In Principio o Quando Dio iniziò a creare…: Genesi 1,1

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Avviso subito i lettori che il presente post è un po’ lungo ed affronta questioni complicate, ma sono importanti.

בְּרֵאשִׁית בָּרָא אֱלֹהִים אֵת הַשָּׁמַיִם וְאֵת הָאָרֶץ׃

  1. In principio Dio creò il cielo e la terra …
  2. In principio Dio fu il creatore del cielo e della terra …
  3. Quando Dio cominciò a creare il cielo e la terra …

Le tre frasi sono tre possibili traduzioni del primo versetto della Bibbia. Ciò è possibile perché la frase ebraica è alquanto complicata.

Così come sono formulati nella Bibbia CEI i primi due versetti formano con il versetto 3 delle proposizioni indipendenti. Tale traduzione, suffragata da Is 46,10, interpreta Gen 1,1 come una dichiarazione assoluta della creazione, atto decisivo di Dio: «In principio Dio creò». I vv. 2-3 descrivono poi come ciò avvenga.

Un’altra interpretazione considera Gen 1,1 la proposizione riassuntiva di tutti gli eventi descritti nei versetti successivi: Gen 1,2-31. Di conseguenze Gen 1,1 risulta essere una sorta di titolo dell’intero capitolo. La possibile traduzione è la seguente: «In principio Dio fu il creatore del cielo e della terra». Ciò che poi significa «creatore del cielo e della terra» è raccontato con dovizia di particolari nel prosieguo del capitolo.

Una terza lettura è quella che interpreta Gen 1,1 come una proposizione subordinata alla principale che si trova in Gen 1,2, per cui si ha: «In principio quando Dio creò… la terra era informe…». Il primo a proporre questa lettura fu Ibn Ezra, recentemente è stata ripresa da W. Gross 1. Su questa linea un’altra soluzione è quella che vede nei versetti 1-3 lo schema sintattico antefattoinizio della narrazione 2. Secondo questo schema i versetti 1-2 costituiscono l’antefatto, mentre il versetto 3a l’inizio della narrazione determinato dalla presenza del wayyiqtol narrativo.

Complessa risulta essere la relazione tra il primo e il secondo versetto. La frase berēʾšît bārāʾ ʾĕlōhîm va analizzata come uno stato costrutto in cui il nomen rectum è un verbo finito: «all’inizio di Dio-creò…», cioè: «quando Dio cominciò a creare…» 3. I due versetti poi vengono a formare una proposizione indipendente, come avviene in altri casi in cui la narrazione è introdotta con frasi di antefatto. Ne consegue che il v. 1 funziona da protasi con valore temporale, mentre il v. 2 è l’apodosi 4. Abbiamo quindi la seguente traduzione:

«1Quando Dio cominciò a creare il cielo e la terra, 2la terra era informe e deserta, la tenebra era sopra l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sopra le acqua. 3Allora Dio disse…»

Così evidenziata la struttura sintattica dei primi versetti di Gen 1 è simile a quella dei racconti di creazione del Vicino Oriente Antico (= VOA). Ad esempio l’inno babilonese Enuma Elish ha un inizio simile:

«Quando il cielo di sopra non era stato ancora chiamato … Quando ancora nessun dio era manifestato… Allora gli dei sono nati fra loro».

La nostra scelta è per quest’ultima ipotesi che spiega bene le relazione fra le diverse proposizioni, cogliendo correttamente la natura dei versetti 1-2, il loro funzionare di antefatto.

Creare e fare nuovo

Al di là delle soluzione possibili qui il testo fa una affermazione teologica importante: Dio è il creatore e il mondo ha avuto un inizio. Di conseguenza il mondo non parte con me, io non ne sono il principio e neppure mio padre o mia madre, neppure l’uomo.

Al centro di questa affermazione teologica c’è il verbo «creare» bārāʾ, che è utilizzato nell’AT 48 volte sempre con Dio come soggetto. Frequente soprattutto in testi esilici e postesilici come il Deutero-Isaia (16 volte), Ezechiele, i testi di ispirazione sacerdotale e i Salmi in maggioranza attribuibili allo stesso periodo (Sal 51,12; 102,19; 104,30; 148,5). Tali ricorrenze rilevano lo stretto contatto tra il verbo bārāʾ «creare» e l’ambiente liturgico/cultuale. Solo a partire dall’esilio (cf. Is 40–55) il verbo sarà utilizzato per indicare la creazione 5.

Nei rari testi preesilici, dove compare, il verbo non si riferisce alla creazione ma ad un evento storico sempre operato da Dio; assume quindi il significato di «operare qualcosa di straordinario», «di nuovo», «di sorprendente», «di inaudito e meraviglioso», ad esempio in Es 34,10 il verbo esprime l’«operare meraviglie»:

Io farò meraviglie quali non furono mai compiute (bārāʾ) in nessun paese e tra nessun popolo.

