Continua dal precedente

Con le sue parole il serpente ha fatto fa una operazione di ingigantimento e occultamento: ingrandisce la mancanza e oscura il dono. Nelle parole del serpente la tentazione si radica nel desiderio e gioca sul freno messogli da Yhwh Elohim per strutturarlo. In altre parole: che cosa accade quando il desiderio viene a confronto con il limite? Come sarà vissuto dall’essere umano?

² Rispose la donna al serpente: «Dal frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare, ³ ma dal frutto dell’albero che è in mezzo al giardino, Elohim ha detto: “[Voi] Non mangerete da esso e non toccherete esso, affinché non moriate”».

² וַתֹּ֥אמֶר הָֽאִשָּׁ֖ה אֶל־הַנָּחָ֑שׁ מִפְּרִ֥י ‎‏ עֵֽץ־הַגָּ֖ן נֹאכֵֽל׃ ‎³ וּמִפְּרִ֣י הָעֵץ֮ אֲשֶׁ֣ר בְּתוֹךְ־הַגָּן֒ אָמַ֣ר אֱלֹהִ֗ים לֹ֤א תֹֽאכְלוּ֙ מִמֶּ֔נּוּ וְלֹ֥א תִגְּע֖וּ בּ֑וֹ פֶּן־תְּמֻתֽוּן׃

Nel rispondere al serpente la donna – ma potrebbe essere benissimo l’uomo maschio; infatti il personaggio “donna” rappresenta tutti noi – è già caduta nella sua trappola, perché ne assume la prospettiva: spersonalizza l’essere divino chiamandolo Elohim1; ripete le parole ambigue del serpente: «Elohim ha detto: “[voi] non mangerete da esso…”», facendo di Dio solo colui che proibisce; infine fonde la differenza dei soggetti nel “voi” indistinto e fusionale.

Consideriamo attentamente le sue parole.

La donna per prima cosa rettifica le parole del serpente. Infatti, contrariamente a quanto insinuato da quest’ultimo, lei e l’uomo possono mangiare i frutti che offrono tutti gli altri alberi del giardino. Solo che per lei questo è un dato di fatto, non un dono che Dio avrebbe dato loro, in effetti non lo lega con nessuna parola divina eppure Yhwh Elohim lo aveva espresso chiaramente: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino» (2,16). Solo il divieto viene formalmente introdotto come espresso da Elohim. Lo scopo del serpente è raggiunto: far sparire il dono di Yhwh Elohim, presentando Elohim come un legislatore che frustra2. Questo è confermato da altri dati.

Recuperando quanto replica il serpente alla donna: «Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (3,5); il lettore apprende che per lei al centro del giardino ci sta l’albero della conoscenza del bene e del male, ma questo è in dissonanza con quanto affermato da Yhwh Elohim che invece, in Gen 2,9, vi aveva collocato l’albero della vita: «Il Yhwh Elohim fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male».

Come mai questa inversione di posto? Che cosa suggerisce? Per la donna al centro del giardino non ci sta la vita ma la proibizione e questo è in stretto connubio con quanto fa il serpente che mette al centro l’albero di cui non si può mangiare, focalizzando tutta l’attenzione su esso e sfocando sul dono di tutti gli alberi.

Inoltre, la donna aggiunge parole mai dette da Yhwh Elohim: «E non lo toccherete». Nelle sue parole c’è un chiaro raddoppiamento del divieto. Questo cela, da una parte, la forte attrazione che il frutto esercita sulla donna, dall’altro la paura della possibile trasgressione3. Essa emerge tutta nell’ultima frase detta dalla donna: «affinché non moriate». Anche in questo caso la donna richiama le parole di Yhwh Elohim, ma mentre quest’ultimo è ricorso ad una espressione neutra: «perché nel giorno in cui…» (kî beyōm), la donna accentua la percezione negativa: «affinché non moriate» (pen temutûn)4.

Per la donna, se Elohim ha parlato di morte, non è per avvertire che una data scelta porta alla morte, quanto piuttosto per minacciare di far morire chiunque trasgredisce il suo ordine. Agli occhi della donna Elohim è un essere temibile tanto che ella si sente in dovere di raddoppiare il suo divieto: non solo non mangiare, ma neppure toccare.

Continua…


  1. Così lo chiama il serpente.
  2. Cf. WÉNIN, Da Adamo ad Abramo, 71. Per WENHAM, Genesis 1-15,73, la donna adotta su Elohim e il suo comando il punto di vista del serpente.
  3. G. VON RAD, Genesi (Antico Testamento 2/4), Brescia 1978, 108, parla di «punto debole della donna».
  4. La congiunzione pen è solitamente utilizzata con yiqtol come nel nostro caso cf. HALOT, 7624; BDB , 7735.

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