³Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.

וַיֹּ֥אמֶר אֱלֹהִ֖ים יְהִ֣י א֑וֹר וַֽיְהִי־אֽוֹר׃

Nel primo giorno c’è Dio che parla: «E Dio disse» (wayyōʾmer ʾĕlōhîm). La forma verbale ebraica1 esprime azione puntuale e unica nel passato, di conseguenza il senso è pregnante. C’è una parola divina di comando che esprime l’indicibile: chiama all’esistenza quello che dice2. Lungo tutta la Bibbia la parola di Dio è caratterizzata dalla capacità creativa e dall’efficacia, realizza ciò che dice, due qualità che in Gen 1,3 risplendono 3.

Le prime parole di Dio sono una proposizione molto semplice formata da una forma verbale iussiva del verbo essere e dal vocabolo «luce»: «Sia la luce» (yehî ʾôr). La forma iussiva esprime la volontà e il desiderio di chi sta parlando. Così il lettore è messo subito in contatto con il desiderio di Dio.

Alla facilità del comando corrisponde la facilità dell’esecuzione: «E la luce fu» (wayehî-ʾôr). L’eco esatto del comando enfatizza la piena realizzazione del parola divina. La perfetta corrispondenza tra comando e realizzazione fa percepire all’ascoltatore la facilità e la potenza con cui ʾĔlōhîm/Dio agisce.

Parola chiave del primo giorno è la «luce», ʾôr, ripetuta in Gen 1,3-5 cinque volte. È la prima opera creata e manifesta la capacità operativa di Dio, senza la quale vi sarebbero solo tenebra e caos (cf. v. 2)4. In quanto creata la luce non è divina, contro le cosmogonie mesopotamiche o egiziane (in cui la luce è divina come Reʿ o Ra)5, nello stesso tempo essa diventa metafora che indica la vita, la salvezza, gli stessi comandamenti e la presenza di Dio (cf. Sal 56,14; Is 9,1; Pr 6,23; Es 10,23).

Perché la luce come primo elemento creato?6. Se teniamo presente che nel primo giorno, nel quarto e nel settimo sono presenti elementi con funzione regolatrice, il dato primaziale della luce va collegato all’importanza del «tempo». In Gen 1,3-4 viene creato il tempo e il ritmo ordinario di esso in giorno e notte. La sequenza ritmica regolare di giorno e notte è il fondamento di ogni “settimana” e di ogni “calendario”.

Per il narratore di Genesi fondamentale e fondante è il tempo e non lo spazio. Infatti la creazione non inizia con la separazione tra cielo e terra (lo spazio), ma tra luce e tenebra che avvia il tempo ritmato in giorno e notte.


 

  1. È un wayyiqtol narrativo
  2. Cf. Wenham, Genesis 1-15, 17-18.
  3. Cf. GLAT, I, 726; Westermann, Genesis 1-11, 110–112.
  4. Cf. Stadelmann, The Hebrew Conception of the World, 49; GLAT, I, 315-358, specialmente 334-335.
  5. Reʿ o Ra è il dio sole di Eliopoli. Egli sorge dalle acque primordiali di Nun ed è portato tra le corna della vacca celeste, la dea Mehetueret. Cf. M. Tosi, Dizionario enciclopedico delle Divinità dell’Antico Egitto, vol. I-II, Torino 2004.
  6. Genesi Rabba, il grande commento rabbinico al libro della Genesi, afferma che «la luce è stata creata per prima, e così e detto: Ti avvolgi di luce come d’un manto, stendi i cieli come una cortina (Sal 104,2)». Cf. Genesi Rabba, III,1

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