Nicolas Poussin, Giosuè combatte Amalek. San Pietroburgo

Giosuè è l’«aiutante di Mosè» (Gs 1,1) a cui Dio affida un ruolo fondamentale, far entrare nella terra promessa il popolo che Egli fatto uscire e condotto nel deserto per quarant’anni sotto la guida di Mosè.

Scelto da Dio e da Mosè

Giosuè appartiene alla tribù di Efraim. Nato in Egitto, fa parte della generazione liberata da Dio per mano di Mosè. Si distingue prima di tutto come capo militare quanto Mosè lo manda a combattere gli amaleciti. Nei racconti di questa battaglia si coglie già l’importanza della fiducia in Dio, perché Giosuè e il suo esercito sono soltanto degli strumenti nelle mani del Signore. Infatti, la sorte delle armi è legata alla preghiera di Mosè: «Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk» (Es 17,11).

Giosuè è soprattutto ricordato come colui che fa entrare il popolo di Israele in Canaan, su comando di Dio stesso. Nel libro del Deuteronomio al capitolo terzo, Dio dice a Mosè:

«Trasmetti i tuoi ordini a Giosuè, rendilo intrepido e incoraggialo, perché lui lo attraverserà alla testa di questo popolo e metterà Israele in possesso della terra che vedrai» (Dt 3,28).

Prima di morire, Mosè benedirà Giosuè davanti al popolo riunito in assemblea, trasmettendogli l’ordine del Signore:

«Sii forte e fatti animo, perché tu condurrai questo popolo nella terra che il Signore giurò ai loro padri di darvi: tu gliene darai il possesso. Il Signore stesso cammina davanti a te. Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà. Non temere e non perderti d’animo!» (Dt 31,7-8).

In questa duplice designazione, ancora una volta Giosuè riceve il suo destino da Dio e dall’uomo di Dio, da Dio attraverso l’uomo Mosè.

Dio non contrappone i suoi due servi, non rimpiazza l’uno con l’altro. Giosuè riceve la propria autorità da Mosè a cui, in un certo modo, Dio l’ha tolta. Non è quindi un caso che al Sinai quando Mosè, dopo aver ricevuto le tavole delle dieci parole, scende e sente grida di festa salire dall’accampamento, la narrazione improvvisamente colloca con lui Giosuè: «Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: “C’è rumore di battaglia nell’accampamento”» (Es 32,17). Il lettore attento non può non inferire che sul monte durante la consegna delle tavole c’era anche Giosuè.

È con la missione di Giosuè che si conclude il Deuteronomio. Il seguito della sua storia viene raccontato nei libri dei profeti (nel canone cattolico sono detti libri storici), il primo dei quali si intitola proprio «Libro di Giosuè».

Ieri il «mare dei Giunghi», oggi il Giordano…

Giosuè fa entrare il popolo nella terra promessa. Per far questo è necessario attraversare il Giordano. È una scena straordinaria, perché la Bibbia descrive che le acque del fiume furono fermate:

¹⁴Quando il popolo levò le tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti portavano l’arca dell’alleanza davanti al popolo. ¹⁵Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura -, ¹⁶le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo a partire da Adam, la città che è dalla parte di Sartàn. Le acque che scorrevano verso il mare dell’Araba, il Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico. ¹⁷I sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore stettero fermi all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele attraversava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano.

Il popolo abbandona l’accampamento per attraversare il Giordano. I sacerdoti, che portano l’arca, camminano davanti a tutti: è il tempo della mietitura, quando il Giordano straripa e inonda continuamente le rive. Dal momento in cui i sacerdoti vi giungono e immergono i piedi nell’acqua, il fiume cessa di scorrere, i suo corso si ferma in Adam, come se fosse arginato da una diga. I sacerdoti, con l’arca, rimangono nel letto del fiume senza acqua, finché tutto il popolo di Israele attraversa all’asciutto raggiungendo la riva opposta.

Dopo quarant’anni si ripete il meraviglioso passaggio delle acque. Ieri erano le acque del «mare dei Giunchi» oggi quelle del fiume Giordano. Questi due attraversamenti diventano uno solo. In Egitto, il Signore precedeva il popolo in una colonna di fuoco; qui, egli manifesta la sua presenza con le tavole della Legge. La Legge è il segno di Dio sul suo popolo, è l’alleanza.

Da un passaggio all’altro, il tempo si cancella. Siamo, in incerto senso, nello stesso istante. La traversata del deserto sfuma nella gloria del Signore. Tocca a Giosuè conquistare il paese, a cominciare da Gerico, situato sulla frontiera come un guardiano. Cosa che farà con l’aiuto del Signore, evidenziato dalla processione attorno alla città per sette giorni alla fine della quale, al suono delle trombe, le mura possenti della città crollano (cfr. Gs 6).

A Sichem per servire il Signore

La sua ultima missione sarà quella di ripartire il territorio tra le dodici tribù di Israele. Prima di morire, Giosuè raduna a Sichem tutte le tribù. È uno dei momenti solenni della costituzione di Israele. Infatti, alcune tribù che non avevano conosciuto l’Esodo si uniscono a coloro che arrivano dal deserto (Gs 24). Il condottiero parla al popolo raccontando quanto Yhwh ha fatto. Il discorso culmina con la scelta di Giosuè e la sua famiglia di servire il Signore:

«… Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore» (24,15).

Diventa così una testimonianza per la sua generazione e per tutte quelle successive.

COMMENTA

Please enter your comment!
Please enter your name here