Come la creazione dei corpi celesti nel quarto giorno corrisponde alla creazione della luce nel primo giorno della creazione, così la creazione degli uccelli e dei pesci nel quinto giorno sottolinea la divisione delle acque dal firmamento avvenuta nel secondo giorno.

²⁰Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». ²¹Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. ²²Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». ²³E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

20‏ וַיֹּ֣אמֶר אֱלֹהִ֔ים יִשְׁרְצ֣וּ הַמַּ֔יִם שֶׁ֖רֶץ נֶ֣פֶשׁ חַיָּ֑ה וְעוֹף֙ יְעוֹפֵ֣ף עַל־הָאָ֔רֶץ עַל־פְּנֵ֖י רְקִ֥יעַ הַשָּׁמָֽיִם‏׃ ‎21‏ וַיִּבְרָ֣א אֱלֹהִ֔ים אֶת־הַתַּנִּינִ֖ם הַגְּדֹלִ֑ים וְאֵ֣ת כָּל־נֶ֣פֶשׁ הַֽחַיָּ֣ה ׀ הָֽרֹמֶ֡שֶׂת אֲשֶׁר֩ שָׁרְצ֨וּ הַמַּ֜יִם לְמִֽינֵהֶ֗ם ‏ וְאֵ֨ת כָּל־ע֤וֹף כָּנָף֙ לְמִינֵ֔הוּ וַיַּ֥רְא אֱלֹהִ֖ים כִּי־טֽוֹב׃ ‎22‏ וַיְבָ֧רֶךְ אֹתָ֛ם אֱלֹהִ֖ים לֵאמֹ֑ר פְּר֣וּ וּרְב֗וּ וּמִלְא֤וּ אֶת־הַמַּ֙יִם֙ בַּיַּמִּ֔ים וְהָע֖וֹף יִ֥רֶב בָּאָֽרֶץ׃ ‎23‏ וַֽיְהִי־עֶ֥רֶב וַֽיְהִי־בֹ֖קֶר י֥וֹם חֲמִישִֽׁי׃ פ

 

Ritorna lo schema comando (v. 20) esecuzione (v. 21), ma viene a mancare la formula «e così avvenne» (wayehî-kēn)1. C’è però una novità: Dio benedice gli animali (v. 22; cf. 28) invece di imporre loro i nomi (vv. 5.8.10).

Al versetto 20 il comando divino ha una costruzione ebraica particolare che potremmo rendere in italiano così: «brulichino le acque di brulicanti esseri viventi». Per due volte si ricorre alla radice verbale šāraṣ che descrive il movimento che fa il pesce in acqua2. Chi è chiamato a brulicare è l’essere vivente, nefeš ḥayyah, dove il vocabolo nefeš ha il significato originario di «gola», passando poi a indicare quello di «vita». È il luogo del passaggio dell’aria, della vita, che anima appunto i viventi, da non intendere dunque il senso di anima, quanto quello di «principio vitale»3.

Il narratore, raccontando l’esecuzione del comando, ri-utilizza dopo il versetto 1 il verbo «creare» (bāraʾ): «Dio creò i grandi mostri marini…». I primi esseri acquatici citati sono i tannînîm, termine plurale reso alla volte con «mostri» (marini; cf. Sal 148,7), altre volte con «cetacei», in riferimento ai grandi esseri marini. I due sensi non si escludono: i grandi esseri marini nell’antichità sono stati spesso considerati esseri mostruosi e non solo nell’antichità basti pensare a Moby Dick (cf. Is 27,1; 51,9; Ger 51,34; ecc.). Il fatto non è però indifferente per il messaggio che chi racconta vuole comunicare: questi esseri marini così temibili non sono potenze divine, ma creature di Dio non diversi dal resto degli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque.

La benedizione

Contrariamente a quanto visto in precedenza, l’opera non si conclude con la constatazione «Dio vide che era cosa buona». Come accadrà ancora al sesto giorno, a proposito della creazione dell’uomo, e al settimo giorno in relazione al sabato, appare qui per la prima volta la benedizione del creatore: «Dio li benedisse» (wayᵉḇārek ʾōtām ʾĔlōhîm). Con l’apparire della vita animata, in cui c’è nefeš (vv. 20.21), «principio vitale», «respiro», subito su di essa scende la benedizione.

Nella benedizione divina si perpetua l’opera «buona» della creazione e il narratore di Genesi caricherà di spessore teologico lo stesso termine «benedire», tanto che la benedizione di Dio diventerà uno dei grandi temi unificanti il libro della Genesi: Dio benedice gli animali (1,22), l’umanità (1,28), il Sabato (2,3), Adamo (5,2), Noè (9,1) e frequentemente i patriarchi (12,3.17,6.20 ecc.).

La benedizione sarà visibile soprattutto nel dono dei figlio, ma ogni aspetto della vita familiare esprime la benedizione4. Per il momento osserviamo che in Gen 1 prima ancora che appaia l’uomo è benedetta la vita animale: l’uomo dunque è posto in un rapporto di solidarietà con gli animali, i quali segnano anche il limite umano (anche l’uomo è partecipe della vita e del mondo animale).

Questa solidarietà sarà ancor più marcata con gli animali terrestri, quelli che condividono l’habitat proprio dell’uomo, ma fin da ora è espressa con quell’identico comando-benedizione: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite …» (cf. Gen 1,22 con 1,28).


 

  1. La traduzione greca della Settanta inserisce la formula (καὶ ἐγένετο οὕτως) al al versetto 20.
  2. Le antiche versioni greche e latine hanno reso il verbo «brulicare» con «produrre» o «tirare fuori». Può trattarsi di una traduzione libera, tesa ad armonizzare quanto si dice delle acque con quanto si dirà della terra al v. 24 («produca la terra essere viventi»). Tuttavia si potrebbe anche trattare, al contrario, di una correzione dei masoreti intesa a ridurre il ruolo delle acque per la connotazione caotica dell’oceano primordiale.
  3. Rashi, un commentatore ebreo medioevale, ha reso l’espressione con «creature che hanno in sé la vita». Cf. Rashi, Commento alla Genesi, 10; Testa, Genesi. Storia primitiva, 262; GLAT, V, 963-964.
  4. Sul tema della benedizione cf. J. Scharbert, GLAT I, 1656-1698; C.A. Keller-G. Wehmeier, DTAT I, 306-326; J. Scharbert, Solidarität in Segen und Fluch im Alten Testament und in seiner Umwelt. Band I: Väterfluch und Vätersegen (Bonner Biblische Beiträge 14), Bonn 1958; C. Westermann – K.R. Crim, eds., Blessing. In the Bible and the Life of the Church (Overtures to Biblical Theology 3), Philadelphia 1978.

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