speranza gioiosa mai si affievolirà, sull’esempio del nostro Serafico padre S. Francesco che ci esortava ad «annunciare e predicare la Sua gloria a tutte le genti, così che ad ogni “ora”, sempre da tutto il popolo siano rese lodi e grazie a Dio onnipotente per tutta la terra» (FF 243).

Fraternamente auguro a tutti voi miei lettori e lettrici una Santa Pasqua nella luce del Risorto.

 

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