Il Giano bifronte

⁴ªQueste sono le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
⁴ᵇNel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo…

‏אֵ֣לֶּה תוֹלְד֧וֹת הַשָּׁמַ֛יִם וְהָאָ֖רֶץ בְּהִבָּֽרְאָ֑ם

בְּי֗וֹם עֲשׂ֛וֹת יְהוָ֥ה אֱלֹהִ֖ים אֶ֥רֶץ וְשָׁמָֽיִם׃

Nella Bibbia ebraica ci sono dei versetti che hanno la caratteristica di traghettare il lettore da un racconto all’altro. Uno di questi è il versetto 2,4.

È un Giano bifronte1 perché la prima faccia – equivalente alla prima proposizione – è rivolta a quanto è stato raccontato in Gen 1,1–2,3, mentre la seconda – corrispondente alla seconda proposizione – a quello che si racconterà in Gen 2–32. La seconda proposizione è una sorta di titolo di quanto segue e si ispira alle introduzioni di altri racconti mitici del VOA (= Vicino Oriente Antico) come Enūma eliš e Atraḫasīs.

Il quadro iniziale

Ogni episodio della saga di Guerre stellari non inizia con l’entrata in scena dei personaggi, ma con un gobbo cinematografico che fa scorrere le parole in forma obliqua dal basso verso l’alto, il tutto proiettato sullo sfondo nero dello spazio inter galattico e accompagnato da una musica trionfante. Così lo spettatore leggendo può apprendere alcuni fatti che ambienteranno l’episodio della saga. Una funzione simile l’assolvono i versetti 5-6 di Genesi 2, raccontano l’antefatto di quanto seguirà3:

…⁵nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo, ⁶ ma una polla d’acqua sorgiva sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo.

‎5‏ וְכֹ֣ל ׀ שִׂ֣יחַ הַשָּׂדֶ֗ה טֶ֚רֶם יִֽהְיֶ֣ה בָאָ֔רֶץ וְכָל־עֵ֥שֶׂב הַשָּׂדֶ֖ה טֶ֣רֶם יִצְמָ֑ח כִּי֩ לֹ֨א הִמְטִ֜יר יְהוָ֤ה אֱלֹהִים֙ עַל־הָאָ֔רֶץ וְאָדָ֣ם אַ֔יִן לַֽעֲבֹ֖ד אֶת־הָֽאֲדָמָֽה׃ ‎6‏ וְאֵ֖ד יַֽעֲלֶ֣ה מִן־הָאָ֑רֶץ וְהִשְׁקָ֖ה אֶֽת־כָּל־פְּנֵֽי־הָֽאֲדָמָֽה׃

Il racconto si apre con una denuncia reiterata due volte dal narratore: mancano i cespugli e le erbe. Ciò significa che al lettore viene mostrata una terra arida e perciò sterile. Il dato sorprende perché siamo in un contesto di creazione. C’è da dare spiegazione di tale mancanza e il narratore la motiva con due ragioni. La prima è la mancanza d’acqua, espressa con la ripetizione del soggetto divino Yhwh Elohim che introduce una tensione tra Creatore e creazione: «Quando Yhwh Elohim fece la terra … perché Yhwh Elohim non aveva fatto piovere sulla terra». La divinità che non fa piovere sulla terra è la stessa che ha fatto la terra. La seconda ragione è l’assenza del terrestre (ʾādām) che lavori il suolo (ʾădāmāh).

Da notare uno spostamento terminologico progressivo: dal termine «terra» (ʾereṣ) a quello di «suolo» (ʾădāmāh) che prepara la formazione del «terrestre» (ʾādām) al v. 7. Il narratore adotta un nuovo linguaggio che gioca sui termini «terra/suolo» (ʾădāmāh) e «terrestre» (ʾādām), così fa profeticamente riferimento al mondo umano.

Al v. 6 si mette una toppa alla prima causa della sterilità del suolo grazie ad una «polla d’acqua» (ʾēd) che «sale» dalla terra (ʾereṣ) e bagna tutta la superficie del suolo (ʾădāmāh). L’espressione «polla d’acqua sorgiva» è più una spiegazione del termine ebraico ʾēd che una traduzione esatta e questo in forza del contesto4. Nel prosieguo del racconto si assisterà ad un ulteriore ampliamento con il fiume che uscirà dal giardino di Eden e si dividerà in quattro rami (vv. 10-14).

Resta da risolvere la seconda causa dell’aridità del suolo legata all’assenza del «terrestre». Fatte le premesse il racconto può iniziare.


 

  1. Giano è il dio degli inizi ed è tra le più antiche e venate divinità della religione romana e latina. È raffigurato solitamente con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato ma anche perché, essendo il dio della porta, può guardare sia all’interno sia all’esterno.
  2. Tutte è due le proposizione sono nominali semplici, cioè non hanno un verbo finito né in prima posizione né all’interno.
  3. La lingue ebraica conosce dei costrutti verbali tipici per dar vita agli antefatti. Cf. Tadiello, Giona tra testo e racconto, 20-24.
  4. Il termine letteralmente indica la fascia o la nebbia; però, rifacendosi a Gb 36,27 e al fatto che in Nm 21,17 si dice «salire» di una sorgente d’acqua, si può rendere il termine ebraico con «polla di acqua sorgiva».

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