La festa di Pentecoste

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Luca, autore degli Atti degli Apostoli, colloca il dono dello Spirito Santo sui discepoli di Gesù radunati nel cenacolo il giorno della festa di Pentecoste:

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste» (At 2,1).

Si tratta di una delle tre maggiori feste ebraiche, chiamata «festa delle settimane» (Šāḇuʿōt), perché celebrata sette settimane dopo la solennità di Pasqua. Pentecoste (50 giorni) è il termine greco utilizzato nella traduzione della Settanta (πεντηκόστη).

In origine era nata come adattamento di un’antica festa agricola cananaica in cui si celebrava la gioia del raccolto. Il libro del Deuteronomio ne parla in questi termini al capitolo 16:

⁹ Conterai sette settimane. Quando si metterà la falce nella messe, comincerai a contare sette settimane ¹⁰ e celebrerai la festa delle Settimane per il Signore, tuo Dio, offrendo secondo la tua generosità e nella misura in cui il Signore, tuo Dio, ti avrà benedetto. ¹¹ Gioirai davanti al Signore, tuo Dio, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava, il levita che abiterà le tue città, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome.

La festa non era solo offerta di prodotti della terra a Dio da parte del popolo d’Israele per ringraziarlo della sua Provvidenza, ma ricordava anche le meraviglie da Lui compiute nella storia, riconoscendo la sua Signoria e gustando la sua Presenza (cfr. Dt 16,9-11). Inoltre alla gioia erano chiamati a partecipare tutti, soprattutto le categorie più deboli rappresentante dallo schiavo, il forestiero, l’orfano e la vedova. Era un’autentica festa della solidarietà dove le offerte della terra presentate a Dio venivano ridistribuite a favore delle categorie più povere.

A partire dal II sec. a.C. la festa perse via via il suo aspetto agricolo e divenne l’occasione per ringraziare il Signore non solo dei beni della terra, ma del dono prezioso della Torâ, detta volgarmente Legge, avvenuto al monte Sinai e narrato nei libri dell’Esodo a partire dal capitolo 19 e nei successivi libri del Levitico e dei Numeri fino al capitolo 10.

Con la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. ad opera dei romani, questo aspetto commemorativo del dono della Legge al Sinai prese sempre più piede e si diffuse in tutto il giudaismo.

Sono interessanti alcune tradizioni ebraiche dell’episodio del Sinai che descrivono la grande teofania (= manifestazione divina) di Es 19 con il dono della Legge come lo scendere di lingue di fuoco e la proclamazione della Legge in 70 lingue diverse, numero che indica la totalità dei popoli. Così ne parla Rabbi Johannan:

La voce uscì e si divise in settanta voci, in settanta lingue, di modo che tutti i popoli l’intendono; e ogni popolo intese nella propria lingua.

Non è difficile scorgere un parallelo con quanto si racconta negli Atti degli Apostoli. Innanzitutto Luca utilizza il racconto di Es 19 come sfondo e chiave di lettura dell’evento della Pentecoste: notiamo la simbologia teofanica di vento, fuoco, suono (Es 20,18); poi parla di lingue di fuoco che si dividono e si posano su ciascuno dei presenti; infine sottolinea che, colmati di Spirito Santo – nuova Legge –, «cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2,3-4).

La festa delle settimana, che era nata come festa agricola di rendimento di grazie per i doni della terra, si è trasformata prima, in ambito giudaico, in festa che commemora il dono della Legge al Sinai e poi, in ambito cristiano, in festa che fa memoria del dono dello Spirito Santo.

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