In Nm 16,30 l’espressione berîʾâ yivrāʾ significa «fare un’azione portentosa, prodigiosa» e in Ger 31,22 si tratta di «fare/creare una cosa nuova (bārāʾ Yhwh ḥădāšâ)». Riferire questo verbo alla creazione e soprattutto alla creazione dell’uomo (Gen 1,27; 5,1.2; 6,7; Dt 4,32; Is 43,7; 45,12; Ez 28,13.15; Ml 2,10; Qo 12,1; Sal 89,48) significa qualificare l’uomo come la grande meraviglia operata da Dio, è la meraviglia delle meraviglie. Essendo poi un verbo che indica un’azione che solo YHWH può compiere e non un uomo, è evidente che bārāʾ non designa un’azione che possa essere materialmente descritta o ascritta ad attività umane: bārāʾ non è in relazione con nessuna concezione concreta. Di conseguenza Gen 1 non ci dice nulla sulla modalità, sul «come» della creazione.

Se guardiamo all’uso del verbo nella sfera storica, esso designa un rinnovamento o un intervento prodigioso operato da Dio, l’accento viene posto sul novum e non sul fatto che prima non ci fosse nulla. Ecco perché l’affermazione «Dio creò i cieli e la terra» non dice nulla di meno della nostra: «Dio ha creato il mondo dal nulla». Anzi l’espressione biblica ha una maggiore densità di significato senza ricorrere al linguaggio “aporetico” del nulla. Cercare quindi in Gen 1,1 l’affermazione della creazione dal nulla è fare ad esso una domanda sbagliata, perché non ci dà alcuna soluzione. Infatti la nostra idea di materia è una astrazione che non fa parte del bagaglio di pensiero dell’autore sacro 6.

Il protagonista DioʾĔlōhîm

Il soggetto del verbo creare è Dio appellato con il termine ʾĔlōhîm. Il nome divino è la forma plurale di ʾĔlōah e probabilmente la si deve ricondurre al nome comune semitico per la divinità ʾEl. Questo nome è attestato nella lingua accadica con il termine Ilū.

Nell’ebraico biblico la forma ricorre tanto al plurale che al singolare e si può riferire all’unico Dio di Israele, in questo caso porta l’articolo e il verbo è al singolare, oppure a una falsa divinità, maschile (cf. Gdc 11,24; 1Sam 5,7) o femminile (cf. 1Re 11,5), oppure a più dèi, in questo caso viene aggiunto l’appellativo «déi stranieri» (ʾĕlōhîm aḥērîm). Essendo il soggetto grammaticale della maggior parte delle proposizioni di questa pagina, ha un connotato teologico estremamente forte 7: l’unicità e la sovranità assoluta di Dio sono sottolineate come nel testo di Is 44,24:

Così dice il Signore, che ti ha riscattato e ti ha formato fin dal seno materno: «Sono io, il Signore, che ho fatto tutto, che ho spiegato il cielo da solo, ho disteso la terra; chi era con me?».

Cieli e terra

L’oggetto della creazione di Dio sono i «cieli e la terra», cioè tutto l’universo, si tratta di un merismo che, citando gli estremi, racchiude il “tutto” 8. L’espressione è ripresa alla fine del brano in 2,4a: «Queste le generazioni del cielo e della terra quando furono creati (passivo divino)», e così la narrazione si apre e si chiude con l’evocazione del Dio creatore del cielo e della terra, titolo di chiara risonanza liturgia, basti ricordare la ricorrente espressione salmica: «il Signore che ha fatto cielo e terra» (Sal 115,15; 121,2; 124,8; 134,3; 146,6), formula riecheggiata dal factor coeli et terrae del Credo ecclesiale.


 

  1. W. Gross, Syntaktische Erscheinungen am Anfang althebräischer Erzählungen: Hintergrund und Vordergrund, in J.A. Emerton, ed., Congress Volume – Vienna 1980 (VTSup 32), Leiden 1981; Gross, Syntaktische Erscheinungen, 131-145, in particolare 142-145.
  2. Cf. A. Niccacci, Sintassi del verbo ebraico nella prosa biblica classica. (SBF Analecta 23), Jerusalem 1986, § 18.
  3. Cf. Gross, “Syntaktische Erscheinungen”; vedi anche GKC, § 130d. Sulla frase preposizionale «in principio» cf. J. L’Hour, Ré’shît et beré’shît encore et toujours, in Bib 91 (2010), 51-65.
  4. F. Giuntoli, Genesi 1-11. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 1), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2013, 74, legge il v. 2 come una «frase circostanziale, retrospettiva e parentetica.
  5. Le attestazioni del verbo bārāʾ nell’A.T. sono: Is 4,5; 40,26.28; 41,20; 42,5; 43,1.7.15; 45,7(2x).8.12.18(2x); 48,7; 54,16(2x); 57,19; 65,17.18(2x); Gn 1,1.21.27(3x); 2,3.4a; 5,1.2(2x); 6,7; Sal 51,12; 89,13.48; 102,19; 104,30; 148,5; Ez 21,35; 28,13.15; Es 34,10; Nm 16,30; Dt 4,32; Ger 31,22; Am 4,13; Ml 2,10 Qo 12,1.
  6. Cf. G. Borgonovo, Genesi, La Bibbia Piemme, Casale Monferrato (AL) 1995, 70.
  7. Cf. GLAT, I, 511-550; DTAT, I, 124-130.
  8. Cf. J. Krasovec, Merism – Polar Expression in Biblical Hebrew, in Bib 64 (1983) 231-239. L’espressione indica nelle culture semitiche anche l’intero universo cf. M. Ottosson, GLAT I, 351-860; L.I.J. Stadelmann, The Hebrew Conception of the World. A Philological and Literary Study (Analecta Biblica 39), Rome 1970, 1-2.

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