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Prima che il mondo fosse … Proverbi 8,22-31

²² Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
²³ Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
²⁴ Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
²⁵ prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
²⁶ quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
²⁷ Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
²⁸ quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
²⁹ quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
³⁰ io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
³¹ giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo.

Questo splendido inno si trova al termine dell’ampia introduzione al libro dei Proverbi (capp. 1 – 9). Al giovane che si appresta ad intraprendere un cammino di formazione viene offerta una guida: la Sapienza. Nel cap. 8, essa introduce se stessa prima di invitarci ad entrare nella sua casa per condividere un banchetto di vita (cap. 9).

Leggendo il cap. 8, scopriamo che la Sapienza non è “spiegata”, ma “raccontata”: i vv. 1-3 la presentano in relazione alla Parola, come qualcuno desideroso di comunicare un messaggio a chiunque abbia il desiderio di accoglierlo. Per questa ragione riempie di sé gli spazi dove l’uomo comune vive: gli incroci delle strade (v. 2) e le porte della città (v. 3), i luoghi di mercato, di incontro e di dialogo.

I vv. 7-8 dischiudono il contenuto della sua proclamazione utilizzando due termini chiave: verità e giustizia. Sullo sfondo di Dt 32,4-5, possiamo comprendere che il “messaggio” della Sapienza è Dio stesso, e lo scopo del suo incessante percorrere le vie degli uomini è condurli all’incontro con Lui. Per incoraggiare i discepoli a seguirla, svela gradualmente se stessa, la sua funzione e la sua identità.

La sapienza nella creazione

I vv. 12-21 la presentano come consigliera prudente e fonte di benedizione, mentre i vv. 22-31, proposti dalla liturgia della domenica della Santissima Trinità, celebrano il suo ruolo nella creazione del mondo.

Il testo conduce il lettore ad un “tempo” prima del tempo, in cui non esistevano gli abissi e le acque primordiali: in questo “prima” la sapienza era presente. «Concepita come principio» dell’attività del Creatore, essa è il punto sorgivo, il “progetto”, partendo dal quale tutto il mondo è stato creato: abissi, sorgenti, monti, colline…

Nella cosmologia biblica gli abissi rappresentano le due raccolte d’acqua: quella superiore, il firmamento, e quella inferiore, gli oceani, mari, laghi, fiumi; mentre le basi dei monti sono considerate le “colonne” che sostengono il creato. Il v. 26 passa a descrivere la creazione del mondo, luogo dell’esperienza umana: terra, campi, zolle… Prima di tutto ciò che sostiene l’universo, prima della costruzione della nostra ‘casa’, la Sapienza è generata come modello primordiale.

I vv. 27-29 ripercorrono il processo della creazione seguendo l’ordine presente nel primo capitolo del libro della Genesi: il Creatore «fissa» i cieli, creando la grande cupola che separa il firmamento dagli abissi; organizza il ciclo della pioggia per garantire ordine e fertilità alla terra, fissando i limiti del mare.

Architetto, artefice o bambina

In ogni fase la Sapienza è presente come architetto, artefice o bambina (v. 30). I tre termini sono traduzioni possibili di un ambiguo termine ebraico (ʾāmôn). L’attuale versione del testo italiano ha optato per il termine «artefice», ma personalmente preferisco «bambina» per due ragioni:

  • a) non ritengo che il testo dia alla Sapienza un ruolo attivo nel processo della creazione, ma la indichi semplicemente presente: «io ero là» (v. 27); «io ero con lui» (v. 30);
  • b) il termine «bambina» mi sembra più consono alla sequenza dei verbi: concepire (v. 22), formare (v. 23), generare (vv. 24 e 25) e giocare (vv. 30.31). Ricordiamo che il verbo formare, letteralmente tessere, è spesso associato al misterioso processo di formazione del bimbo nel grembo materno (cfr. Sal 139,13).

La Sapienza, dunque, come bimba creata, tessuta nel segreto del grembo e generata alla vita, ora «gioca» dinnanzi al Creatore – sulla grande tavola del mondo – donandogli gioia (v. 30).

Seguendo la Sapienza, lo sguardo del lettore è ora condotto da Dio agli uomini: «giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo» (v. 31). Come Dio si «delizia» nel gioco/danza della Sapienza, così la Sapienza gioisce nella compagnia dell’uomo. La sua presenza ‘bambina’, trasparente, non minacciosa, stabilisce un ‘ponte’ di gioiosa comunione tra il Creatore e la sua creazione. Mentre il Creatore si delizia in lei, lei trova la sua delizia tra i figli degli uomini conducendoli all’intimità con il loro Creatore.

Il gioco della creazione

Mi piace sottolineare un aspetto che purtroppo è assente dal nostro «pensare» Dio: la creazione è cantata come un’attività ludica, come un gioco, come l’opera di un artista che non crea per bisogno, per desiderio di potere o di possesso, ma per la gioia di farlo. Se confrontiamo questo racconto con l’idea di creazione come lotta tra bene e male o con la solenne sequenza di Gen 1, non possiamo non essere colpiti dal tono leggero, giocoso, di questa pagina. Il mondo emerge come una realtà bella, armoniosa, come una trama di meraviglie intessuta dalla mano creativa di un artista.

Dalla contemplazione di questa bellezza sorge spontaneo l’invito alla sequela presente nei versetti conclusivi (vv. 32-36): beato chi vorrà ascoltarlo (v. 32) ed accoglierlo (v. 34).

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