Dopo aver constatato la bontà della luce, Dio compie le azioni di «separare» (bādal) la luce dalle tenebre e di «chiamare» (qāraʾ) la luce «giorno» e le tenebre «notte».

Dio separò la luce dalle tenebre.
וַיַּבְדֵּ֣ל אֱלֹהִ֔ים בֵּ֥ין הָא֖וֹר וּבֵ֥ין הַחֹֽשֶׁךְ׃

L’azione di separare è una delle principali azione di Dio: separa la luce dalla tenebre; taglia le acque in due tramite la volta e separa quelle superiori dal quelle inferiori (vv. 6.7); separa distinguendo i tempi per mezzo degli astri (vv. 14.18). Spinge perché la terra quando produca i vegetali, lo faccia secondo tre specie (erbe, cereale e alberi da frutto, vv. 11-12). Anche gli astri sono di tre generi distinti (v. 16). Al quinto giorno gli animali sono creati secondo tre grandi gruppi (mostri, pesci e uccelli), gli ultimi due poi sono specificati «secondo le loro specie» (vv. 20-21); allo stesso modo, il bestiame, i rettili e le bestie selvatiche sono di tre tipi di viventi sulla terra, ognuno suddiviso in specie (vv. 24-25). Separare e distingue per il narratore della Genesi è una delle caratteristica del personaggio divino.

L’effetto di questo «separare» è quello di iscrivere le cose e gli esseri nella loro alterità e di collocare ogni opera creata e distinta al proprio posto in un giusto e armonioso rapporto con tutto l’insieme, perché il mondo creato sia «molto bello»!

Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte.
וַיִּקְרָ֨א אֱלֹהִ֤ים ׀ לָאוֹר֙ י֔וֹם וְלַחֹ֖שֶׁךְ קָ֣רָא לָ֑יְלָה

Dio non si accontenta di separare ma impone il nome di «giorno» alla luce e di «notte» alle tenebre. Nel Vicino Oriente Antico ( = VOA) dare il nome era segno di signoria sulla cosa nominata (cf. 1Re 24,17; 2Cr 36,4; Gen 17,19; 35,10; 1Cr 22,9)1. Qui c’è molto di più: viene dato il nome e con esso una destinazione nel nuovo ordine della creazione.

La signoria di Dio non è solo sulla luce, ma anche sulle tenebre. Quello che colpisce è che Dio non distrugge le tenebre, una delle forze del caos descritte nel versetto 2, ma le inscrive dentro un “ordine” ponendo loro dei confini invalicabili. Infine, l’ordine della prima opera creata nel primo giorno emerge letterariamente nel chiasmo del versetto 5:

Chiamò Dio la luce giorno,
le tenebre, invece, chiamò notte.
E fu sera e fu mattina: giorno primo

C’è opposizione tra luce e tenebra che non viene superata con l’eliminazione dell’elemento negativo, anzi essa diventa l’occasione per dar vita al ritmo del tempo fatto di “giorno” e di “notte”.

E fu sera e fu mattina, giorno primo
וַֽיְהִי־בֹ֖קֶר י֥וֹם אֶחָֽד׃ פ

L’espressione chiude l’attività di ciascun giorno (cf. vv. 8.13.19.23.31; cf. 2,2). Sullo sfondo vi è probabilmente un calendario lunare, dato che il computo della durata del giorno si fa a partire dalla sera; litanicamente il narratore ripete ogni volta che viene sera e poi mattina.

L’ordine sera e mattina, va oltre il mero computo del giorno, perché detta la vittoria ordinatrice e positiva della luce sulle tenebre.

Dio ha creato il giorno nel suo svolgersi quotidiano attraverso la successione di una sera e di un mattino: Dio crea il tempo, è il Signore del tempo.

La giornata di Gen 1 si gioca sul ritmo di notte e giorno e questo esprime simbolicamente che ogni giornata è parabola dell’esistenza umana in quanto contiene il memoriale di una nascita, di un venire alla luce, e il memoriale di una morte, di un entrare nell’ombra e nel buio, la testimonianza di una gioia e di una situazione spaventosa, di una chiarezza e di uno stato di indistinzione, di confusione.

Luce e tenebre hanno molte chiavi di lettura nel mondo della Bibbia, quella fondamentale è: la luce è il buono e il valido, mentre le tenebre riportano al caos iniziale. Gesù esorterà i suoi a credere nella luce per diventare figli della luce (Gv 12,36) e San Paolo affermerà con forza:

⁴Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. 5Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno (1Ts 5,4-5).

È il nostro destino perché è la nostra origine.


 

  1. Cf. Testa, Genesi. Storia primitiva, 258.

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